Farra di Soligo, i fratelli Stella raccontano la loro verità sulla tragedia di Tovena: "Siamo vittime di un processo di piazza"

“Non ci interessa la vendetta, ma capire perchè contro di noi c’è stata tanta cattiveria e tanta istigazione all’odio soprattutto dalla rete, e ristabilire la verità”. I fratelli Alberto e Francesco Stella, senza entrare troppo nei temi della ricostruzione dei fatti oggetto ancora di indagini frenetiche, e sotto l’assistenza vigile dell’avvocato difensore Danilo Riponti, hanno voluto, a 18 giorni dalla tragedia culminata con la morte di Alessandro Sartor, scandire la loro versione, e proclamandosi innocenti ed estranei alla triste vicenda.  

Una prova durissima anche per loro, e non solo per i 4 giorni di carcere senza contatti con l’esterno, per la famiglia, gli amici, che sono stati vicini, coinvolti in modo drammatico in una storiaccia che fino ad oggi sarebbe stata inimmaginabile. Anche il padre Raffaele “E’ stato il più forte di tutti fino ad oggi” hanno detto oggi in conferenza stampa, ha difeso a spada tratta i figli, scoppiando in singhiozzi ricordando che i figli di papà sono altri, non chi lavora come Alberto e Francesco 10 ore al giorno, e che giovanissimi hanno preso in mano le redini delle due aziende a conduzione famigliare quando il padre colpito da una malattia ha dovuto cedere il comando. “Le hanno fatte crescere, c’erano 120 famiglie tra dipendenti e rappresentanti a cui pensare a fine mese anche nei momenti di crisi. E se viaggiano lo fanno per lavoro concedendosi 15 giorni di ferie all’anno”. 

Riponti nel prologo della conferenza ha messo in evidenza il riflesso della vicenda sui social: “Un tam tam inspiegabile di istigazione all’odio che ha colpito il mondo Stella in modo pesante e indiscriminato, inquietante dal punto di vista criminologico e sociologico, che non si è arrestato neppure quando le indagini e gli accertamenti medici hanno escluso la responsabilità dei due fratelli nella tragedia avvenuta. Peggio, il mondo della rete ha costruito un processo parallelo arrivando a minacciare in modo indiscriminato anche la condanna. Oltre 5000 messaggi di calunnie, minacce, commenti, istigazione. In ogni caso la giustizia sta andando avanti anche con il confronto di queste affermazioni in rete e di una serie di indicazioni che come difesa abbiamo dato”. 

Siamo piombati in una vicenda inimmaginabile, in un clima di odio – ha confermato Alberto Stella ricordando anche il dolore per una persona che è mancata - e vogliamo la ricerca della verità ad ogni costo, faremo qualsiasi cosa per questo, il miglior modo per rispettare una persona che non c’è più e la sua famiglia. Sottolineo la nostra assoluta estraneità ai fatti, è stata una storia costruita e inventata nei primi minuti da parte di qualche persona, i nostri accusatori e testimoni oculari. Hanno ricostruito in modo preciso che Francesco avrebbe colpito con un colpo alla nuca la persona, e questo ha sviato subito le indagini. Non abbiamo la più pallida idea del perché. La vittima non ha ricevuto alcun colpo. La violenza per noi non esiste e siamo stati dipinti come mostri. Se una rissa quella sera c’è stata, noi non eravamo presenti, piuttosto prima Francesco è stato colpito e aggredito da queste persone. L’ho fatto allontanare e in quel momento il povero Sartor era vivo, e Francesco non era presente quando Sartor è crollato a terra. Ed è stato il primo accusato. Imbarazzante e preoccupante. Come i 30 minuti in cui sono rimasto lì assistendo ai tentativi di rianimazione e nessuno, anche tra i testimoni, ha mai accusato Francesco o me. Poi si è scatenata la piazza da una voce di colpevolezza, racconti inventati, e temendo per la mia incolumità mi sono allontanato. Si è calpestata la dignità umana nostra, delle nostre famiglie, aziende, collaboratori che non hanno dubitato un secondo, con gravi danni. Dalla rete è arrivato un vero linciaggio: è totalmente fuori controllo, un processo di piazza medievale. Una vicenda traumatica impossibile da dimenticare e accettare per noi”.

Francesco Stella confermando tutto, evidenziando soprattutto il periodo trascorso in carcere e la vicinanza alla famiglia Sartor, ha letto alcuni dei commenti, qualcuno oggettivamente davvero incommentabile per la gravità. I fratelli Stella faranno proposte alla politica per prendere misure per arginare l’incitamento all’odio nella rete che “non è semplice espressione di pensiero”.

(Fonte: Fulvio Fioretti © Qdpnews.it).
(Foto: Qdpnews.it ® Riproduzione riservata).
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