Marco Bortolini, Cuochi di terra e il codice etico della ristorazione: tutelando la stagionalità, il sapore è migliore

  • Miane
  • - 14 Giugno 2020


Rispetto dell’ambiente, dell’uomo e l’utilizzo di prodotti sostenibili e a chilometri zero sono solo alcuni dei principi che l’associazione “Cuochi di terra” ha scelto di sposare ormai dal 2017. Marco Bortolini, chef del ristorante da Gigetto, da qualche mese ha deciso di entrare in questo gruppo di ristoratori.

Quest’associazione, che vede la partecipazione di sette professionisti della ristorazione, ha lo scopo di rispettare i tempi della natura, scegliendo ingredienti di stagione e plasmando il loro modo di lavorare in base ai prodotti che hanno a loro disposizione e non viceversa.

Il gruppo è formato da altrettante personali interpretazioni culinarie, spaziando dalla ristorazione, con le diverse cifre stilistiche di Bortolini, Boscarato, Toè, Zanotto e Zago, al mondo della pizza e dei lievitati di Gennaro Alfieri fino ai corsi di formazione gestiti dall’Associazione Terra Madre di Silvia Cappellazzo.

Tuttavia, nonostante le differenze, i Cuochi di Terra sono accomunati dal rispetto per l’ambiente, che traducono nella scelta di ingredienti stagionali e reperibili a “chilometro sostenibile” e dalla volontà di gratificare e valorizzare quei produttori che, operando in modo sostenibile, propongono un prodotto buono e sano.

La scelta di prodotti stagionali è ben rappresentata dal logo di questa associazione: la mano aperta sta a simboleggiare non solamente l’ospitalità e la ricezione ma soprattutto la manodopera dei piatti.

La condivisione dei valori è un altro punto di forza di questo gruppo di persone: i cuochi infatti sono pronti a recepire e donare la propria esperienza con produttori, fornitori, colleghi fino a trasmettere ai clienti il pensiero che sta alla base delle loro scelte.

Marco Bortolini e tutto lo staff del ristorante da Gigetto condividono totalmente questa filosofia basando i piatti del proprio menù su un concetto più ampio di tradizione: la preparazione di un piatto tradizionale non solamente secondo i principi tradizionali ma collocando i menù nel momento dell’anno in cui la natura li dona, ricercando soprattutto prodotti che sono coltivati come un tempo.

La scelta dello chef non ha un impatto solamente nell’ecosostenibilità del territorio, ma anche nella riuscita dei piatti che riassumo il patrimonio culturale culinario non di una ma di diverse realtà: riassunte e condivise in quest’associazione. In un periodo storico dove la sinergia è necessaria per la sopravvivenza, il fatto di mescolare le filosofie, più che le ricette, garantisce a ogni singola cucina il privilegio di essere unica eppure non sola.

Questa nostra decisione - spiega Marco Bortolini - non va solamente spiegata ai clienti, ma lentamente saranno loro stessi ad accorgersi della differenza. Si unisce, quindi, l’etica culinaria alla mentalità dei clienti che ormai si potrebbero dire “troppo comodi” per apprezzare la stagionalità di un piatto: prendendo le fragole come esempio, non sarebbe un problema acquistarne anche fuori stagione; ed è proprio così che questo frutto può perdere il proprio valore culturale e diventare qualcosa di “scontato”.

La tutela della stagionalità di un prodotto dipende proprio dalla capacità comunicativa dei ristoratori con i clienti, con i colleghi e, in modo particolare, con tutto il comparto della fornitura di alimenti.

La fortuna dell’Alta Marca Trevigiana è di avere al proprio interno una già consolidata filosofia alimentare che porta ogni cuoco a scegliere prima di tutto il territorio e soltanto in alternativa il resto dell’offerta: per raggiungere l’obiettivo, però, mancava un ultimo scalino ovvero uno strumento per dialogare e concordare le regole di questo gioco.

L’associazione “Cuochi di Terra” rappresenta una risposta a questa ultima esigenza.


