Apre l’area ristoro del rifugio Posa Puner: decine di famiglie si godono la ripartenza della montagna trevigiana

  • Miane
  • - 28 Giugno 2020

 

 

Continua l’opera di valorizzazione delle montagne dell’Alta Marca Trevigiana: inaugurato nella giornata di oggi, domenica 28 giugno, il ristoro “Mek Nesto” del rifugio Posa Puner, situato nel comune di Miane a 1322 metri di altezza sul livello del mare.

Alla presenza del sindaco Denny Buso, il taglio del nastro ha sancito oltre all’apertura del ristoro la rinascita dell’attività turistica locale.

Sono stati numerosi i visitatori che, nonostante la nebbia che ha caratterizzato la tarda mattinata e il primo pomeriggio di oggi, hanno raggiunto il rifugio a piedi, in bici, in moto, a cavallo e anche direttamente in macchina visto l’ampio parcheggio di cui dispone la struttura.

A Posa Puner si possono trovare sia i tipici piatti montani come il formaggio fuso o il pastin sia in determinate giornate, come a esempio la domenica, lo spiedo. Ghiotti piatti composti da formaggi di malga, gnocchi e polenta che riempiono lo stomaco dei molti viaggiatori sia d’estate che d’inverno.

Un’impresa coraggiosa, quella di Cristina Gugel e del marito, che hanno deciso di dare un’alternativa ai propri clienti anche viste le normative relative allo spazio da rispettare nel distanziamento tra i tavoli che, nel caso degli spazi interni al rifugio sarebbero certamente diminuiti di numero.

Oggi le famiglie hanno avuto la possibilità di pranzare o semplicemente bere una bibita all’esterno senza dover fare i conti con mascherine e spazi stretti: una destinazione che pare adatta specialmente ai motociclisti, ma anche agli amanti della mountain bike che possono cimentarsi nell’ardua salita o nei sentieri vicini.

I territori montuosi, ricchi di malghe e rifugi, rappresentano un valore aggiunto per l’enogastronomia dell’Alta Marca Trevigiana: sebbene il circondario non sia celebre soltanto per la bellezza delle montagne ma per quella delle colline, il fatto di avere un paesaggio vario rappresenta il punto di forza reale per un turismo non statico ma dinamico.

 

(Fonte: Simone Masetto © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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Le stoffe di Enrica: oltre 3mila vestitini con tessuti da tutto il mondo per una solidarietà... profumata

  • Miane
  • - 28 Giugno 2020

 

Cina, Australia, Messico, avanzi di nobili vestiti da sera... le stoffe di Enrica hanno ognuna la sua storia, e hanno il potere di caricarsi di ulteriori significati una volta trasformati in mini abitini.

Sì perché i vestitini che prendono forma da quelle mani esperte nella stanza più lontana e intima della casa diventano molto più di un bell’involucro.

La storia di come Enrica è riuscita a creare un grande circolo di solidarietà partendo da alcuni semplici scampoli di tessuto parte da un tragico incidente nel 2008 che ha sconvolto gli equilibri famigliari, per passare attraverso la vittoria contro un male infido: “Dovevo fare qualcosa, ma non sapevo cosa. Ho iniziato a cucire e poi vendere quei vestitini per finanziare alcune iniziative personali e associazioni: prima una conferenza per provare a capire e superare il dolore della perdita, poi a supporto dell’Ail e di adozioni a distanza”.

Quello che è iniziato come un modo per “farsi del bene” è diventato un mezzo per portare speranza a molte più persone: “Ci sono certi casi in cui non ci si dice niente, non ci conosciamo ma ci guardiamo negli occhi e sappiamo che stiamo facendo qualcosa che per noi significa molto. Questo genere di contatto ti porta dritto all’essenza delle persone” racconta.

Negli anni le iniziative si sono sommate e le richieste sono aumentate tanto da far venire a Enrica l’idea di creare dei veri e propri mercatini, aiutata dal marito: “Chi compra questi vestitini sceglie liberamente a chi devolvere la propria donazione, io poi ho catalogato e archiviato ogni cosa, niente inganni” sorride mentre accende la macchina da cucire, senza radio questa volta: l’ascolta quando è sola, precisa.

