La vita è adesso

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Il titolo riproduce esattamente quello di una famosa canzone degli anni d’oro di Claudio Baglioni, con evidente approvazione di chi nutre una sana nostalgia per quel tempo del tutto speciale dal punto di vista della memoria e degli affetti, che appartiene ormai a vari decenni orsono. Sembra una declinazione veramente in linea con una frase del famoso scrittore brasiliano Paulo Coelho, spesso citata, che ci costringe a riflettere sulla caducità della vita e sulla necessità di non rinviare immotivatamente le cose eseguibili nell’immediato. “Un giorno ti sveglierai e non ci sarà più il tempo di fare le cose che hai sempre sognato. Falle. Adesso”: così scrive Coelho, richiamandoci a una verità della nostra esistenza spesso ammessa in privato e in pubblico, ma con altrettanta facilità poi dimenticata dentro la stringente attualità delle occupazioni e dei pensieri quotidiani.     

Bisogna ammettere che c’è qualcosa in questa frase del tutto evidente, in modo preciso e riconoscibile, perché non dice niente che non sia già in qualche modo conosciuto e sperimentato. Esistono momenti nella vita, infatti, in cui si comprende sino in fondo come ci sia bisogno di dare valore al presente, a quello che si trova e si percepisce nell’immediato, senza coltivare l’idea di un rinviare sempre a tempi migliori quello che si potrebbe invece mettere in agenda con efficacia nell’oggi.  

Qualche esempio, che non abbia caratteristiche straordinarie? Visto che siamo in estate, e che per molte persone questo periodo coincide con le tanto agognate ferie, basterebbe riferirsi a tutte le volte in cui progetti concreti di salutari riposo e attività, viaggi e vacanze, sono stati sacrificati sull’altare degli ultimi lavori da fare, delle scadenze su cui (ancora) concentrarsi, degli impegni che diventano a tutti i costi inderogabili, indifferibili e urgenti. Risultato finale?

Le occasioni importanti per un vero relax liberante e costruttivo, capace di migliorare realmente il benessere individuale e familiare, vengono rinviate sistematicamente, fino al punto di rischiare di sparire ogni volta, di anno in anno, dal calendario degli eventi qualificanti organizzati per la propria rigenerazione fisica, spirituale, culturale e sociale. Come se fossimo macchine, come se avessimo pile inesauribili, come se le pause doverose e le iniziative a beneficio del ristoro del nostro corpo e del nostro animo non fossero fattori umanamente significativi e decisivi per una vita di qualità, buona e salutare, da tutti i punti di vista. Abbiamo fatto un esempio di stagione, per dire, ma ci sono mille altre situazioni della nostra esistenza nella quale ci accorgiamo di privilegiare una concezione del tempo tutta proiettata al domani, mentre ci dimentichiamo con troppa facilità che rischiamo di perdere le grandi potenzialità contenute in una visione e in un sentimento di attenzione e di cura per l’attualità.

Che cosa succede, infatti? Nel corso della nostra esistenza, sono gli imprevisti, le malattie, le difficoltà, le privazioni a presentarci il conto, e a ricordarci come “del doman non c’è certezza” – riprendendo il famoso verso della “Canzona di Bacco” di Lorenzo de’ Medici, che invita a godersi il momento presente – e che vale la pena gustare al meglio le belle occasioni del tempo presente, senza pensare continuamente che ci potranno essere ancora tante altre occasioni in futuro per vivere esperienze positive ed essere felici.

Il giorno della piena consapevolezza di questa verità potrebbe arrivare troppo in ritardo e – come afferma qualcuno – il punto non è la morte come concetto astratto, è la procrastinazione come morte in anticipo. Il senso della finitezza viene coperta dall’illusione sempre rinnovata che ci sia ancora tempo, che il domani sia disponibile come oggi, che le cose davvero importanti si possano rimandare ancora un po’, senza conseguenze effettive. Come detto, arriva invece il momento  in cui quella illusione del tempo infinito cade in modo brusco, e proprio allora sui avverte dolorosamente il valore di tutto quello che si è rimandato troppo a lungo, senza una vera necessità.

Alternativa? Lo scrittore sudamericano lo dice chiaramente: fare quelle cose proprio ora, non domani, senza ipotesi subordinate, quasi come un imperativo morale per saper prendere dalla vita tutto quello che la stessa può offrire per il bene della persona. Agire, quindi, senza attendere, perché la vita è adesso, e non aspetta i nostri rinvii e i nostri ritardi. 

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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