“La Violenza Mai”, l’urgenza di cambiare mentalità. Nordio: “Il cervello della donna funziona meglio”. 

Giustizia, rispetto e responsabilità collettiva: queste le parole chiave dell’evento “La Violenza Mai. Lavorare insieme per la giustizia, il rispetto, la responsabilità,” promosso da Confindustria Veneto Est in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’appuntamento, che ha visto la partecipazione del Ministro della Giustizia Carlo Nordio e di figure istituzionali e imprenditoriali, ha lanciato un appello unanime per una rivoluzione nelle coscienze, unica strada per estirpare la violenza.

Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio

L’incontro è stato aperto dai saluti di Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est, che ha subito posto l’accento sulla necessità di agire contro la violenza, considerata una piaga inaccettabile e radicata negli stereotipi, che rendono spesso gli abusi un elemento “normale” in ambienti familiari e lavorativi.

Carlo Nordio

La Presidente ha scelto di illustrare la sua visione attraverso due testimonianze di vita evocative, che sottolineano il ruolo cruciale delle donne nell’educazione e nel cambiamento culturale.

Il primo aneddoto ha radici lontane nel tempo e nello spazio: un viaggio in Kenya compiuto oltre trent’anni fa. Fermandosi in un villaggio, la Presidente Carron ebbe modo di parlare con un sacerdote cattolico. La frase che le fu detta in quell’occasione ha continuato a guidare la sua riflessione:

Il Questore di Treviso Alessandra Simone

Quando educhi una donna, educhi un’intera comunità.” Questo invito, ha spiegato Carron, evidenzia quanto sia decisivo dare alle ragazze e alle donne strumenti, conoscenza e autonomia, riconoscendo nella loro forza  il “motore silenzioso del cambiamento” per l’intera società.

La presidente di Confindustria Veneto Est Paola Carron

Il secondo episodio, più vicino, ha coinvolto la sua sfera familiare. Passeggiando con il figlio dodicenne, assistette a una scena in cui un uomo insultava chiaramente la compagna. La reazione spontanea del bambino fu: “Mamma, ma perché è così cattivo? Mi viene quasi voglia di dirgli qualcosa.

In quel momento, pur provando rabbia per l’accaduto, la Presidente provò anche orgoglio. Capì che il rispetto, il senso di giustizia e la capacità di riconoscere un abuso siano valori importanti, come riuscire a trasmetterli alle generazioni successive sia una battaglia di apicale importanza.

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha affrontato il tema su due fronti, normativo e storico-evolutivo. Sul piano legislativo, ha chiarito la specificità del reato di femminicidio: la vittima è uccisa “in quanto donna, cioè è vittima di una sopraffazione specifica da parte del partner che vuole affermare la sua supremazia.” A sottolineare la gravità, la pena prevista è l’ergastolo secco.

Paola Carron

Il Ministro ha poi fornito una prospettiva storica, evidenziando quanto sia difficile sradicare pregiudizi radicati in millenni: ha citato l’esistenza del Diritto d’Onore fino al 1981 e la supremazia maritale che ha dominato il diritto civile fino agli anni Settanta.

In un passaggio molto significativo, il Ministro ha portato l’attenzione sulla scienza, citando i dati di due neurofisiologi che, attraverso la PET e la RMN dinamica, hanno dimostrato che “il cervello delle donne funziona molto meglio di quello degli uomini”.

Il Ministro ha bilanciato questo dato con la tradizione storica: “Siamo in presenza di una sorta di bilanciamento tra una tradizione di superiorità mascolina… e la forza mentale. Se il parametro fondamentale dell’agire è il cervello, la donna è superiore“.

Ha poi aggiunto che questa superiorità, dove la selezione avviene attraverso il raziocinio, è già evidente in settori come la magistratura, dove sempre più posizioni apicali sono occupate da donne. La sfida è far sì che il maschio sia “preparato a riconoscere questa nuova situazione” che viene a scalfire una sedimentazione tremillenale.

Angela Colmellere

La campagna di sensibilizzazione ha trovato concretezza nell’opuscolo ministeriale illustrato dall’Onorevole Angela Colmellere, Consigliere del Ministro Nordio e co-autrice. Il progetto, realizzato insieme a Michela Pizzinat(Graphic Designer), è un vademecum dal linguaggio semplice e diretto, pensato per l’identificazione immediatadei segnali di pericolo.

La Colmellere ha citato alcuni esempi chiave: “È violenza quando ti senti umiliata, svalutata, annullata” e ha ribadito che l’educazione al rispetto è un seme che va gettato sin dall’infanzia, a partire dalla famiglia e dalla scuola.

Il Questore di Treviso, Alessandra Simone, ha portato il punto di vista delle Forze dell’Ordine, concentrandosi sul subdolo meccanismo del controllo, spesso scambiato per amore, specialmente dalle nuove generazioni.

“Le giovani donne pensano che il fatto che il proprio compagno, il proprio ragazzo dica di non mettere la minigonna… sia una forma di amore. Scambiano per amore invece quello che è soltanto possesso, e sono i primi atti pericolosi di una escalation.”

Angela Colmellere

Il Questore ha lanciato un forte allarme sulla necessità di agire sulla prevenzione, prima che il ciclo di violenza si incarni in dinamiche perverse che portano al femminicidio, poiché “i segnali ci sono, ed è estremamente limitante parlare di raptus.

La riflessione si è ampliata al ruolo dell’economia. Il Questore Simone ha definito la violenza economica come “efferata,” specificando che “privare una donna dei soldi, della gestione del patrimonio familiare, è violenza economica“. 

Alessia Miotto, CEO Imesa SpA e Presidente del Gruppo Metalmeccanico CVE, ha ribadito la necessità di aiutare le donne ad acquisire consapevolezza a fare impresa, un passo fondamentale per l’indipendenza e per combattere quella violenza sommersa che è l’anticamera della violenza fisica. Miotto ha espresso orgoglio per il coinvolgimento degli imprenditori uomini che partecipano attivamente a questa battaglia.

parte della platea presente in sala

L’ultimo appello del Ministro Nordio, richiamato sul palco per un saluto finale, ha rafforzato questo concetto, ricordando che la perdita dell’autonomia economica significa la perdita dell’indipendenza generale, un meccanismo storicamente indotto per mantenere la soggezione.

Il messaggio conclusivo, rilanciato da tutti gli oratori, è di speranza supportata dai fatti, con Nordio che ha invitato alla gratitudine nei confronti della donna. L’evento ha sancito che la lotta contro la violenza non è un momento isolato, ma una “battaglia quotidiana” da combattere congiuntamente in ogni ambiente, per una parità che sia finalmente sostanziale.

(Autore: Francesco Bruni)
(Foto e video: Francesco Bruni, copertina Archivio Qdpnews.it)
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