Il modello a piramide lascia spazio ad un modello a “diamante”. Meno posizioni di ingresso, più responsabilità immediata. Una sfida per la formazione dei giovani professionisti, non solo per l’organico degli studi.
Per decenni l’ingresso nelle carriere professionali ha seguito uno schema ben preciso: una base ampissima di profili junior impegnati in mansioni ripetitive e di controllo, da cui attingere per selezionare, anno dopo anno, chi avrebbe occupato i ruoli di responsabilità. È il classico modello a piramide. Oggi l’impatto delle tecnologie emergenti e dell’intelligenza artificiale sta mettendo in discussione proprio quella base, ridisegnando la struttura organizzativa di studi e società di consulenza.
Perché il cambio di modello – Tra gli analisti del lavoro si fa strada una nuova rappresentazione: la struttura a “diamante” . In questo modello la base dei profili di ingresso si restringe, mentre il baricentro si sposta verso posizioni intermedie. Chi entra oggi nell’organico non lo fa più per svolgere compiti meramente esecutivi, ma per supervisionare, validare e correggere l’output generato dagli algoritmi.
La motivazione è chiara: la redazione di prime bozze, le ricerche preliminari e le verifiche formali sono attività standardizzate che le soluzioni informatiche svolgono in pochi secondi. Va precisato che la contrazione delle assunzioni giovanili non dipende solo dalla tecnologia: nel settore della consulenza e dei grandi network di revisione si sommano il riallineamento post-pandemico e il rallentamento economico generale. I dati forniti dai principali colossi internazionali evidenziano comunque un trend netto. PwC prevede di ridurre le assunzioni entry-level nell’area tax e audit di circa 1/3 entro il 2028; KPMG UK ha già tagliato di circa il 30% i programmi di inserimento per neolaureati, mentre Deloitte ed EY nel Regno Unito hanno contratto i rispettivi programmi graduate del 18% e dell’11%. A livello di settore, il calo complessivo delle offerte per profili junior si avvicina al 40% su base annua. L’intelligenza artificiale agisce quindi come acceleratore di un processo riorganizzativo già in atto, più che come sua unica causa.
Vantaggi e punti di attenzione – Il cambio di paradigma porta con sé opportunità evidenti. Sul fronte dell’efficienza, si azzerano i tempi morti dedicati a operazioni ripetitive, archiviazione o trascrizione. I giovani professionisti, per parte loro, possono saltare la fase di gavetta più meccanica e concentrarsi prima sul ragionamento analitico e sul controllo di merito, mentre per gli studi si riducono i costi fissi legati alle prime fasi del lavoro professionale.
Restano però almeno 2 criticità difficili da ignorare. La prima è che la soglia d’ingresso si alza: chiedere competenze già mature fin dal primo giorno rende più complesso l’inserimento di chi ha poca esperienza alle spalle. La seconda, più strutturale, riguarda il giudizio critico: la capacità di riconoscere un errore o un’anomalia nasce dall’aver gestito manualmente centinaia di casi reali e senza quella pratica sui dettagli diventa più difficile valutare la bontà del lavoro prodotto dall’IA.
L’impatto pratico nello studio professionale – Un esempio concreto aiuta a capire la portata del cambiamento. Nella gestione di pratiche straordinarie o nella due diligence per un’operazione societaria, fino a poco tempo fa il tirocinante o il collaboratore junior trascorreva giorni ad analizzare contratti, estrarre clausole e verificare scadenze.
Oggi un software basato sull’IA genera un prospetto sintetico e accurato in pochi minuti. Il ruolo del giovane professionista non è più estrarre il dato, ma verificare che il modello non abbia interpretato male una clausola ambigua: la competenza richiesta si sposta dall’esecuzione al controllo di qualità.
Il passaggio dalla piramide al diamante non deve spaventare, ma impone un cambio di approccio nell’organizzazione del lavoro. Per gli studi professionali diventa fondamentale affiancare da subito i giovani ai colleghi più esperti sui casi complessi, così che l’uso degli strumenti digitali aumenti la produttività senza impoverire la capacità di giudizio critico e la formazione sul campo.
(Autore: Cristian Zuliani – Sistema Ratio)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
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