Barbisano, “Tutto Gelato” compie 30 anni: una storia di sacrifici dal piccolo chiosco alla falegnameria

  • Pieve di Soligo
  • - 20 Gennaio 2020

In una piccola frazione come Barbisano, che si raggiunge solo andandoci apposta, è davvero sorprendente che una gelateria possa arrivare a festeggiare ben 30 anni di attività.

Ecco perché la festa per l’importante anniversario della gelateria “Tutto Gelato” di Barbisano diventa significativa non solo per i titolari e per lo staff, ma anche per tutto il paese.

Per questo non poteva mancare l’amministrazione comunale di Pieve di Soligo, con il sindaco Stefano Soldan, il vicesindaco Luisa Cigagna e l’assessore alle politiche sociali Tobia Donadel, grati al signor Ezio Peruch, alla moglie Loredana, alla loro famiglia e a tutti i dipendenti per il grande servizio offerto alla comunità di questa frazione.

Barbisano ha la sua identità, le sue associazioni e i suoi negozi e la signora Loredana ha visto crescere tanti uomini e tante donne che, appena aveva aperto, erano soltanto dei bambini o dei giovani ragazzi che condividevano con la fidanzata o con il fidanzato il goloso “trofeo” della pallina di gelato.

Un locale che da sempre ospita signore e famiglie per una cioccolata, un caffè o una coppa di gelato, non il classico bar dove sorseggiare un calice di vino come ce ne sono già altri in paese.

La storia di questa gelateria parla di tanti sacrifici, quelli dei giovani Ezio e Loredana che sognavano un futuro insieme e un’attività che desse da vivere alla loro famiglia.


“La mia storia inizia nel 1974 - spiega il signor Ezio - quando avevo solo 14 anni. Trieste è stata la città del mio primo lavoro nella gelateria “Zampolli” di piazza Cavana. Tra litri di panna, latte, grammi di zucchero, uova e pentoloni di rame stagnato, ho iniziato la mia gavetta da gelataio. Dopo 4 anni, ho iniziato l’esperienza in Germania a Berlino, sviluppando la mia passione per il laboratorio per acquisire nuove tecniche e per portare delle innovazioni”.

“Nel 1980 ho iniziato la leva militare - prosegue - a Roma Ra.Lo.Ce., stabilimento balneare Esercito Ostia, facendo anche il gelataio per loro e poi, dopo due anni, sono tornato in Germania. Dopo le esperienze a Colonia, Berlino e in altri paesi ho messo tutto in “un grande sacco” e sono tornato in Italia, dove nel 1990 ho aperto con mia moglie Loredana il chiosco “Tutto Gelato” a Barbisano. Anche lei aveva fatto nove anni all’estero e poi aveva lavorato come cameriera in alcuni ristoranti di Pieve di Soligo. Nel 1991 è nato il nostro primo figlio, l’intrattenitore del nostro locale con il suo cavallino a dondolo”.

“Eravamo molto giovani - continua Ezio Peruch -, io 31 anni e lei 26, e le spese si facevano sentire. Per questo, oltre all’attività di gelataio, ho iniziato a lavorare come falegname nella fabbrica “San Giuseppe” a San Giacomo di Veglia. Al mattino preparavo il gelato per il servizio d’asporto del piccolo chiosco e poi partivo per andare a lavorare in fabbrica, mentre mia moglie si occupava del negozio, del figlio e dei lavori domestici”.

“Tra felicità, soddisfazioni e anche tante gocce di sudore asciugate - conclude - il 17 gennaio del 1998 abbiamo aperto la gelateria “Tutto Gelato” sempre a Barbisano, offrendo anche il servizio al tavolo. Poi è nata la nostra seconda figlia e negli anni abbiamo allargato la terrazza del locale oltre ad introdurre delle innovazioni interne. Sono passati 30 anni in questo piccolo paesino, 30 anni passati insieme a voi. Ci sentiamo di ringraziare tutto lo staff che si è reso disponibile in questi anni e i nostri clienti per tutte le soddisfazioni che ci hanno dato e per tutto quello che abbiamo ricevuto”.

