A proposito di look

Nel bel mezzo dell’estate, potrebbe apparire una semplice concessione a qualcosa di meno importante, e di più leggero e frivolo. D’altronde, la stagione calda e divertente per antonomasia ci metterebbe giustamente nella condizione, una volta tanto, di condividere riflessioni meno seriose e preoccupate rispetto alle cronache quotidiane che un po’ ci inquietano durante tutto l’anno.

Eppure, parlando di “look” – secondo il vocabolario Treccani, tutto quello che è riferito “all’aspetto esteriore, appositamente studiato per quanto riguarda il modo di vestire, di truccarsi, di pettinarsi” – possiamo dire che anche la stagione estiva non sembra immune da considerazioni, valutazioni, critiche e polemiche che danno il segno di come il tema dell’immagine personale abbia ormai acquisito una dimensione assolutamente rilevante nella vita di tutti i giorni di tante persone. Certo, non si può non notare come una certa stravaganza di abbigliamento e di stile accompagni non da oggi le situazioni anche più qualificate di presenza e di incontro fra le persone, pure quando il proprio modo di vestire e i propri canoni di eleganza diventerebbero non secondari rispetto alla tipologia non banale delle situazioni, Siamo arrivati al punto, in verità, che proprio e soprattutto in estate, in varie località turistiche in giro per l’Italia, si diffondono a macchia d’olio ordinanze di sindaci finalizzate a comportamenti seri e al rispetto del decoro degli ambienti urbani, giusto in riferimento a tenute di residenti e visitatori considerate troppo libere e ardite.

Più di recente, hanno fatto decisamente notizia anche le prese di posizione di titolari di esercizi pubblici che hanno messo nero su bianco l’indicazione di “look” non troppo liberi e sportivi per poter essere clienti dei locali, esprimendo chiaramente il favore per un approccio più “classico” rispetto al formato “casual spinto”, potremmo dire. Insomma, il tema del “look” non passa inosservato, neppure d’estate, come ricordarci che “l’abito non fa il monaco” ma, forse, anche sì, direbbe qualcuno. 

Sostanzialmente, si tratta di capire se anche un certo modo di vestirsi e di presentarsi all’attenzione di coloro che frequentano i nostri stessi ambienti possa dare un’immagine giusta, genuina e fedele delle nostre scelte e del nostro (auspicato) buon gusto, oppure se concessioni a mode sempre più spinte agli eccessi possa invece contribuire in negativo a far parlare di noi. Bisogna ammettere che questo tema spesso non viene più considerato fra quelli prioritari, in maniera trasversale, per cui le concessioni alla “libertà d’espressione” e all’informale si fanno sempre più larghe e diffuse, con punte non indifferenti di cosiddetto “cattivo gusto”.

Magari, anche quando si tratta di andare all’esame orale della maturità, oppure a un colloquio di lavoro, a una cerimonia pubblica particolarmente importante, persino ai funerali. Non c’è niente da fare: l’educazione ricevuta influisce decisamente nelle fasi della giovinezza, ma ai giorni nostri poi si constata che pure l’età adulta si lascia ben influenzare da concezioni di “look” sinceramente sorprendenti nella loro inadeguatezza alle circostanze.

Torna, insomma, il tema di come essere a modo nelle vicende della vita di tutti i giorni nel Paese dell’eleganza per eccellenza, dello stile, del buon gusto, dell’italianità che detta la moda nel mondo. Non è solo una questione d’abito, ma di come vogliamo “abitare” veramente gli spazi concreti delle relazioni umane e che cosa vogliamo “indossare”, non soltanto nella cura del vestito e dell’estetica d’immagine ma, soprattutto, dentro, nella nostra interiorità che genera bellezza e pienezza di rapporti virtuosi e rispettosi con tutti.

Sappiamo benissimo, ad esempio, che in determinate occasioni di festa alle quali siamo invitati non possiamo presentarci senza una cura della persona, a tutti i livelli, e senza un abito che nella sua eleganza attesti che vogliamo essere parte integrante di quel momento di gioia e, soprattutto, desideriamo condividere il senso profondo di quell’evento che ci vede coinvolti direttamente. Non possiamo sbagliare, perché sappiamo altrimenti di poter mettere a rischio un’amicizia, o comunque una relazione significativa della nostra esistenza. 

Servono pertanto rispetto felice e partecipazione autentica, dunque, nel segno di una libertà responsabile che sa stare al proprio posto con messaggi di semplicità, essenzialità e sobrietà, ma con il fascino dell’eleganza che non si fa notare, ma che non passa inosservata.

Dovrebbe essere un messaggio valido ad ampio raggio, non solo nei circoli privati o nelle vicende circoscritte, ma come sentito e convinto contributo individuale a un mondo che sta cercando di trovare faticosamente nuovi equilibri e nuovi valori, e che forse va aiutato con qualche idea buona e con generosità, e con un look personale e collettivo che lo sappia “abitare” al meglio, durante tutto l’anno.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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