Museo dello Scarpone e della Calzatura Sportiva. Montebelluna da sempre “fa giocare il mondo”



“Montebelluna fa giocare il mondo” è il titolo del volume del montebellunese Aldo Durante nel 1997 che descrive perfettamente la nascita e lo sviluppo di quello che sarà poi definito lo Sportsystem di Montebelluna e Asolo.


Un distretto industriale che è un riferimento mondiale ancora oggi, a distanza di oltre un secolo, per tutto il comparto della scarpa sportiva. A Montebelluna e dintorni si sanno fare le scarpe, e che scarpe.

Indossate da pietre miliari dello sport internazionale, da uomini che hanno fatto grandi imprese che rimarranno per sempre nella storia. Altro che le “sneakers” che in questi giorni impazzano e vanno a ruba tra gli scaffali di una nota catena di supermercati, solamente perché sponsorizzate da famosi “influencer”.

La memoria di questa straordinaria realtà produttiva è custodita tra le mura di Villa Zuccareda Binetti, risalente al XVI secolo, a Santa Maria in Colle di Montebelluna, in un posto con una vista che domina sull’intera pianura.

Fu proprio il professor Aldo Durante (che ha rivestito anche la carica di assessore alla Cultura del Comune di Montebelluna) a essere l’ispiratore e fondatore di questo luogo, chiamato Museo dello Scarpone e della Calzatura Sportiva, inaugurato il 4 novembre 1984.

Nel suo libro, Aldo Durante ripercorre la storia di Montebelluna, fin dall’antichità, per poi descrivere la nascita dei primi fabbricanti di scarpe.

Nelle prime pagine ricorda i record mondiali del “Made in Montebelluna” (riferito ovviamente al 1997): 80% degli stivali da moto, 75% di scarponi da sci, 50% scarpe da snowboard e 20% pattini in linea. Rapporti che oggi sono modificati, ma che danno l’idea di cosa sia stata, e di cosa sia tuttora, la scarpa sportiva montebellunese.

Accompagnati da Francesca Sfoggia, curatrice del Museo dello Scarpone, entriamo nella storia di questa realtà, a partire dalla sala dedicata alle creazioni che vallo dall’Ottocento ai primi ’900.

E’ conservata anche la prima testimonianza scritta della presenza calzaturiera a Montebelluna, un libretto delle tasse del 1808. Nella lista dei lavori e dei lavoratori sono presenti ben 11 calzolai, numero esponenzialmente cresciuto nel corso del secolo.

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“Da un censimento del 1871 - spiega Francesca Sfoggia - scopriamo che c’erano già 55 calzolai, segno evidente dell’importanza di questa attività nella zona”.

In questa prima sala troviamo i primi scarponi da montagna e quelli utilizzati solamente per sciare (il cui boom ha inizio negli Anni Venti). Ma, il pezzo forte, è rappresentato dagli scarponi utilizzati da Lino Lacedelli e Achille Compagnoni nella storica conquista della vetta del K2, sul confine tra Pakistan e Cina, il 31 luglio del 1954, la seconda vetta più alta del mondo, con i suoi 8611 metri, dopo l’Everest. Erano gli scarponi Dolomite, della ex “Calzoleria del Montello” fondata nel 1897 da Giuseppe Garbuio.

“Erano il massimo della tecnologia negli anni ’50, - sottolinea la curatrice del Museo -. Abbiamo anche un modello prodotto in quel periodo da Munari, chiamato Master, il più costoso dell’epoca. Il suo prezzo era 45 lire, quando lo stipendio medio sul territorio era 25-30 lire”.

Proseguendo la visita, troviamo conservate le scarpe o scarponi indossati dai grandi campioni del passato, dal grandissimo sciatore Zeno Colò (scarponi Nordica), i Lange autografati da Alberto Tomba, ai calciatori Zico, Del Piero, Icardi e tantissimi altri.

Specialmente nello sci, qui abbiamo il passaggio dall’utilizzo della pelle all’innovativo materiale plastico.

Abbiamo anche scarpe prodotte interamente a Montebelluna per i grandi campioni del calcio - aggiunge Francesca Sfoggia -, di un marchio americano famoso in tutto il mondo. Tuttavia a Montebelluna c’è un laboratorio, della Nike, che realizza le eccellenze destinate ai grandi campioni. Come quella che abbiamo in esposizione realizzata per Icardi in occasione dei venti anni di presenza di Nike a Montebelluna”.

Il Museo dello Scarpone - commenta il consigliere dello Sportsystem, l’associazione che riunisce i produttori del territorio, Claudio Franco - nasce dall’intuizione di Aldo Durante, fondatore e primo direttore del Museo. Riesce a riunire una serie di imprenditori con l’intenzione non solo di raccogliere reperti storici del distretto, ma di creare successivamente tutta la formazione necessaria per le aziende. Oggi lo Sportsystem porta avanti questa intuizione del professor Durante e la volontà è proprio quella di creare nuovi modellisti, designer, tecnici per l’indotto del territorio. Figure professionali ancora oggi molto richieste”.


(Fonte: Flavio Giuliano © Qdpnews.it).
(Video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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