Lasciate una fessura

I muratori che contano i rondoni: a Parma il cantiere della Steccata fa spazio al volo

Il 7 giugno si festeggia il World Swift Day, la giornata mondiale dei rondoni (Apus apus) nata nel 2019 dalla rete internazionale Swifts Without Frontiers. È una data che chiede una cosa semplice: alzare lo sguardo. I rondoni sono gli uccelli che meglio di tutti hanno scelto il cielo come domicilio. Mangiano in volo, si accoppiano in volo, dormono in volo. Toccano terra, o meglio toccano muro, soltanto per una ragione: fare il nido. E lo fanno dove possono, cioè nei fori delle pareti antiche e sotto i coppi dei tetti, gli stessi anfratti che la manutenzione edilizia continua a sigillare con la diligenza di chi crede di star rimettendo in ordine una facciata.

Questa è la radice del loro declino, ed è la ragione per cui il rondone è oggi una specie protetta dalle direttive europee. Non viene meno il cielo, vengono meno le crepe. Ogni cantiere che chiude una cavità senza chiedersi chi ci abitava cancella un sito riproduttivo che il rondone, fedele al millimetro, cercherà comunque l’anno dopo, trovando muro liscio dove c’era casa.

A Parma quest’anno è successo qualcosa che merita di essere raccontato proprio il 7 giugno. La Basilica della Steccata, scrigno degli affreschi del Parmigianino, è avvolta nei teli bianchi di un cantiere di sicurezza sismica. Sotto quei coppi, ogni primavera, una colonia di rondoni torna puntuale dall’Africa subsahariana per nidificare. Coprire la chiesa significava, di fatto, sfrattarla. Solo che a Parma esiste da anni il Gruppo Rondini e Rondoni Parma, una rete di volontari fatta di ornitologi, naturalisti, docenti, studenti e cittadini che hanno deciso di non lasciare che la cosa accadesse in silenzio. Il motore dell’operazione è stata la Società Parmense di Scienze Naturali, con la sua presidente, la naturalista Franca Zanichelli, motore e tessitrice dell’iniziativa, affiancata da Laura Dello Sbarba dell’Associazione donne ambientaliste (ADA), da cui è partito il racconto pubblico della vicenda. Insieme hanno fatto della convivenza con i rondoni una questione civica prima ancora che tecnica, capace di trasformare un sapere naturalistico in pratica di cantiere.

Il risultato sono dodici cassette nido per ventotto posti cova, casette bifamiliari e trifamiliari appese in cima alle impalcature, visibili passando da piazza della Steccata e da via Dante. I rondoni in arrivo non troveranno più la loro buca sotto i coppi, ma troveranno un’alternativa pensata apposta per loro, abbastanza in alto da garantire l’involo. La colonia, censita negli anni dagli studenti del Liceo Ulivi nell’ambito del progetto pluriennale Edifici viventi, ha buone probabilità di restare.

C’è un dettaglio che vale tutta la giornata, e ho avuto la fortuna di farmelo raccontare di prima mano durante una mia visita a Parma. Perché quelle cassette finissero sulle impalcature è servita la disponibilità del coordinatore della sicurezza e dell’impresa esecutrice, cioè di chi normalmente ha tutt’altro per la testa: scadenze, ponteggi, collaudi. E invece, davanti ai teli bianchi della Steccata, è capitato di vedere le maestranze discutere di quanti rondoni nidificassero in ciascuna cassetta. È un’immagine che ribalta la consueta narrazione del conflitto tra opera pubblica e natura. Qui non c’è il biologo contro il muratore, c’è un muratore che alza la testa e conta i nidi. La tutela della biodiversità urbana, quando funziona, non assomiglia a un divieto calato dall’alto, assomiglia a una conversazione tra persone diverse che lavorano alla stessa impresa. 

Conviene ricordare, in questa giornata, che il rondone non è un ospite da tollerare ma un alleato da corteggiare. Si nutre esclusivamente di insetti, mosche e zanzare comprese, e le sue deiezioni non imbrattano. È un insetticida naturale che lavora gratis, in silenzio, sopra le nostre teste. Difenderne i nidi non è un atto di sentimentalismo ecologico, è una scelta sanitaria ed ecologica insieme, di quelle che costano poco e rendono molto.

Il modello della Steccata è replicabile, e la sua forza sta tutta nella tempistica: la cassetta va prevista quando si progetta il cantiere, non rimpianta quando la colonia è già sparita. Le buone pratiche esistono, le linee guida pure, gli esperti si trovano. Manca, di solito, soltanto la domanda giusta posta al momento giusto: e chi ci abita, qui?

Il 7 giugno, allora, vale la pena guardare in alto e ricordare che una città amica dei rondoni non è una città più povera di cantieri, ma più ricca di attenzione. Un grazie va a chi questo modello di convivenza lo ha immaginato e tenuto in piedi, a Franca Zanichelli e a Laura Dello Sbarba, che hanno dimostrato come la cura per una specie possa diventare cultura condivisa di una città. I rondoni non chiedono che smettiamo di costruire. Chiedono solo che, costruendo, ci ricordiamo di lasciare una fessura.

(Autrice: Paola Peresin)
(Foto: Ab. Unsplash.com)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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