Stiamo parlando di oltre 3 mila abitini che cuce ritirata nella sua mansarda di Miane, tutti pezzi unici: il modello non varia ma a seconda del destinatario Enrica mette un po’ della sua fantasia, e sembra cucirci insieme anche quell’ottimismo che la contraddistingue.

“Le persone che mi conoscono sanno di quest’attività, quindi se tornano da qualche viaggio mi portano sempre un po’ di stoffa, ne ho di infinite fantasie” racconta mentre ci mostra una varietà di colori e trame impensabili.

All’interno dell’abitino c’è poi una tasca, in cui inserire delle essenze profumate che lo rendono un ottimo profumatore.

Mai sbagliato una cucitura? Viene da chiederle. La risposta è quella che ogni sarta ha nel Dna: “Come diceva mia mamma, far e desfar, l’è sempre un lavorar. Se sbaglio non succede niente, scucio e ricomincio: non si butta via niente!”.

 

(Fonte: Alice Zaccaron © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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Miane, l'auditorium Antiga rinasce con il concerto degli Eagles: il gruppo rock nella top ten dei migliori di sempre  

  • Miane
  • - 16 Giugno 2020

Dopo la replica del Vasco Modena Park (vedi articolodomani, mercoledì 17 giugno, alle ore 21 ritorna la grande musica all'auditorium "Jean Antiga" di Miane.

L'evento, esclusivo per sole 60 persone e organizzato dalla Pro loco di Miane, si intitola "Hell Freezes Over" ed è il secondo album live degli Eagles, il noto gruppo musicale rock di Los Angeles, pubblicato nel 1994. La replica del concerto live, in diretta sul canale televisivo MTV, è stato uno dei più seguiti di sempre.

Gli Eagles, nati nel 1971, originariamente erano Glenn Frey, Don Henley, Bernie Leadon e Randy Meisner. Dopo vari cambiamenti e una lunga pausa dal 1980 al 1994, il gruppo si è sciolto nel marzo 2016 a causa della morte di Frey, per poi riunirsi nel 2017.

Con milioni di dischi venduti, gli Eagles sono considerati uno dei gruppi rock più influenti degli anni Settanta e della storia della musica contemporanea.

Il loro stile risente dell'influenza di vari generi, quali il country rock, l'hard rock, il rock 'n'roll, il folk rock e persino il soft rock. Nel corso della loro carriera, oltre alle numerose raccolte, gli Eagles hanno pubblicato sette album discografici e due live ufficiali.

Un concertone, da non perdere, quello di domani sera, che la Pro loco di Miane ha deciso di regalare alla comunità per far rinascere il "Jean Antiga" e la cultura mianese.

 

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: Rollingstone.it).
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Il Comune di Miane avvia il censimento dei danni subiti dal maltempo: 3 luglio termine per le comunicazioni

  • Miane
  • - 17 Giugno 2020

La Regione Veneto con decreto numero 57 del 8 giugno scorso ha dichiarato lo stato di crisi per le eccezionali avversità atmosferiche che hanno colpito il Comune di Miane, oltre a Follina, Pederobba, Soligo e Valdobbiadene.

Dopo i danni causati dal maltempo di martedì 9 e mercoledì 10 giugno, in particolare nella tarda serata di martedì, quando a Premaor è collassato un intero vigneto a causa di una frana al confine con Follina (vedi articolo), ieri il Comune di Miane ha pubblicato un avviso ai cittadini necessario per fare un censimento complessivo da comunicare alla Regione.

Le persone interessate dovranno segnalare all'ufficio tecnico comunale i danni subiti alle abitazioni e/o alle attività produttive utilizzando il modulo pubblicato nel sito del Comune di Miane (qui il link).

Tale modulo dovrà essere inviato all'indirizzo email This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. entro venerdì 3 luglio.

 

 

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: Archivio Qdpnews.it).
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I segreti e le leggende della chiesetta di San Michele a Miane, che apre in segreto una volta all'anno

  • Miane
  • - 15 Giugno 2020

La chiesetta di San Michele Arcangelo è ben nascosta tra i vitigni delle Colline Patrimonio dell'Unesco: un luogo ameno, tra le colline di Serre, a Miane, che ispira pace e meditazione costruito circa nel 1340 dai monaci benedettini della vicina Abbazia di Follina.

