Oggi la prima messa domenicale dopo il lockdown. Don Maurizio: "Settanta fedeli rispettosi delle nuove disposizioni"

  • Miane
  • - 31 Maggio 2020

Oggi, domenica 31 maggio, è la solennità di Pentecoste e per la parrocchia di Miane, Campea e Premaor è stato un nuovo inizio: oggi don Maurizio ha celebrato la prima messa domenicale insieme ai fedeli dopo due mesi e mezzo di sospensione.

Una solennità religiosa importante che è stata celebrata attenendosi alle nuove disposizioni diocesane e governative, nel rispetto delle distanze interpersonali e della sicurezza individuale e collettiva.

"È andata benino - ha affermato don Maurizio Dassiè -, alla Messa di oggi c'erano una settantina di persone, circa il 50 per cento in meno rispetto a prima dell'emergenza, quando la Messa era celebrata il sabato e la domenica. Un dato abbastanza positivo, anche se per fare un primo bilancio bisognerà attendere le celebrazioni delle prossime settimane".

"Ho notato che erano assenti soprattutto i più anziani - ha concluso don Maurizio -, tutti i fedeli sono stati molto rispettosi delle nuove disposizioni".

La solennità di oggi ha un significato di "nuovo inizio", oggi lo Spirito Santo è sceso su Maria e sugli Apostoli, un giorno di gioia per i cattolici di tutto il mondo che dovrebbe stimolare tutti a dare avvio ad un futuro di rispetto e solidarietà per il prossimo.


(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: Parrocchia di Miane).
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Miane, da una lastra di ferro a opere d'arte dalle curve sinuose: le sculture di Valentino Moro, artista solitario

  • Miane
  • - 30 Maggio 2020




Incontrare Valentino Moro significa incontrare un artigiano ma anche un artista, un uomo che prima di far lavorare il corpo lavora con la mente
. E se incontrare un artista è di per sè un’esperienza curiosa, vederlo all’opera rende lo spettatore partecipe del segreto della creazione.

È così che entrando nel laboratorio di Valentino si viene colpiti da tre sensazioni distinte: grandezza, eleganza e quiete.

Le sculture che crea, ci racconta, sono frutto di fantasia o di richieste da parte di un committente ma, nonostante la presenza di un progetto strutturato nei minimi dettagli, la duplicazione esatta di una scultura è da escludere perché tutto viene fatto a mano.

Uso il ferro ma non le sue leghe perché non sono trattabili - spiega Moro, allacciandosi il grembiule da lavoro -, mi piace però unirlo anche alla pietra o al vetro, a seconda del mio estro”.

È in questo modo che si creano dei pezzi unici, che possono spaziare dall’oggettistica decorativa a elementi di arredamento o a enormi sculture da collocare in grandi spazi esterni.

Tutto viene pensato, abbozzato e ultimato nel suo laboratorio di Miane, in cui lavora sempre da solo: “Ho iniziato facendo cancelli e ringhiere in ferro ma poi ho seguito la mia passione e sono riuscito a incanalarla in qualcosa di concreto. Non nego che a volte farebbe comodo un aiuto ma quando ci sono due teste e due creatività differenti si rischia di collimare, così, invece, ho modo di creare senza ostacolare o venire ostacolato”.

Lavorare il ferro significa avere forza ma anche delicatezza e senso del ritmo: “Il maglio serve per la sua potenza ma è l’artigiano che ne regola la velocità e l’impatto”.

Valentino Moro si muove con sicurezza tra le macchine, il fuoco della fucina, le pinze e gli attrezzi da saldatore: “Se si sbaglia un pezzo non è grave, il ferro si può scaldare e rimodellare all’infinito, ma per non fare errori bisogna sapere in anticipo quali sono i passaggi da eseguire, perché bisogna lavorare in fretta”.

Le sculture che costellano lo spazio espositivo interno ed esterno e sono innumerevoli e nel laboratorio ve ne sono altrettante, non ancora ultimate.

Mi costa sempre un po’ separarmene perché diventano delle mie creature, in un certo senso fanno parte di me” commenta mentre gli viene chiesto quale sia la sua preferita: “impossibile - dice, - tutte sono uniche”.

Moro ha passato la vita a lavorare il metallo e oggi le sue opere sono diventate tratto distintivo di molti luoghi, pubblici e privati, ma inizialmente il suo laboratorio non era che un piccolo spazio ricavato da un vecchio deposito tra i vigneti.

Lo spirito umile è rimasto lo stesso di quegli anni e con tenacia guarda al futuro: “Il mio è un mestiere solitario e nel mondo dell’arte le truffe e le scorciatoie sono frequenti. Sapere di aver fatto un lavoro onesto e di poter garantire qualità ai miei clienti è ciò che mi fa andare avanti serenamente”.


(Fonte: Alice Zaccaron © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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Ripartono anche i ristoranti, l'appello di Monica e Marco: "Necessaria una collaborazione tra ristoratori"

  • Miane
  • - 20 Maggio 2020



Sembrano un ricordo lontano i ristoranti pieni e le frenetiche telefonate per prenotare un tavolo nei weekend. Dopo più di 70 giorni in cui le cucine sono rimaste chiuse e i tavoli vuoti, da lunedì 18 maggio 2020 i ristoranti più conosciuti e apprezzati del Quartier del Piave hanno iniziato a ricevere nuovamente le prime prenotazioni.

