Pieve di Soligo, ristoratori ed esercenti lamentano incongruenze nel decreto: scoppia il caso delle pizze d’asporto

Tra le misure del nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, emanato per rispondere all’emergenza epidemiologica da Covid-19, sta creando diversi problemi quella relativa alla chiusura di bar e ristoranti dopo le ore 18.

La lettera n dell’articolo 1, infatti, specifica che sono consentite le attività di ristorazione e bar dalle ore 6 alle 18. Molte pizzerie, che pensavano di poter effettuare il servizio d’asporto, seguendo le indicazioni delle autorità sanitarie sul rispetto delle distanze di sicurezza tra le persone, si sono viste negare questa possibilità.

Nessun servizio d’asporto e chiusura per tutti i bar, ristoranti e pizzerie dopo le ore 18. Diversi Comuni stanno utilizzando i loro canali ufficiali di informazione per specificare che sarebbero esonerate da questo provvedimento le sole attività artigianali, ad esempio le attività di pizza al taglio da asporto che risultino dichiaratamente artigianali e che non svolgano servizio al tavolo perché prive delle dimensioni necessarie, oltre ai coperti.

Questa situazione ha creato confusione negli stessi esercenti, per esempio i titolari di alcune pizzerie dell’Alta Marca Trevigiana, che hanno ricevuto delle chiamate dai loro clienti interessati ad ordinare delle pizze d’asporto.

Siamo un paese privo di qualsiasi criterio - ha dichiarato amareggiata Marisa Busetto titolare della pizzeria Al Gallo - Chi ci ripagherà dei danni che stiamo subendo? La sera non posso fare le pizze d’asporto perché ho la licenza commerciale e non artigianale. Io lavoro soprattutto la sera e, se mi tolgono anche la possibilità dell’asporto, cosa posso fare?”.

Io potrei organizzarmi mettendo i clienti in tavoli distanziati - conclude la donna - ma questi accorgimenti andrebbero contro la nuova misura. Noi abbiamo dei costi fissi, chi mi pagherà la luce, il gas, il commercialista e l’Inps? E se mi dovessero chiedere anche gli arretrati? Non possono farci fare la guerra tra esercenti su chi è legittimato a rimanere aperto e chi non lo può fare. Chiedo a chi amministra questi territori di far presente la cosa a chi ci governa: si sta procurando un danno enorme”.

Ci voleva un paracadute fiscale - aggiunge un ristoratore pievigino - per limitare i danni che stiamo avendo: si parla di circa l’80% di lavoro in meno per alcune attività ristorative. Capiamo la ragione di questi provvedimenti perché si tratta di salvaguardare la salute delle persone e prevenire il contagio. Quello che non comprendiamo, però, è come a noi ristoratori si chieda di chiudere mentre i centri commerciali siano pieni di gente nel non rispetto totale delle prescrizioni stabilite dalle autorità”.

In attesa delle comunicazioni interpretative sul dpcm, le autorità comunali invitano esercenti e cittadini a collaborare, nell’interesse di tutti, per affrontare al meglio uno dei momenti più delicati degli ultimi anni.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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