Il leopardo che non c’è

Il 4 agosto è Giornata Mondiale del Leopardo Nebuloso, e per una volta la genomica offre più materiale di quanto ne offra il calendario delle ricorrenze. Uno studio pubblicato nel 2023 su Science Advances ha sequenziato per la prima volta il genoma completo di Neofelis nebulosa, permettendo di quantificare ciò che fino a pochi anni fa restava intuizione da campo: il genere Neofelis, isolato dagli altri grandi felini da circa sei milioni di anni, ha attraversato un declino demografico continuo nell’ultimo milione di anni, aggravato dalle oscillazioni climatiche del Pleistocene e oggi precipitato dalla deforestazione e dal commercio illegale.

I dati genomici restituiscono un quadro più severo di quanto la percezione pubblica suggerisca. Il coefficiente di consanguineità misurato attraverso i tratti di omozigosi raggiunge il 34,72% nella forma continentale e il 52,02% in quella di Sumatra e Borneo, valori superiori a quelli della lince iberica, il felino che la letteratura conservazionistica cita abitualmente come paradigma dell’erosione genetica da bottleneck. A questo si aggiunge un dato riproduttivo che da solo basterebbe a giustificare l’allarme: l’82% degli spermatozoi analizzati negli individui in cattività presenta anomalie strutturali, la percentuale più alta mai registrata tra i felidi.

Proprio perché il leopardo nebuloso non esiste in Veneto, il suo caso diventa uno strumento analitico più pulito di quanto lo sia qualunque specie di casa nostra. Nessun conflitto locale, nessuna narrazione identitaria, nessuna sovrapposizione con l’attività venatoria o con la ruralità politica ne offusca la lettura: restano soltanto i meccanismi, gli stessi che regolano ogni popolazione isolata sotto una certa soglia critica. La deriva genetica, la perdita di eterozigosi, il collasso riproduttivo che il genoma del leopardo nebuloso rende misurabile non sono eventi esotici confinati alle foreste del sud-est asiatico: sono le stesse leggi che governano, su scala minore e con minore visibilità, i nuclei di lupo e di orso italiani, ogni volta che la frammentazione dell’habitat riduce una popolazione sotto la soglia di sicurezza genetica.

Ricordare questa giornata in Veneto, allora, non serve a celebrare un animale lontano: serve a osservare, senza il rumore del conflitto locale, come funzionano davvero le leggi della Biologia della Conservazione, prima di riapplicarle, con tutta la complicazione del caso, alla fauna che condivide il nostro territorio.

(Autore: Paola Peresin)
(Foto: Ab. Unsplash.com)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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