Alla festa per i 30 anni di “Tutto Gelato”, la storica gelateria di Barbisano, erano presenti anche alcuni rappresentanti di Ascom Confcommercio Conegliano Valdobbiadene, con il referente di sede Gigino Longo, per un segno di vicinanza verso chi ha saputo interpretare con successo l’arte di fare impresa.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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Andrea Zanzotto, anticipò i presupposti per la valorizzazione del paesaggio Unesco: nel 2021 il suo centenario

  • Pieve di Soligo
  • - 19 Gennaio 2020

Parlare di Paesaggio va molto di moda dalle nostre parti, sopratutto da quando l'Area delle Colline del Prosecco è stata candidata e poi riconosciuta, lo scorso luglio, Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco.

Se le nostre Colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono oggi sito Unesco è perchè i tecnici della Commissione giudicatrice ne hanno attestato tre caratteristiche speciali e uniche: in primo luogo la particolare morfologia, con coordinate da Est a Ovest, "formanti una serie di rilievi irti e scoscesi, intervellati da piccole valli parallele tra loro".


L'uomo si è adattato a questo conformazione, modellando la lavorazione e creando nuove tecniche di agricoltura.

In secondo luogo la presenza di ciglioni, particolari terrazzamenti dove per sostegno non si usano pietre ma terre ed erba, rispettando il paesaggio e rendendo molto solidi i versanti.

Da terzo e ultimo, il paesaggio agrario a mosaico, dove i tanti apprezzamenti di terreno appartenenti alle diverse famiglie sono intervallati da boschi e parti, fonte e rete ecologica.

In realtà ben prima che si parlasse di Unesco a Pieve di Soligo scriveva di Paesaggio il poeta Andrea Zanzotto, di cui nel 2021 ricorrerà il centenario dalla nascita: la valorizzazione della sua figura e poetica sono sicuramente presupposto e pilastro fondante anche della recente ulteriore candidatura del Comune di Pieve di Soligo a città della Cultura 2021.

Cosa signifca parlare di Paesaggio e cosa intendeva lo stesso Zanzotto per quest'ultimo, riconosciuto a livello internazionale come il "Poeta del Paesaggio"?

Usato per la prima volta nel 1500 in Francia e poi introdotto in Italia dai Vasari, il termine paesaggio è un neologismo che indica qualcosa di nuovo rispetto al paese, con cui si identifica, esso aggiunge una prospettiva o vista soggettiva sul paese, così da poterlo definire come una distesa di paese abbracciato dallo sguardo di un soggetto.

La prima immagine di osservatore del paesaggio è quella di Petrarca, in cima al Mont Ventoux: proprio lui che volle rifugiarsi nella campagna veneta di Arquà, dopo aver viaggiato ovunque in Europa, è stato un autentico viandante preromantico, moderno perchè ha rivolto lo sguardo lontano, mosso da umana curiosità e sete di conoscenza.

Per Zanzotto - da "Luoghi e Paesaggi" - il paesaggio è ciò che irrompe nell'animo umano fin dalla prima infanzia con tutta la sua forza dirompente: dallo stupore iniziale ha origine una serie infinita di tentativi per esperire le cose, come si verificano.

Fino a quel momento vi è uno scambio tra l'io in continua e perenne auto-formazione e il paesaggio come orizzonte percettivo totale, come mondo.

Il Paesaggio zanzottiano come eros della terra e limite in cui ci si rende riconoscibili è l'ambito di definizione del sè che nasce da un senso di mancanza e privazione iniziale.

Zanzotto era innamorato della sua terra, da cui raramente si è distanziato: qui per lui il colore è prepotente, qui il paese ha fatto la pittura veneta, imponendosi con la sua grazia violenta, piena e rapida.

