Donna legata e colpita con il taser a Col San Martino, Chudoba ritratta la sua versione: "Ero fuori regione"

Si profila il processo per i tre polacchi accusati di aver rapinato colpendola con un taser, Dorota Turek, la notte del 28 febbraio 2018 a Col San Martino.

Il pubblico ministero Davide Romanelli ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per i fratellastri Mateusz Zbigniew Chudoba e Marek Jan Switacz e per il complice Jacek Wyluper. Ma c’è un colpo di scena: Chudoba ha infatti ritrattato la confessione resa al momento dell’arresto, negando di aver avuto un ruolo nel colpo.

A incastrare i tre erano state le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo che, il 22 giugno 2018 avevano arrestato i due fratellastri, cugini del marito della vittima. E i due avevano subito confessato, chiamando in correità il complice Wyluper, nel frattempo fuggito all’estero. Secondo il racconto dei fratellastri, sarebbe stato proprio il 43enne muratore a ideare il piano, a convincerli a rapinare la parente e, materialmente, a scaricare sulla donna i colpi di un taser usato per stordire i bovini, per indurla a dire loro dove nascondeva il denaro. Per questo i tre devono rispondere a vario titolo di rapina aggravata, lesioni e uso dell’arma.

Ma con la chiusura delle indagini, Mateusz Zbigniew Chudoba, difeso dall’avvocato Alessandra Nava, ha chiesto di essere interrogato e ha ritrattato la confessione resa al momento dell’arresto: "Non ho rapinato Dorota. Quella notte ero fuori regione e ho testimoni che possono confermarlo". Il 27enne ha spiegato al magistrato di essere stato indotto a confessare: "All’alba della notte della rapina, sono stati uccisi i coniugi Nicolasi a Rolle. E questo ha creato una certa tensione anche sul nostro arresto. Mi hanno convinto che era meglio confessare per uscire rapidamente dal procedimento giudiziario e non avere guai peggiori".

(Fonte: redazione Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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