Ci troviamo di fronte a uno stillicidio di fatti di cronaca nera che in questo ultimo periodo ci addolora, ci fa paura, ci inquieta e ci fa pensare. E ogni tanto, in questo clima di socialità troppo spesso negativo, risuonano le parole del ritornello della famosa canzone di Marco Mengoni che ci ricorda, come un monito e un impegno di civiltà e di naturale solidarietà: “Credo negli essere umani …. che hanno coraggio … di essere umani”.
Certo, non banalizziamo con il rimando a un motivo musicale, pur accompagnato dal successo e da una certa pregnanza di contenuti e di significati. Ben altri, e più elevati e autorevoli, potrebbero essere i riferimenti morali, filosofici, giuridici e culturali che dovrebbero farci interrogare su questa sorta di deriva alla quale stiamo assistendo con un certo senso di malcelata preoccupazione. Non ci sono tanti elementi per stare tranquilli, in effetti, oggigiorno. Già esistono le questioni delicatissime della pace e della cooperazione internazionale messe a dura prova da conflitti regionali che insanguinano da anni il cuore dell’Europa e del Medio Oriente, e che gettano una luce sinistra sulla capacità di Stati e leader di perseguire veramente gli interessi dei propri popoli, risolvendo le controversie politiche, economiche e territoriali senza ricorrere all’uso di armi sempre più potenti e allo sterminio di civili inermi.
E’ un bollettino devastante di lutti e di rovine che quotidianamente aggiunge numeri di vittime a una sequenza inaccettabile di morti di ogni età che non hanno colpa alcuna, e provoca sofferenze inaudite a chi è costretto a subire l’orribile violenza delle guerre e cerca, nonostante tutto, di trovare ragioni di vita e di speranza.
Esseri umani, dicevamo, costretti a convivere con le privazioni di ogni libertà e sicurezza personale e comunitaria, all’interno di scenari di battaglie continue che sembrano vanificare gli sforzi e i progetti di quella parte di umanità illuminata che da decenni si impegna per ripudiare la guerra e i suoi tragici ricordi delle belligeranze mondiali del secolo scorso, a livello planetario, costruendo per il futuro prospettive concrete di concordia e di collaborazione in campo internazionale. Ma non basta, purtroppo.
Nel contesto della dinamica sociale, da qualche tempo ormai, a livello sia locale che nazionale, diventano sempre più numerosi gli episodi nei quali si attenta a quanto di più sacro esiste per la persona umana considerata come elemento fondante della nostra civiltà, violando con crudeltà la sua integrità fisica e morale, senza rispetto alcuno neppure per l’infanzia. Siamo costretti a fare i conti con episodi che si ripetono troppo spesso, e che manifestano totale noncuranza e assenza di ogni senso di umanità e di pietà verso le vite degli altri. Come se importasse soltanto l’affermazione violenta di se stessi, un furore predatorio verso le cose che appartengono e sono nella disponibilità di altre persone, una concezione dei rapporti familiari e sociali interpretata come prevaricazione, ostilità, sfregio, sfruttamento, ricerca assoluta di piaceri e di interessi materiali, fino al punto estremo di uccidere, senza alcun motivo, per le ragioni più futili e abbiette. Si fa fatica ad accettare, ad ascoltare, a prendere consapevolezza che anche i giovani sono travolti da questa ondata di ostilità verso il prossimo, che sembrerebbe mettere in discussione le conquiste di civiltà etica e giuridica ritenute ormai acquisite attraverso meccanismi educativi e livelli alti di qualità della vita e di benessere, almeno nel nostro Paese.
E’ come se fosse ricomparso all’improvviso l’abisso del male, nella sua banalità, gratuità e insensatezza, all’insegna di quel famoso “homo homini lupus” che ha già drammaticamente segnato intere stagioni di terrorismo e di criminalità, e contro il quale è da sempre in marcia il grande esercito del bene, nonostante tutto. E’ proprio vero: in questa nostra epoca ci vuole coraggio ad essere umani, a non lasciarsi vincere da spiriti guerrafondai che esistono un po’ dappertutto, anche in quella pratica politica che sarebbe invece chiamata a comporre pacificamente e in maniera costruttiva i temi della vita di tutti nello spirito autentico di servizio al bene comune.
E va detto che non possiamo assolutamente lasciare il campo della nostra convivenza civile a coloro che cercano di distruggerne il senso e il fondamento, ponendo le basi di una società della paura e dell’angoscia nella quale siamo costretti a temere per la nostra stessa incolumità, nelle nostre case, nelle piazze e lungo le vie dei nostri paesi e delle nostre città, negli ospedali, nelle stazioni e in tutti quei luoghi che dovrebbero essere frequentati con tranquillità e serenità. Non è questo il momento di scoraggiarci: dobbiamo invece esercitare con sempre maggiore convinzione ed efficacia le nostre prerogative di cittadinanza, come “esseri umani” che danno valore a ciò che è giusto e da rispettare, e a ciò che unisce e fa grande il senso stesso di una comunità.
Alleanze educative, comunicazione adeguata e istituzioni che funzionano, anche per distogliere dagli illeciti e punire con certezza le violazioni e i reati che vengono commessi: ecco ciò che serve. Non possiamo transigere, non possiamo rassegnarci: siamo esseri umani, dotati di altissima libertà e dignità, naturalmente sociali e in relazione pacifica con tutti, e dobbiamo essere accolti, riconosciuti, garantiti. Ognuno, insieme agli altri, perché nessun uomo è un’isola, nessuno si salva da solo.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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