Così il poeta Zanzotto descrive in prosa il suo paesaggio veneto:

"Le strutture geologiche, mare, piana, colli e vette tutti a portata d'occhio; il manto agreste condizionato dall'uomo, il manto boscoso, gli alberi e il loro individuo definirsi nella fantasia dei fogliami, il soave trapasso di ciascuno di questi elementi nell'altro. Dalla roccia all'ordinato anelito delle foglie, ai cori delle selve. La tastiera dei legni, delle essenze vegetali, dal nocciolo e dal sambuco fino al rovere primordialmente forzuto.
Robur: forza di linfe terrestri cresciute al massimo, in visibilità, in aggressività di verzure. E poi folle di erbe, nubi e acque - il trapasso perlato delle acque, la loro stasi sognante, argentee arterie, fini tendini, polpa d'ombre e di muschi nel seno del mondo. 
Un corpo già, una figura preumana?
E uccelli e animali consci delle loro novità; piumaggi, pellicce, occhi che s'avvivano di desiderio. E sopra, la calma totale, l'ultima e più eccelsa manifestazione, l'effusione del divino, il salto qualitativo: il cielo, che ha tutto per sè il suo azzurro eppure lo riverbera su tutto. Infine l'uomo: qui, non altrove. Nel suo luogo, tra i richiami della "innumerevole famiglia" già accennato da tutta la realtà e accolto poi nel folto nido, nella casa immensa, frequentata, stillante".

(Fonte: Rossella Tramet).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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Pieve di Soligo incontra Antonio Padellaro: “Ritroviamo in politica il concetto di interesse nazionale”

  • Pieve di Soligo
  • - 18 Gennaio 2020

Quando il contenitore è credibile e il contenuto è di qualità la gente risponde positivamente e il format di “Pieve Incontra” ne è la dimostrazione, confermata anche ieri sera, venerdì 17 gennaio 2020, dal grande successo di pubblico per l’incontro con Antonio Padellaro, giornalista de “Il Fatto Quotidiano”.

L’occasione è stata la presentazione, ospitata all’auditorium “Battistella Moccia” di Pieve di Soligo, del nuovo libro “Il gesto di Almirante e Berlinguer” che ha analizzato gli anni del terrorismo rosso e nero, l’assassinio di Moro e un diverso modo di fare politica nella contrapposizione fra destra e sinistra.

Un incontro che è stato l’occasione per parlare di due personaggi che hanno saputo porre l’interesse nazionale al di sopra di ogni cosa, mostrando quel modo di fare politica andando oltre la mera contrapposizione, costante assoluta dei tempi che stiamo vivendo.

Padellaro ha anche parlato di argomenti di attualità, legati alla politica degli ultimi anni, con un’attenzione particolare all’impatto del populismo, all’avvento del movimento delle sardine e alla crisi di identità della sinistra italiana che sembra aver perso la bussola con l’apparente abbandono delle sue storiche battaglie.

Il notista de “Il Fatto Quotidiano” è uno dei pilastri del giornalismo italiano con una grande carriera alle spalle: per vent’anni al Corriere della Sera, direttore dell’Unità, vicedirettore dell’Espresso e tra i fondatori de Il Fatto Quotidiano, di cui è stato direttore.

“Il gesto di Almirante e Berlinguer” è un saggio che contiene molto di più degli incontri segreti tra i leader del Movimento Sociale Italiano e del Partito Comunista Italiano, considerando i colloqui fra Giorgio Almirante ed Enrico Berlinguer, avvenuti all’ultimo piano di Montecitorio fra il 1978 e il 1979. Colloqui rispetto ai quali è trapelato d avvero poco sui contenuti, essendo rimasto solo lo spazio per elaborare delle ipotesi.

Si tratta di anni impegnativi per la storia della politica italiana del Novecento che spesso, in assenza di un approfondimento che scaturisce da un lavoro fatto in autonomia, non sono conosciuti dalle giovani generazioni.

Per Padellaro non è un problema che oggi “tutti possano fare politica”, aspetto facilitato dai media e dai traguardi della tecnologia, ma la vera criticità si nasconde dietro al fatto che la nostra classe dirigente non possieda lo stesso spessore culturale di chi un tempo parlava a nome dell’Italia in occasioni importanti, sia nazionali che internazionali.

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Da qui nasce quel senso di smarrimento dei giovani d’oggi, talvolta incapaci di ispirarsi trovando un politico che incarni dei valori chiari e condivisibili.

