Il rifugio Città di Vittorio Veneto e il ritorno alle camerate: la famiglia Covre racconta l'accoglienza di montagna


I migliori escursionisti della zona sanno già che ai 1565 metri del Monte Pizzoc sorge il Rifugio Città di Vittorio Veneto: tappa o meta di quei turisti che non si accontentano di vivere la montagna trevigiana se non nel momento in cui sopra di loro non c’è altro che il cielo.

Questo rifugio, gestito oggi dalla famiglia Covre, permette di assaporare il vero significato del termine con cui si identifica questo locale, che è fatto di gusti vivaci e panorami mozzafiato, ma anche di fatica e qualche difficoltà, che può essere superata solo da gestori tenaci e da una squadra unita, praticamente una famiglia.

L’idea “romantica” di rifugio aveva sempre affascinato Noello Covre, il capofamiglia, che prima si occupava di ben altro, e la possibilità di prendere in gestione Città di Vittorio Veneto è stata un’opportunità di ricominciare, con la propria famiglia, e in un certo senso sfidare se stesso.

Lassù non si dà per scontato niente, né l’elettricità, né l’acqua, né la connessione, né il telefono, eppure il concetto di accoglienza viene rinnovato ogni giorno con nuove soluzioni per dare ogni comodità possibile all’ospite.

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I più nostalgici apprezzeranno nel restauro portato a termine dalla famiglia la caratteristica camerata
, una stanza comune dove è possibile fermarsi a dormire su un letto singolo, mentre i più esigenti avranno comunque la possibilità di avere una suite, una camera dedicata con tanto di bagno esclusivo. 


Autenticità come parola d’ordine, per vivere in modo sincero un’esperienza unica in un vero e proprio rifugio di montagna: non mancano, tuttavia, i dettagli curati, opere della moglie Lorena Saccon, che ha scelto e organizzato a fianco al marito la filosofia dell’accoglienza alberghiera del rifugio.

La stessa attenzione si riflette nei piatti proposti: la cucina è calibrata secondo le diverse esigenze, taglieri e panini abbondanti per chi vuole un pasto rapido, primi deliziosi a base di gnocchi per chi invece preferisce sentirsi sazio e dolci fatti in casa per rimettersi in marcia soddisfatti o riposare sotto al sole della terrazza che dà sulla vallata di Vittorio Veneto.


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Questo spirito di ripartenza condiviso dai coniugi e dallo staff, che calza bene un periodo come questo, ha dato la spinta anche ai più giovani, ai due figli, Francesca e Andrea, che in breve tempo si sono appassionati al mestiere e hanno dato a mamma e papà un gran aiuto, specialmente, nel rapportarsi coi clienti
.

Tanto che Francesca, universitaria, ha messo tra le sue opzioni per il futuro una possibile carriera nel terziario: “Quello che mi piace è parlare con i clienti e sentire le loro storie - afferma -. Qui arriva gente incredibile”.

E in effetti al rifugio arrivano, attirati da quest’autenticità, decine di viaggiatori, che spesso hanno bivaccato nei giorni precedenti in altri rifugi sulle Dolomiti o oltre il confine austriaco: sono loro, spesso solitari e silenziosi, a raccontare a chi vuole ascoltarli le storie raccolte a tu per tu con la natura per centinaia di chilometri nelle parentesi selvagge, in alta quota, dove i telefoni non prendono e dove non s’incontra, se non in queste soste.

Andrea ha ascoltato queste storie a tal punto che ora è lui stesso in grado di dare indicazioni agli escursionisti che capitano lassù: sebbene l’isolamento dalla città possa sembrare difficile, quest’attività può così essere varia e stimolante, e trasmettere la passione per la montagna anche ai più giovani.



(Fonte: Simone Masetto © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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