L’Abbazia di Follina accoglie la “Crocifissione” di Federico Lucchetta

Nel silenzio raccolto dell’Abbazia di Follina, tra le navate che custodiscono secoli di storia e spiritualità, un’opera contemporanea ha trovato spazio per raccontare una sensibilità nuova: la “Crocifissione” realizzata da Federico Lucchetta, cuoco di professione e pittore per vocazione. La presentazione del dipinto ha richiamato curiosi, appassionati e fedeli, attratti dall’idea di vedere come un artista nato tra i sapori della cucina abbia trasformato la propria creatività in un linguaggio visivo capace di dialogare con uno dei luoghi più simbolici della Vallata.

Il percorso che ha condotto Lucchetta dall’arte culinaria alla pittura è ricco di sfumature. Cresciuto tra pentole, profumi e gesti quotidiani che compongono l’universo della gastronomia, ha da sempre coltivato anche un’attenzione particolare per il segno, per il colore e per la ricerca interiore. Il passaggio ai pennelli non è stato un abbandono della cucina, ma un’evoluzione naturale di un talento che ha trovato nella pittura uno spazio più intimo, più spirituale. Ed è proprio questa profondità di sguardo che ha guidato la realizzazione della “Crocifissione”.

L’opera, collocata temporaneamente all’interno dell’abbazia, dialoga con l’architettura cistercense attraverso una presenza sobria ma intensa. Le tonalità scelte dall’artista sono decise, ma non gridate: evocano dolore e speranza, buio e luce, in un equilibrio visivo che cattura lo sguardo del visitatore e lo invita alla meditazione. La figura del Cristo, centrale e potente, non è rappresentata con solennità monumentale, ma con un’umanità palpabile, quasi fragile. Una scelta che permette a chi osserva di entrare in contatto emotivo con la scena, come se l’artista avesse voluto raccontare un’esperienza condivisa più che un semplice episodio sacro.

Follina. crocifissione quadro lucchetta

La presentazione dell’opera, avvenuta alla presenza del parroco e della comunità locale, è stata un momento di grande partecipazione. La voce di Lucchetta ha accompagnato i presenti in un viaggio attraverso la genesi del quadro: le prime ispirazioni, i bozzetti, i dubbi e le intuizioni che hanno dato forma alla composizione finale. Raccontare il proprio lavoro in un luogo così carico di significato ha arricchito ulteriormente la percezione dell’opera, che si è rivelata non solo un risultato artistico, ma anche un percorso personale.

Il pubblico ha accolto con attenzione e curiosità questo connubio tra talento emergente e spazio sacro. L’Abbazia di Follina, da sempre punto di riferimento spirituale e culturale per la Vallata, conferma così il proprio ruolo di luogo aperto anche alla creatività contemporanea. La presenza del dipinto stimola una riflessione più ampia sul valore dell’arte nel contesto della comunità: non solo espressione estetica, ma strumento capace di generare dialogo e rinnovamento.

Per chi visita l’abbazia in questi giorni, la “Crocifissione” diventa un tassello in più nella scoperta del complesso monastico. Tra il chiostro armonioso, le navate austere e la luce che filtra dalle finestre gotiche, l’opera di Lucchetta offre un momento di sosta e contemplazione. È come un ponte tra passato e presente, tra tradizione e ricerca personale, tra spiritualità e gesto artistico.

La storia di Federico Lucchetta ricorda che la creatività può nascere nei luoghi più inattesi e trovare dimora negli spazi più antichi. E l’Abbazia di Follina, con la sua capacità di accogliere, continua a essere un punto d’incontro privilegiato per chi cerca bellezza, silenzio e un dialogo autentico tra arte e spirito.

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