Il pellegrinaggio che ogni anno unisce l’Alpago a Follina torna a raccontare una delle tradizioni più sentite del territorio, un percorso che intreccia fede, memoria e paesaggio, e che in occasione dell’Anno del Giubileo assume un significato ancora più profondo. Il cammino verso la Madonna del Rosario, custodita nell’Abbazia cistercense di Follina, è un rito che affonda le radici nella storia e che continua a parlare al presente con la stessa forza di un tempo.
I pellegrini partono alle prime ore del mattino, quando la luce si affaccia appena sui profili delle Prealpi. L’Alpago rimane alle spalle, con i suoi borghi e i suoi prati silenziosi, mentre la marcia procede lungo sentieri antichi, costeggiati da boschi e scorci che sembrano sospesi nel tempo. È un viaggio che non si compie soltanto con i passi, ma anche con i ricordi, poiché molti partecipanti portano con sé le storie di genitori e nonni che, per generazioni, hanno compiuto lo stesso tragitto. Il cammino diventa così un filo che lega passato e presente, mantenendo unito un patrimonio spirituale che la comunità riconosce come parte essenziale della propria identità.
Man mano che ci si avvicina alla Vallata, il gruppo dei pellegrini si fa sempre più numeroso. Qualcuno unisce al percorso una preghiera personale, altri il semplice desiderio di condividere un’esperienza di silenzio e di comunione con la natura. Ogni tappa diventa un momento di respiro, un’occasione per guardarsi intorno e lasciare che il paesaggio faccia il resto: prati luminosi, pendii coltivati e filari che conducono verso il cuore delle colline. È una geografia che accoglie e accompagna, rendendo più lieve la fatica.
L’arrivo a Follina è il culmine del cammino. La sagoma dell’abbazia appare all’improvviso, con il suo profilo austero e il chiostro che invita alla quiete. La comunità locale attende i pellegrini con un sentimento di appartenenza che si rinnova ogni anno. Entrare nella chiesa significa attraversare una soglia carica di significato: le pietre raccontano secoli di devozione e di passaggi umani, mentre l’altare della Madonna del Rosario si offre come punto d’incontro tra il movimento del viaggio e la calma della meta.
La celebrazione della messa di Pentecoste è il cuore della giornata. Le parole del rito risuonano nella navata antica e trovano un’eco nel volto dei partecipanti, colmi di emozione dopo ore di cammino. L’Anno del Giubileo aggiunge un valore particolare a questo gesto collettivo, trasformandolo in un invito a guardare oltre l’esperienza individuale per ritrovare, nella fede e nella storia condivisa, un motivo di speranza. È un momento che restituisce senso alla fatica e dona una rinnovata energia, come se ogni fedele ritrovasse un proprio posto all’interno di una comunità più ampia.
Uscendo dall’abbazia, il borgo di Follina accoglie i pellegrini con la quiete delle sue strade e il ritmo lento della vita quotidiana. Il rientro sarà meno solenne del viaggio d’andata, ma altrettanto significativo: ciò che si porta con sé, infatti, non è solo un percorso compiuto, ma un legame rinnovato con una tradizione che continua a vivere grazie a chi la custodisce e la tramanda. Così il pellegrinaggio Alpago–Follina rimane una delle espressioni più autentiche del territorio, un rito che parla di fede, di comunità e di un paesaggio capace di accompagnare l’anima quanto il passo.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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