La Grande Guerra sentenzia: il conte Collalto è un suddito nemico, toglietegli la cittadinanza italiana

Non tutti gli Italiani uscirono vincitori dalla Prima guerra mondiale, alcuni di loro mal digerirono i suoi cambiamenti. Tra i delusi, se non molto arrabbiati, ci fu Manfredo Collalto, conte di Susegana e proprietario del castello di San Salvatore. Un uomo di nobili origini, discendente dei Longobardi, a cui lo Stato revocò la cittadinanza italiana e requisì ogni suo bene nel 1919. L’accusa? Essere un suddito nemico che, tra il 1917 e il 1918, aveva collaborato con austro-ungarici e tedeschi a danno dell’Italia.

Non era vero. Semplicemente Manfredo e la sua famiglia, appresa la notizia della rotta di Caporetto, si trasferirono nella loro residenza austriaca a Staatz. Portarono con loro tutti i beni familiari più preziosi e buona parte della collezione artistica privata. In particolare tre famosi dipinti cinquecenteschi: due pale di Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto Pordenone, ed una di Girolamo da Treviso. Queste tre opere d’arte furono poi incamerate dallo Stato e non vennero più restituite alla famiglia Collalto.

Castello San Salvatore distrutto

Al termine della Grande Guerra il castello di Susegana era quasi completamente distrutto. Le prime stime dei danni, fatte da Luigi Bailo, fondatore del museo civico di Treviso, e dei soprintendenti Ferdinando Forlati e Massimiliano Ongaro, stabilirono una perdita economica di circa 300 mila lire.

busti storici

Anche in seguito ai furti andarono perdute opere di inestimabile valore, quali: arazzi fiamminghi e francesi, tavole di Giambellino e Girolamo da Treviso, tele di Correggio, Annibale Carracci e Sassoferrato, statue ioniche greche e romane, sculture del Trecento e busti del Cinquecento, ossa di animali ante diluviali ed urne preistoriche.

interno castelloTra i danni più rilevanti, la quasi completa distruzione dell’antichissimo archivio Collalto, custode di notizie storiche nazionali rarissime.

Le umiliazioni per il conte Collalto non erano finite e, oltre al danno, ci fu anche la beffa. Nella primavera 1924 Manfredo riottenne la cittadinanza italiana ma la pagò a caro prezzo: nel maggio 1928 dovette versare allo Stato italiano 7 milioni di lire per riscattare i suoi beni, ad eccezione dei tre dipinti cinquecenteschi.

Non è quindi un caso se la ricostruzione del famoso castello di San Salvatore avvenne soltanto tra il 1943 ed il 1951.

 

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l'area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso)
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