Pieve di Soligo, politica trevigiana spaccata sul caso degli “imam violenti”. Villanova: “Urge registro dei predicatori”  

Ritorna l’incubo delle violenze su minori dopo il caso dell’arresto avvenuto ieri, martedì primo ottobre 2019, di un imam 23enne per presunti maltrattamenti su alcuni bambini in un centro culturale islamico di Padova.

Il soggetto coinvolto, di origini bengalesi e residente in provincia di Treviso, avrebbe frequentato il centro culturale islamico di via Gaetano Schiratti a Pieve di Soligo, dove qualche mese fa un altro imam bengalese, sottoposto ad un provvedimento di divieto di dimora nel territorio della provincia di Treviso, è stato fermato con un’accusa molto simile.

A Pieve di Soligo la comunità sta riflettendo sui rischi che corrono realmente i bambini che frequentano i corsi sul Corano tenuti da imam o guide spirituali che sembrano ancorati a metodi “superati e violenti” relativi alle lezioni impartite.

“Il fatto che questi episodi siano venuti alla luce - ha spiegato Stefano Soldan, sindaco di Pieve di Soligo - dimostra che esistono controlli efficaci che partono da segnalazioni in grado di attivare indagini molto articolate. Ribadisco, come fatto anche per l’episodio di questa estate, che l’atteggiamento di due persone non può essere uniformato e confuso con quello di tutti gli altri cittadini bengalesi residenti nel mio Comune”.

“Chi continua a utilizzare metodi violenti - ha affermato Bhuiyan Shakibul, consigliere comunale di minoranza a Conegliano di origini bengalesi - va punito senza attenuanti. Spero che con questi interventi le persone ancora radicate a idee di “educazione violenta” capiscano che non possono condurre questi metodi in Italia. Come sempre, ricordo che sono episodi rari e radicati in zone dove non è stata fatta un’adeguata politica di integrazione e controllo, cioè ghetti dove le comunità, invece di assorbirsi nel tessuto sociale, si sono isolate”.

“Un’immagine che fa rabbrividire - ha dichiarato il leghista Alberto Villanova, consigliere della Regione Veneto - e che ha portato all’arresto di un imam di 23 anni a Padova. Da anni denuncio come la presenza sul territorio di molte donne con il velo integrale sia sintomo dell’attività nel centro di predicatori radicalizzati. Ritengo urgente istituire un registro degli imam e predicatori presenti nei nostri paesi, perché si possa avere su questi un controllo e una vigilanza, affinché non abbiano più modo di usare ancora violenza contro i più deboli. Giù le mani dai bambini”.

È giunta in giornata anche la ferma condanna di Ait Alla Lhoussaine, presidente della Federazione Regionale Islamica del Veneto.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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