Il 16 luglio si celebra la Giornata mondiale dei serpenti, ricorrenza minore nel calendario della divulgazione naturalistica ma utile per misurare la distanza tra la biologia di un taxon e la sua percezione culturale. In nessun altro gruppo animale questa distanza è così ampia: pochi vertebrati subiscono una persecuzione tanto sproporzionata rispetto al rischio reale che rappresentano.
Il Veneto ospita una erpetofauna relativamente ricca, distribuita lungo un gradiente che va dalla pianura all’arco prealpino e alpino. Il biacco (Hierophis viridiflavus) è la specie più diffusa e la più spesso vittima di uccisioni per errore di identificazione, nonostante sia innocuo e ecologicamente utile come predatore di micromammiferi. La biscia dal collare (Natrix helvetica), legata agli ambienti umidi e ai corsi d’acqua, frequenta le zone golenali del Piave e del Brenta.
Sui rilievi prealpini e nelle Dolomiti bellunesi si trova la vipera comune (Vipera aspis), l’unica specie del territorio dotata di apparato inoculatore di veleno realmente rilevante per l’uomo, e tuttavia responsabile in Italia di un numero di decessi annuo pressoché nullo grazie alla disponibilità di siero antiofidico e alla scarsa aggressività della specie, che morde quasi esclusivamente per difesa diretta.
Il problema non è quindi epidemiologico ma cognitivo. La confusione sistematica tra biacco e vipera, favorita dall’assenza di un’educazione naturalistica di base, produce ogni estate un numero di uccisioni di serpenti innocui largamente superiore a qualunque danno che gli stessi animali potrebbero causare. Si tratta di un caso paradigmatico di infodemia faunistica: la percezione del rischio non è calibrata sui dati ma su un repertorio di paure ereditate, in gran parte precedenti a qualunque conoscenza erpetologica moderna, e refrattarie alla correzione empirica.
Dal punto di vista ecologico i serpenti del Veneto svolgono un ruolo regolatore nelle catene trofiche di pianura e collina, contenendo le popolazioni di roditori e contribuendo al controllo naturale di specie che incidono su agricoltura e sanità pubblica: una funzione che prescinde da qualunque stato di conservazione e vale allo stesso modo per una popolazione florida o in contrazione.
Un serpente non chiede di essere amato. Chiede soltanto di essere riconosciuto per quello che è, il che, in un paese che fatica a distinguere un biacco da una vipera, resta l’atto di biologia della conservazione più elementare e più disatteso.
(Autrice: Paola Peresin)
(Foto: Ab. Unsplash.com)
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