(Fonte: Simone Masetto © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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Alta Marca in ginocchio per il maltempo. Frana un vigneto a Premaor. I residenti: “Paura per le nostre famiglie”

  • Miane
  • - 10 Giugno 2020



Danni ingenti nei Comuni di Miane, Farra di Soligo e Follina dopo la pesante ondata di maltempo che ha interessato l’Alta Marca Trevigiana negli ultimi giorni.

In alcuni scantinati di abitazioni private, soprattutto in località La Bella, rimane poco da salvare e c’è chi ha passato l’intera mattinata di oggi, mercoledì 10 giugno 2020, a rimuovere detriti e fango dalle proprie case.

Attimi di paura nella tarda serata di ieri a Premaor dove è venuto giù un intero vigneto a causa di una frana che ha interessato una collina al confine con il Comune di Follina.

“Quando sono tornato a casa verso le ore 23.30 mi sono trovato davanti a un vero disastro - ha commentato un residente - Abbiamo avuto paura per la nostra incolumità e per i miei bambini piccoli anche se un geologo mi ha rassicurato sul fatto che la mia abitazione non sarebbe a rischio. In tanti anni non ho mai visto una cosa simile”.

In località La Bella a Follina, i residenti continuano a pulire il piano terra delle loro abitazioni con scantinati e locali finiti sott’acqua a causa dell’esondazione del torrente Vallalta.

C’è chi non ha chiuso occhio per tutta la notte e ogni volta che ricomincia a piovere la preoccupazione è che gli attimi vissuti ieri sera possano ripresentarsi.

In questi frangenti è stato fondamentale lo spirito di squadra con tante persone che non si sono limitate a rimuovere i detriti nelle loro case ma hanno pensato anche ad aiutare i vicini, mostrando una solidarietà capace di alzare il morale anche nelle fasi più critiche dell’emergenza maltempo.

A Soligo, invece, il sindaco Mattia Perencin è tornato sui danni al patrimonio pubblico del suo Comune. La prima stima è di 100 mila euro di danni per l’allagamento della centrale termica delle scuole elementari e degli scantinati dell’asilo parrocchiale di Soligo oltre ai problemi in alcune strade della frazione di Farra di Soligo.

Circa 20 famiglie di Soligo hanno visto i loro scantinati allagati con danni soprattutto in via dei Bert, viale Bon Bozzolla, via Alessandro De Toffoli e via Cao de Villa.

L’allerta meteo non è ancora finita perché le previsioni parlano di altre precipitazioni attese per le prossime ore in tutte le aree già colpite dalle precedenti ondate di maltempo.


(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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Campea in festa per i 103 anni di Carmela Tittonel, la più anziana del paese. Il segreto? "Partite a carte e lettura"

  • Miane
  • - 05 Giugno 2020

Oggi, venerdì 5 giugno, non è un giorno qualunque a Campea: compie gli anni Carmela Tittonel (nella foto), la cittadina più longeva di Miane, che ha raggiunto la bella età di 103 anni.

L'arzilla Carmela è nata nel 1917, nel periodo più brutto della storia locale, l'occupazione austro-ungarica e l'an de la fan, e ne ha passate davvero tante in questo lungo cammino centenario.

Un'esperienza di vita ricca di infinite emozioni, belle e meno belle, che continua a condividere con tutta la sua famiglia, dal più grande al più piccolo. "In particolare - ricordano figli, nipoti e pronipoti - ricorda soprattutto che durante la seconda guerra mondiale, per nascondersi dai nemici, si era dovuta rifugiare in una casera in collina con i due gemellini nati da pochi mesi. E, sebbene la fame fosse tanta, la paura di esser catturati era ancora di più".

Carmela, con una mente molto lucida, vive da sola a Campea, naturalmente aiutata dai quattro figli Agostino, Augusta, Franco e Floriano, ha ben nove nipoti e otto pronipoti, tra cui Davide, il piccolo di casa, che è nato a gennaio.

"Tra i suoi appuntamenti immancabili - raccontano i familiari - ci sono le partite a carte serali con Franco, Elena e Nori, che, da brava giocatrice, non vuole mai perdere, ma anche la lettura, il rosario, le messe alla televisione e l'Angelus di Papa Francesco".

L'intera amministrazione comunale augura a nonna Carmela di trascorrere al meglio questa giornata di festa, mentre oggi pomeriggio il sindaco Denny Buso andrà a farle gli auguri di persona.


