Press-tour tra le colline di Farra di Soligo: le fatiche della vendemmia eroica per la promozione del territorio



Osservare dall’alto il panorama delle colline di Farra di Soligo, nella giornata soleggiata di ieri giovedì 17 settembre e oggi, venerdì 18, è stato secondo il sindaco Mattia Perencin il metodo più immediato e sincero per raccontare ai giornalisti ciò che sta più vicino al significato di Core Zone del Patrimonio Unesco
: l’iniziativa del primo cittadino, presentata con una lettera qualche tempo fa, ha portato a scrutare l’operosità dall’alto, quasi come piegandosi a guardare un formicaio, nelle località del comune che rappresentano la vera essenza di quella che viene comunemente chiamata “viticultura eroica”.

Per il primo cittadino era sorta la necessità, esplicitata con una lettera soltanto qualche giorno fa, di sottolineare quella sottile ma per certi aspetti abissale distinzione che separa la viticultura di pianura da quella di collina. Il racconto della fatica, della oggettiva scomodità di una coltivazione che pone le sue radici unicamente nella passione e non nel puro profitto. Il tour ha toccato diverse località del comune, da Soligo a San Virgilio, lungo il Sentiero delle Vedette, e ha permesso di vedere diverse tipologie di coltivazione e vari panorami, anche quelli che non sono stati resi noti come “cartoline Unesco”.

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Eppure il termine “eroi”, di uso comune, non piace a tutti: i vendemmiatori che ancora oggi faticano sulle pendenze raccontano, tra un taglio e un altro, delle imprese dei loro genitori, a parer loro ben più dure e complesse a causa della totale assenza di comodità meccaniche o tecnologiche.

A scrivere, fotografare e riprendere queste realtà, (con Qdpnews.it) stampa specializzata e troupe impegnate a realizzare cortometraggi su personaggi del territorio, che non sempre hanno il tempo per scavare in profondità e poi trasmettere questi messaggi, se non vivendoli così, in prima persona.

Il verbo promuovere, per Farra di Soligo e non solo, starebbe proprio nel guidare in prima persona i i turisti e, in questo caso, i promotori turistici, attraverso una storia fatta di esperienze: vedere i vendemmiatori impegnati a scalare i pendii vitati con secchi ricolmi di acini d’uva, distinguere tra le viti un ulivo o una macchia di bosco, toccare con mano la roccia di cui sono fatte le colline, quella che consente il terrazzamento, sentire il sole sulla pelle e il sudore sulla schiena, questi i metodi per spiegare cosa ci sia di tanto speciale in un vigneto di collina. E anche il gusto di un calice di prosecco, a fine giornata, così assume così un gusto diverso e consapevole.


(Fonte: Luca Vecellio © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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