Alcuni ristoratori ritengono che le prime telefonate arrivino proprio da clienti ormai divenuti amici che, per solidarietà, hanno esteso a tutta la collettività. Un segnale che potrebbe diventare determinante per accelerare la ripresa.

Distanziamento tra le persone, igienizzazione degli ambienti, mascherine e gel: sono queste le condizioni per la riapertura e per far sentire in sicurezza il cliente, ma in alcuni casi queste norme possono risultare restrittive e difficili da osservare.

Per Monica e Marco Bortolini, figli di Gigetto, che con l’omonimo ristorante è divenuto un punto di riferimento per la ristorazione, la riapertura avviene oggi, mercoledì 20 maggio 2020: "Siamo emozionati per la riapertura, anche se abbiamo qualche prenotazione non siamo sicuri di quello che potrà succedere. In questo periodo ci siamo sentiti spesso con gli altri colleghi per cercare di trovare una soluzione a questa crisi, anche perché, secondo me, questa sarà una situazione che durerà per molto tempo”.

Il settore più colpito - continua Monica - è quello dei matrimoni, la stagione prometteva bene”.

Conosciuto in tutta l’Alta Marca e oltre, il Brolo rappresentava uno degli scenari più desiderati dagli sposi ed è probabile che per quest’anno il numero di cerimonie annullate sfiorerà il 100%.

Per consolare ristoratori e clienti e far riassaporare i tempi in cui era possibile sedersi a un tavolo e godersi la cucina tipica dell’Alta Marca Trevigiana ora si potrà finalmente, sebbene in intimità, ricominciare.


(Fonte: Simone Masetto © Qdpnews.it).
(Video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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Valsana racconta l’etica della sua ricerca: la costanza nel gusto, il rispetto della stagionalità e le filiere corte

  • Miane
  • - 24 Maggio 2020

Nel mondo dell’enogastronomia il concetto di ricerca rappresenta ciò che distingue il semplice mangiare quotidiano da un’esperienza che, oltre al gusto, porta con sé una storia e una conoscenza approfondita del contesto e del percorso di preparazione.

In ogni boccone si nasconde una natura tridimensionale che vive non soltanto del presente ma anche del passato: attraverso le fasi di una ricerca questo passato viene raccontato descrivendone i passaggi attraverso tempi di stagionatura, cotture, abbinamenti e altre preparazioni.

Anche per questo alcuni dei piatti più semplici in Veneto hanno come protagonista della propria ricetta un ingrediente che, in base alla provenienza o al metodo di preparazione, può cambiarne radicalmente il gusto.

Per questo la ricerca di chi produce prodotti come un tempo e in una filosofia non industriale negli ultimi anni è diventata sinonimo di sincerità ed è questo ciò che tanti ristoratori, supermercati e piccole rivendite cercano.

Una lunga storia di ricerca in questo settore è quella di Valsana, che nasce nel 1984 nel cuore del territorio della Marca Trevigiana, a Miane, da un gruppo di colleghi che lavoravano come piazzisti nel settore del burro.

L’evoluzione del mercato dei latticini ha portato l’azienda a espandersi e commercializzare altri prodotti che, come nel caso del burro, avevano in comune un livello qualitativo caratterizzato da una ricerca approfondita.

La filosofia di Valsana è valorizzare i piccoli produttori che ogni giorno combattono contro la distribuzione massiva di altri brand nazionali e internazionali: in particolare vengono predilette filiere corte come malghe e attività a gestione famigliare.

Qdpnews.it è andato a scoprire i segreti di questi “cercatori di qualità” che negli ultimi trent’anni hanno distribuito questi prodotti e che li hanno fatti conoscere in Italia e all’estero.

La loro catena di lavorazione funziona così: per lavorare con loro è necessario avere qualità, artigianalità e soprattutto costanza nella reperibilità stagionale del prodotto.

Questo perché un ristorante che sceglie un fornitore per realizzare un menù di media o lunga durata ha bisogno che il cliente non percepisca netti cambiamenti nel gusto tra un giorno e l’altro.

Specialità di Valsana è il formaggio: ce ne sono ben 500 varietà, in molte delle quali ritroviamo i nomi delle nostre valli e delle località del nostro territorio.

Il nome dell’azienda infatti nasce proprio dalla Vallata e la massiccia presenza di prodotti locali, nonostante l’espandersi del loro territorio di competenza, sta a significare un legame forte con la terra.

Etiche aziendali in sinergia con il territorio possono aiutare anche nel settore turistico: nomi e prodotti dal carattere ben definito consentono di rappresentare il territorio anche fuori dai confini nazionali.


(Fonte: Simone Masetto © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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Vergoman, Maria Baseggio spegne oggi 101 candeline: è la seconda cittadina più longeva di Miane

  • Miane
  • - 18 Maggio 2020

Compleanno speciale oggi, lunedì 18 maggio 2020, a Vergoman di Miane: la signora Maria Baseggio (nella foto) compie 101 anni.

Classe 1919, Maria è la seconda cittadina più longeva del Comune.

Donna molto in gamba, ha lavorato per tanti anni alla storica latteria di Miane, poco lontana dalla sua abitazione in Borgo Cacciatori e il suo operato ha costituito parte della storia della comunità mianese.

Il sindaco Denny Buso, in questa speciale ricorrenza, ha voluto esserle simbolicamente vicino: "Un augurio alla signora Maria a nome di tutta l'amministrazione comunale e della comunità di Miane in attesa di poterci vedere presto".

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it). 
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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