(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: per gentile concessione della famiglia).
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L’Osteria al Contadin, dove le rime incontrano il gusto dei piatti di un tempo: la sopa coada e le poesie di Diego

  • Miane
  • - 07 Giugno 2020



A Combai c’è una trattoria dove si cucina in rima: già osservando la facciata dell’Osteria al Contadin ci si accorge che la sensibilità nei confronti della poesia ha reso il locale differente e riconoscibile sia da chi vive nei dintorni sia da chi visita il borghetto per visitarlo.

In cerca di scorci panoramici ci si può fermare sia per cicchettare sia per cenare o semplicemente per fare due chiacchiere con lui, Diego Stefani, che ha portato avanti questa attività in parallelo con una spensierata passione per la poesia.

Le origini dell’Osteria al Contadin sono antiche: si parla del 1900, quando ancora la gente utilizzava solamente il dialetto e il cibo, pur povero, era il cardine dell’economia e della socialità.

È con il valore del tempo e delle tradizioni, ma anche della natura e del lavoro che realtà come l’azienda agricola Crodi ha intrapreso dapprima la vendita di prodotti a chilometro zero, utilizzandoli successivamente per la realizzazione di menù stagionali.

Diego non si considera un poeta, sebbene abbia scritto centinaia di poesie in dialetto veneto, ma un contadino a cui piace scrivere poesie: un uomo “con le lacrime in scarsela”, ovvero una persona che fa della propria sensibilità un punto di forza e di dialogo con gli altri.

Accompagnato da sua moglie Carla e dalle sue figlie, porta avanti un locale apprezzato anche per la sua convivialità.

Ma oltre alle parole, all’Osteria al Contadin esistono anche i piatti: selvaggina, spiedo e la “sopa coada”, un timballo di piccione che è l’emblema del piatto tipico trevigiano.

Il suo nome richiama la cova, perché il piatto rimane in cottura nel forno per molto tempo e viene poi servito con un brodo. Se un tempo era preparato con gli scarti e le ossa del piccione, oggi per equilibrare il gusto di questa portata viene spesso preparato con il pollo.

Inizialmente non si sa se questo piatto venisse fatto realmente con il piccione, ma quello che è certo che, probabilmente in mancanza di altro, venissero utilizzati tutti gli scarti della lavorazione della carne.

Sebbene il piccione non sia un’alimento molto popolare, sono in molti a recarsi in questo locale di Combai per assaggiarlo e ricordare i piatti semplici di una volta.

Per completare il pasto, dopo le poesie e il timballo, Laura, la figlia di Diego, è preparata per consigliare un abbinamento ideale dei piatti con la giusta bottiglia di vino. Nonostante Combai sia nel cuore della produzione vitivinicola, all’Osteria al Contadin non si trovano soltanto varietà di prosecco ma anche altre tipologie di vino a km 0, in particolare il pregiato Verdiso.

Concludendo con i versi di Diego, “fermiamoci un po’ a pensare cosa noi uomini abbiamo sbagliato, che nella terra siamo una nullità”, l’Osteria al Contadin è un luogo dove oltre a mangiare si può trovare spazio per ragionare sulla propria dimensione in confronto al territorio dove viviamo.


(Fonte: Simone Masetto © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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Campea, cede una terrazza, ragazzo cade da tre metri: elitrasportato a Treviso con un trauma cranico

  • Miane
  • - 02 Giugno 2020

Questa sera, martedì 2 giugno, attorno alle ore 20 l'elisoccorso del Suem di Treviso è atterrato a Campea di Miane per un incidente in una proprietà privata.

Un ragazzo non residente in paese, L.B. del 1987, è caduto da una terrazza di un rustico, pare in seguito al cedimento della staccionata, battendo la testa da un'altezza di circa 3 metri.

Il giovane ha riportato la rottura del timpano e un trauma cranico commotivo, per questo è stato elitrasportato al Ca' Foncello di Treviso in codice 2.

Il ragazzo, fortunatamente, era cosciente e ora si trova all'ospedale del capoluogo provinciale per gli accertamenti del caso.


(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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