Il luogo è tranquillo e isolato, probabilmente scelto allora dai frati per poter ritirarsi in meditazione e preghiera, lontani dai rumori e dal trambusto quotidiano. Il moto "Ora et Labora" (prega e lavora) si addice benissimo a questo solitario borghetto composto da tre edifici separati ma vicini tra loro. Al centro la piccola chiesetta che dall'esterno non presenta caratteristiche tipiche del secolo in cui è stata edificata.

A sinistra, volgendo le spalle alla piccola porta d'entrata si trova il vecchio rudere, che fungeva da refettorio, dove i frati si riunivano per i frugali pasti che dividevano con i bisognosi che salivano fin quassù, sicuri di trovare ospitalità.

A destra la vecchia stalla dove i benedettini alloggiavano il bestiame che avrebbe fornito latte per i formaggi e carne per il loro sostentamento. Le viti circondano i tre edifici e sicuramente anche allora il vino era di buona qualità.

Lo sguardo del visitatore si perde, spaziando a 360 gradi tra le Colline, regalando una vista unica, che coniuga la vera essenza di questi luoghi con la sua storia più antica.

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Si può solo immaginare come potrebbe essere d'inverno, con la neve: un vero e proprio Presepe oppure tornare indietro nel tempo e immaginare i frati Benedettini che lavorano i vigneti, accudiscono il bestiame nella vicina stalla, per poi pranzare assieme nel piccolo refettorio, con i loro prodotti, come olio, vino, formaggio,e pane sicuramente fatto in un vecchio forno.

Questa è la chiesetta di "San Micel" che viene aperta al pubblico una sola volta all'anno, in una data che non verrà svelata per tutelarne la pace e la tranquillità.

L'interno si sviluppa in uno spazio lungo e ristretto, adatto per poche decine di fedeli. Anche qui mancano i riferimenti all'epoca di costruzione ma l'occhio è attratto quasi subito dall'originale altare ligneo sul quale troneggia una pala centrale che raffigura una Madonna con Bambino ai piedi dei quali sulla destra S. Antonio con il giglio che lo contraddistingue in mano rivolge lo sguardo alla Vergine, e sulla sinistra San Michele che tiene in mano una bilancia a significare la Giustizia. Ai suoi piedi raggomitolato e sconfitto il demonio. Ai lati della pala due figure femminili.

Si racconta, inoltre, che un’acqua sgorgante a valle, una volta benedetta in questo luogo sacro, divenisse miracolosa, tanto da scacciare i demoni e guarire le streghe. La dedicazione a San Michele, vincitore su Lucifero, testimonia questa peculiarità.

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La chiesetta cominciò a diventare punto di raccolta di olio, vino, uva, sorgo, frumentone per le parrocchie della Pieve di Miane; la tradizione di consegnare il quartese, cioè la quarantesima parte del raccolto presso San Micèl, si protrasse fino ai primi anni settanta.

L’edificio è stato ristrutturato più volte nel corso dei secoli e gli affreschi originali sono stati, purtroppo, ricoperti. il triangolo sopra la pala: rappresentante il Creatore circondato da cherubini che, indicandoci la colomba dello Spirito Santo, sembra aprirsi in un amorevole abbraccio verso l’intera umanità; le due tele ai lati dell’altare, a sinistra per chi guarda: dedicazione a Sant'Agata con martirio tramite asportazione di entrambi i seni; a destra: dedicazione a S. Eulalia con martirio tramite asportazione di entrambe le mani.

Cesare De Stefani, dell'Osteria Senz'Oste, è da sempre un assiduo frequentatore di questo luogo ameno: "Vengo qui da tanti anni ormai - dichiara l'Oste più famoso d'Italia - È un posto dove vengo a riposare la mente e lo spirito, a meditare. Mi siedo da solo guardando le Colline, mi sembra di respirarne la Storia. È un luogo speciale dove rimanere in silenzio e ascoltarsi, staccare la spina, isolarsi anche se solo per un'ora dal trambusto quotidiano".

 

 

(Fonte e foto: Pio Dal Cin © Qdpnews.it).
(Video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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