Per Padellaro le elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria sono un esempio concreto della deriva di questo Paese, visto che sono tutti concentrati sulla sola sfida tra Borgonzoni e Bonaccini, dimenticando il Sud che rimane la vera emergenza italiana.

L’edizione del 2020 di Pieve Incontra, curata dalla giornalista Adriana Rasera, continuerà con altri appuntamenti che permetteranno a tutti gli appassionati di approfondire svariati temi legati alla politica, all’attualità giornalistica e al sociale.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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Onorati i “martiri del gelo” della Campagna di Russia: commozione per lo spettacolo in loro memoria

  • Pieve di Soligo
  • - 19 Gennaio 2020

Tanta commozione e tutto il pubblico in piedi per applaudire il gruppo “I Sgrafalopa”, i cantastorie del Montello che ieri sera, sabato 18 gennaio 2020, hanno messo in scena all’auditorium “Battistella Moccia” di Pieve di Soligo una toccante rappresentazione con testimonianze e canzoni per ricordare la Campagna di Russia e la ritirata.

Presenti in sala gli artiglieri pievigini, con il presidente Fabio Decet, insieme a tutte le sezioni degli alpini del paese, con il presidente del gruppo alpini di Pieve di Soligo, Albino Bertazzon, il capogruppo degli alpini di Solighetto, Aldo Pradella e anche dei rappresentanti per il gruppo di Barbisano, vista l’assenza del presidente Bruno Calderari.

Il titolo dello spettacolo, “Italianski Karasho’ (italiani brava gente), si riferisce all’espressione che la popolazione russa ha utilizzato durante la Seconda guerra mondiale per definire i soldati italiani.

Sono stati tanti, infatti, gli episodi di solidarietà tra la popolazione locale e i soldati italiani, andati a combattere una guerra assurda con condizioni meteorologiche estreme.

Lo scopo dell’evento - come raccontano i cantastorie del Montello, gruppo nato a Biadene - è quello di raccontare la memoria storica delle vicende che hanno visto il coinvolgimento del Corpo di Spedizione Italiano in Russia, rinominato poi Armata Italiana in Russia. Si calcola che su 220 mila partiti, 90 mila furono i nostri connazionali caduti, dispersi e vittime della prigionia che non tornarono”.

“Ascoltando lo spettacolo - proseguono - sembra di vedere quella lunga marcia di soldati con i piedi congelati, le barbe ispide coperte di ghiaccio, assediati dalla fame e dal gelo, che avevano abbandonato l’ansa del Don per sfuggire all’accerchiamento dell’armata russa. Hanno combattuto undici cruente battaglie con armamenti gravemente insufficienti e senza alcun rifornimento. Il 26 gennaio del 1943 arrivarono a Nikolajewka presidiata da ingenti forze russe”.

“Al sottopassaggio della ferrovia - concludono - hanno dovuto combattere l’ultima disperata battaglia per uscire dalla sacca e riguadagnare la strada verso l’Italia, le loro case e le famiglie, lontane migliaia di chilometri. Hanno subito innumerevoli privazioni fisiche e morali, senza dimenticare il senso di abbandono da parte della loro patria, maledicendo chi li aveva mandati in quel macello”.

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Verso la fine della serata, nell’auditorium si è sentito un silenzio avvertito solo di rado in passato. Tante le persone commosse e gli sguardi concentrati sulle strazianti immagini proiettate sullo schermo.

Foto e video di soldati disperati, mandati a combattere in luoghi ostili, resi ancora più inospitali dalle rigide temperature che scendevano oltre i 40 gradi sottozero.

Il capogruppo degli Alpini di Pieve di Soligo, Albino Bertazzon, ha ribadito l’inutilità di tutte le guerre, anche di quelle attuali, sottolineando la fortuna di poter vivere in un periodo di pace.

