Il sesso che cambia con il termometro

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C’è un dettaglio che sfugge quasi sempre nel racconto pubblico del cambiamento climatico: non uccide sempre per calore diretto, spesso lavora più in profondità, riscrivendo le regole biologiche che governano la riproduzione stessa. La rana agile (Rana dalmatina), specie comune anche nelle nostre zone umide venete, offre un caso di scuola tanto elegante quanto inquietante.

Come noi, le rane agili possiedono un sistema cromosomico XX/XY: le femmine sono XX, i maschi XY. Ma a differenza nostra, questo destino genetico non è definitivo. Un’esposizione a poche giornate di ondata di calore durante lo sviluppo può indurre in un individuo geneticamente femmina lo sviluppo di testicoli funzionanti: un maschio a sesso invertito, fertile in tutto e per tutto, ma con un genotipo che resta XX.

Questo fenomeno, noto da decenni nei pesci e negli anfibi, non è un errore di sistema quanto una strategia evolutiva. Un’infanzia segnata da temperature estreme rallenta crescita e sviluppo, riducendo le probabilità di raggiungere l’età riproduttiva. Passare al fenotipo maschile, che matura più rapidamente e a dimensioni minori, permette all’individuo di “fare il meglio di un cattivo affare”: riprodursi prima che il tempo scada. Una forma di plasticità adattativa che, in condizioni climatiche stabili, avrebbe senso.

Il problema è che le condizioni non sono più stabili.

Una ricerca pubblicata su Science Advances ha seguito per anni popolazioni di rane agili attraverso esperimenti di campo semi-naturali, tracciando accoppiamenti, deposizioni e sviluppo della prole. I risultati compongono un quadro preoccupante. I maschi a sesso invertito, pur fertili, generano esclusivamente prole XX, ovvero geneticamente femminile: un meccanismo che dovrebbe compensare lo sbilanciamento verso i maschi indotto dal caldo. Ma questa stessa prole mostra una probabilità più elevata di subire a sua volta l’inversione di sesso, generando un circolo di retroazione positiva: più caldo, più maschi a sesso invertito, più prole predisposta a diventare a sua volta maschile, indipendentemente dal genotipo di partenza.

A questo si aggiungono segnali più sottili. Le femmine sembrano praticare una forma di scelta criptica, trattenendo parte delle uova quando accoppiate con maschi a sesso invertito, quasi un rifiuto inconsapevole. E la prole di questi padri, se esposta sia al calore da girino sia successivamente a un patogeno virale specifico degli anfibi, mostra carichi virali più elevati: lo stress climatico e quello immunitario non si sommano, si moltiplicano.

Integrando questi dati in un modello previsionale, i ricercatori stimano che, nello scenario di riscaldamento in corso, simili popolazioni abbiano davanti a sé poche decadi prima del collasso demografico. Se i meccanismi di compensazione falliscono, per il rifiuto delle femmine, per l’inversione ereditaria, o per la maggiore vulnerabilità alle malattie, l’estinzione locale potrebbe arrivare ancora prima.

Vale la pena notare che il fenomeno non è universale né uniforme: in specie come le tartarughe marine, dove il sesso è determinato interamente dalla temperatura di incubazione, il calore produce l’effetto opposto, un eccesso di femmine. Ogni specie ha la propria norma di reazione termica, la propria soglia critica, il proprio destino riproduttivo scritto in gradi centigradi. Questo rende impossibile una ricetta di conservazione generica: serve conoscenza puntuale, popolazione per popolazione, stagno per stagno.

Ma la lezione di fondo resta trasversale.

La crisi climatica non minaccia solo gli habitat: riscrive le regole con cui la vita si riproduce.

E lo fa senza clamore, senza immagini scioccanti da condividere sui social, semplicemente alterando un rapporto tra i sessi che milioni di anni di evoluzione avevano calibrato con precisione chirurgica. Non ci sarà bisogno di un evento estremo per assistere a un collasso demografico: basterà che l’estate duri qualche giorno di troppo, ogni anno, per qualche decade.

(Autore: Paola Peresin)
(Foto: Ab. Unsplash.com)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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