Dal Brasile l'appello di Don Marco alla comunità di Cordignano: "Con la fede in Dio passerà anche questa"

Don Marco Dal Magro invita ad affrontare l’emergenza sanitaria con una frase che gli hanno suggerito i suoi parrocchiani brasiliani: “Con la fede in Dio passerà anche questa”.

Il giovane sacerdote ha scritto una lettera indirizzata ai suoi ex parrocchiani di Cordignano, di Villa di Villa, di Pinidello e di Ponte della Muda, pubblicata sul bollettino parrocchiale di giugno.

Il prete d’origine bellunese, ha svolto per alcuni anni il suo servizio di cappellano nell’ Unità pastorale e ben volentieri ha risposto all’invito dell’attuale parroco don Claudio Carniel e del suo vice don Paolo Salatin.

"Nel picco della pandemia - afferma - mi arrivavano dall’Italia molte immagini dell’arcobaleno con la scritta: “Andrà tutto bene”. Era, penso, una simpatica iniziativa per farsi coraggio in un momento nel quale tutti temevano di entrare nel conteggio dei contagiati e di passare dei brutti momenti. Una cosa simile sta accadendo anche qui, ma, a mio parere, con un significato un po’ più profondo e di speranza cristiana. Qui, quando parlo con le persone, ed inevitabilmente l’argomento del giorno è il coronavirus, mi sento dire molto spesso: “mas com fé em Deus tudo isso vai passar” (ma con fede in Dio passerà anche questa)".

"Mi sembra molto bello questo modo di leggere la realtà: certamente siamo in un momento difficile e per molti aspetti pauroso, ma dall’altra parte non possiamo dimenticare che a guidare la storia non sono le pandemie, ma Dio stesso in persona, per cui l’atteggiamento deve essere, in ogni caso, di speranza. Questo “com fé em Deus” non è un semplice: “che Dio ce la mandi buona”, ma un cercare di ricordarci che Dio si serve anche dei momenti difficili per donarci cose buone e per ricordarci che ci sono dei valori, che forse ci stavamo dimenticando, e che durante questo periodo sono tornati evidenti ai nostri occhi" spiega.

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Da qualche mese don Marco Dal Magro è parroco a Tanhaçu a Bahaia. Com’è la situazione ora in Brasile e nella tua parrocchia?

"Da qualche giorno il governo non pubblica più i dati del totale dei contagiati e dei morti, pubblica solo i dati delle ultime 24 ore. Sembra che i morti abbiano superato abbondantemente i 36 mila e i contagiati siano sicuramente più di 600 mila. Il ritmo di contagio e di morte in queste ultime due settimane si è intensificato molto e ancora non si vede la fine della salita. Nella zona dove vivo i casi sono relativamente molto pochi, addirittura nella mia parrocchia non ce ne sono. Il timore è che se arriva anche qui scoppi una vera e propria “pestilenza”, perché gli ospedali non sono in grado di attendere alle necessità e la gente dovrebbe riversarsi o a Vitoria da Conquista (130 km) o a Salvador (480 km) dove ci sono strutture che riescono ad affrontare le necessità che il Coronavirus richiede".

Sei in missione da pochi mesi. Qual è la tua prima valutazione?

"È inutile dire che la mia esperienza è un po’ particolare, perché segnata da questa pandemia che ha cambiato il modo di vivere di tutti. In ogni caso devo dire che in questi sei mesi e poco più che sono qui in Brasile ho avuto modo di conoscere un po’ lo stile di vita brasiliano, che per molti aspetti è completamente diverso dal nostro, ma per altri, mostra alcuni effetti della globalizzazione che sono riconoscibili qui come in Italia. L’accoglienza che ho ricevuto e la preoccupazione della gente di farmi sentire a casa sono state veramente eccezionali. È molto bello vedere che, nonostante la mia pronuncia difettosa e a volte la mia incapacità di esprimere quello che vorrei, la gente non mi fa pesare le cose, ma con calma mi spiega come erano abituati a fare e mi aiuta a spiegarmi in qualche modo. L’organizzazione pastorale è interessante: qui le parrocchie sono molto estese territorialmente per cui, da una parte è impossibile che il sacerdote arrivi dappertutto, e dall’altra la maggior parte della gente non ha la macchina quindi non si può muovere con facilità. Questo fa si che si siano organizzati in piccole comunità che hanno il compito di curare la catechesi, la preghiera della comunità e le varie necessità che ci possono essere… La cura della liturgia e l’organizzazione delle attività è molto buona (con le inevitabili difficoltà e problemi che ci sono anche qui come dappertutto). Ora con questa pandemia tutto questo lavoro si è un po’ bloccato, ma la grande sfida che stiamo cercando di portare avanti è quella di tenere la gente unita alla sua comunità e alla sua parrocchia con i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione… i risultati li sapremo solo alla fine!".

Don Marco Dal Magro ha condiviso questo periodo con don Egidio Menon, che si è dovuto fermare nell’America Latina a causa del Covid 19. Don Egidio è partito lo scorso 3 giugno in aereo da Belo Horizonte alla volta di Vittorio Veneto.


(Fonte: Loris Robassa © Qdpnews.it).
(Foto: per gentile concessione di Don Marco Dal Magro).
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