Il vicesindaco di Pieve di Soligo, Luisa Cigagna, presente insieme all'assessore Danilo Collot in veste di rappresentanti dell’amministrazione comunale pievigina, non ha trattenuto le lacrime ricordando l’esperienza del padre, anche lui protagonista, suo malgrado, di quella triste pagina di storia per la quale è d’obbligo il ricordo in memoria dei “martiri del gelo”.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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Impegno corale per Pieve di Soligo capitale italiana della cultura 2021: il 2 marzo la presentazione del dossier

  • Pieve di Soligo
  • - 18 Gennaio 2020

Questa non sarà soltanto la candidatura di Pieve di Soligo ma quella di un intero territorio”: più volte si è sentita questa frase durante l’appuntamento pubblico di questa mattina, sabato 18 gennaio 2020, per discutere di Pieve di Soligo capitale italiana della cultura 2021.

Un percorso impegnativo che vedrà il sostegno di numerose amministrazioni comunali, fondazioni, associazioni, mondo del volontariato e realtà private unite insieme per una nuova sfida dove ancora una volta l’Alta Marca Trevigiana sarà al centro di un progetto ambizioso come lo è stato il cammino verso il riconoscimento a Patrimonio dell’Umanità del paesaggio delle colline di Conegliano e Valdobbiadene.

Pieve di Soligo, cuore del nuovo sito paesaggistico dell’Unesco, punterà sulle sue eccellenze e sulla fortuna di aver ospitato e ispirato grandi personaggi della cultura italiana come il poeta Andrea Zanzotto (100 anni dalla nascita nel 2021), il sociologo ed economista, grande maestro della cooperazione, Giuseppe Toniolo (100 anni dalla morte nel 2018), la celebre cantante lirica Toti Dal Monte (45 anni dalla morte nel 2020) insieme al ministro Francesco Fabbri (100 anni dalla nascita nel 2021) e a tante altre personalità della letteratura, della musica, dell’arte e della socialità.

Marco Zabotti, direttore scientifico dell’Istituto Diocesano “Beato Toniolo”, ha parlato di un territorio che, anche grazie a questa candidatura, potrà riscattarsi dall’antica povertà con una concezione dinamica della cultura per venire incontro alle esigenze della modernità.

Questa ulteriore ambizione, secondo le parole dello stesso Zabotti, non sarà vissuta in solitudine ma vedrà l’impegno corale di chi ha intuito le grandi possibilità di crescita per tutta l’area, con l’approccio di chi è consapevole di aver ricevuto un dono importante da custodire.

Una cultura che dovrà ispirare, pensando alle “vite illustri” che sono l’espressione più alta del territorio pievigino, una cultura che sarà capace di creare, grazie al marchio di fabbrica dell’intraprendenza di chi fa del lavoro il suo vero valore aggiunto e una cultura che dona ed è capace di offrire bellezza, arte, musica, enogastronomia e turismo di qualità, senza dimenticare la dimensione del volontariato e della cooperazione per tagliare grandi traguardi.

In tanti oggi non hanno fatto mancare la loro presenza a Pieve di Soligo con la promessa di un impegno fattivo per sostenere Pieve di Soligo, la sua gente e le sue peculiarità.

Dal Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Docg, con il suo presidente Innocente Nardi, sono arrivate parole di speranze per i giovani che, anche grazie a questo percorso, potranno trovare nuovi stimoli per rimanere sul territorio immaginando di poter costruire qui il proprio futuro.

Presenti all’incontro il sindaco di Pieve di Soligo Stefano Soldan con la giunta pievigina, il consigliere della Regione Veneto Alberto Villanova, Albino Cordiali, consigliere della provincia di Treviso e sindaco di Vidor, tanti sindaci e amministratori dei Comuni dell’Alta Marca Trevigiana, Mauro Canal, sindaco di Refrontolo e presidente dell’Ipa “Terre Alte” insieme a diversi rappresentanti di enti, associazioni, fondazioni e imprese del territorio.

Ora arriva forse il momento più difficile, con l’elaborazione del dossier per la candidatura di Pieve di Soligo capitale italiana della cultura 2021, che sarà presentato il prossimo lunedì 2 marzo 2020, con i tavoli di lavoro e tutte le sinergie che si dovranno instaurare per uno scopo finale il cui percorso, come è stato evocato più volte, sarà sicuramente l’elemento premiante.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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