Sotto l’ombrellone l’AI non è andata in ferie

Il settore dell’intelligenza artificiale, che di stagioni non ne conosce, ha passato l’agosto del 2026 a lavorare.

Sul fronte dei modelli, il ritmo è stato quello a cui ci stiamo abituando, cioè un rilascio ogni pochi giorni. Google ha messo in campo Gemini 3.7 Flash 3 settimane dopo la versione 3.6, dimezzando i costi.

Alibaba ha annunciato un Qwen da 2,4 trilioni di parametri e, 11 giorni dopo, un fratello minore da 27 miliardi rilasciato con licenza aperta.

DeepSeek, Meta, NVIDIA e ByteDance hanno fatto uscire ciascuno la propria versione aggiornata. Chi tenesse un foglio di calcolo dei rilasci si accorgerebbe che aggiornarlo costa più tempo di quanto ne
faccia risparmiare uno qualunque di quei modelli.

Le notizie che restano sono altre, e nessuna riguarda le classifiche di velocità. La prima è arrivata l’11.08, quando Anthropic ha annunciato che Claude marca i propri output con un’impronta invisibile incorporata nel testo e con metadati di provenienza sui file immagine. La marcatura è partita il 2.08 sui modelli nuovi e vale in tutto il mondo, non solo in Europa, perché la scadenza europea sulla trasparenza fissata dall’AI Act cade il 2.12.2026 e mantenere 2 filiere separate sarebbe costato più che marcare tutto.

La seconda notizia è un ritiro. Microsoft ha comunicato che dal 14.09 la funzione Copilot di Excel smetterà di essere disponibile, dopo 1 anno abbondante di anteprima e senza essere mai arrivata alla disponibilità generale, che era attesa nel 2027. Chi ci aveva costruito sopra qualche foglio dovrà smontarlo per tempo, e chi non l’aveva mai vista dovrà soltanto prendere nota che una funzione può nascere, vivere in beta e morire senza aver mai debuttato.

Sul piano delle regole, chi è tornato dalle ferie trova un calendario riscritto. Il Digital Omnibus ha spostato al 2.12.2027 gli obblighi per i sistemi ad alto rischio autonomi e al 2.08.2028 quelli per i sistemi incorporati in prodotti già regolati, regalando a chi doveva prepararsi qualcosa come 16 o 18 mesi in più. La scadenza sulla trasparenza dei contenuti generati è invece rimasta dove stava, al 2.12.2026. Lette insieme, le 2 date dicono da che parte si sta muovendo il legislatore europeo, che allenta sulla certificazione dei sistemi e stringe su quello che va dichiarato al lettore.

Messe in fila, le 3 cose raccontano un agosto in cui il rumore stava sui modelli e il segnale stava altrove. Un modello che costa la metà di quello uscito 3 settimane prima cambia poco alla giornata di uno studio, perché nessuno di noi stava rinunciando a usare l’intelligenza artificiale per via del prezzo. Una funzione che sparisce dai fogli di lavoro e una data entro cui i contenuti sintetici andranno dichiarati cambiano invece il modo in cui si lavora e quello che si dovrà scrivere nei documenti.

Il cambiamento più rilevante, però, non è l’ennesimo modello più veloce, più economico o più grosso del precedente. È il passaggio, ormai evidente anche ad agosto, dalla chat agli agenti. L’intelligenza artificiale sta uscendo dalla finestra in cui le si fanno domande per entrare nei processi in cui le si assegnano compiti: leggere documenti, controllare dati, preparare bozze, eseguire passaggi, restituire un risultato. Meno conversazione, più delega operativa. Ed è qui che, per studi professionali e imprese, la questione smette di essere quale modello provare e diventa molto più concreta: quali attività siamo disposti a far eseguire a un sistema, con quali controlli e con quali responsabilità. Il resto, compreso il modello del mese, rischia di essere soltanto cronaca balneare.

(Autore: Alessandro Mattavelli – Sistema Ratio)
(Foto: Ab. Unsplash.com)
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