Ci sono storie ed eventi nella vita, e persone che li creano, capaci di stupire, di meravigliare, di entusiasmare per la qualità e la grandezza di quello che sanno esprimere. Con umiltà, con gentilezza, con eleganza, virtù sempre più rare. Ad esempio, il concerto per i venticinque anni dalla fondazione del Coro e Orchestra “In Musica Gaudium”, direttore il maestro Battista Pradal, svoltosi sabato scorso nella chiesa di San Vincenzo de’ Paoli a Oderzo, ha rappresentato l’ultimo tassello in ordine di tempo di un “cursus honorum” contrassegnato da 127 concerti e dall’apporto di ben 202 musicisti che si sono avvicendati al suo interno, tra orchestrali e coristi, tutti di alto livello.
Come il più recente nella chiesa opitergina, culla e sede della prestigiosa ensemble, che ha visto un pubblico numerosissimo, in visibilio, ritmare applausi a non finire ed esibirsi alla fine nell’ovazione della “standing ovation”, in segno di un affetto e di una riconoscenza divenuti in questi anni sempre più importanti e significativi. E nella grande soddisfazione per il quarto di secolo vissuto insieme da tutti i protagonisti con passione, dedizione e spirito squisito di amicizia – festeggiando le “nozze d’argento” con la musica universale della più alta ispirazione classica e religiosa e della felicissima innovazione nei brani garantita dal geniale apporto del maestro Pradal – “In Musica Gaudium” ha rinnovato la sua “mission” culturale raffinata e generosa al servizio delle comunità non solo locali, favorendo la promozione popolare dei valori intangibili e perenni dell’umanesimo cristiano.
Succede qui tutto il contrario di quello che accade quando si persegue invece una versione elitaria, esclusiva e autoreferenziale del concetto di “cultura”, predominante ancor oggi in tante situazioni, in diversi autori e in molte proposte. Il modello positivo e condiviso viene esaltato nell’esperienza solidale di IMG, grazie in particolare alla dimensione personale, intellettuale e artistica di un musicista e compositore, di rango internazionale, di grande carisma ed esemplare modestia come Battista Pradal, motore, sintesi e guida di tanta bellezza corale. Il caso ha voluto che la sera precedente, sempre a Oderzo, al Teatro Cristallo, venisse rappresentato lo spettacolo “Maglia gialla. L’incredibile storia di Ottavio Bottecchia”, con Silvio Pasqualetto, attore opitergino del Centro Teatrale Da Ponte di Vittorio Veneto, nei panni del leggendario campione di ciclismo, nativo di San Martino di Colle Umberto, che ebbe a vincere due edizioni consecutive del Tour de France, nel 1924 e nel 1925. Con la drammaturgia di Edoardo Fainello e la regia di Filippo Fossa, Pasqualetto interpreta con eccezionale bravura la storia personale e sportiva di Bottecchia attraverso uno straordinario monologo recitativo, di oltre cento minuti, alimentato da azioni sceniche suggestive, preziose e coinvolgenti. Nessun aggettivo potrebbe definirsi enfatico, eccessivo o sprecato per la formidabile “performance” teatrale del giovane Pasqualetto – talento speciale di solidissime certezze – che senza pause ha raccontato il mitico campione attraverso parole e gesti consecutivi di rara pregnanza ed efficacia, e che hanno avuto il pregio di condurre gli spettatori dentro le pieghe più intime di una vicenda esistenziale così ricca e sofferta, nella buona e nella cattiva sorte.
Pasqualetto era di fatto Bottecchia, lo ha rappresentato al meglio, lo ha narrato con dovizia di atteggiamenti e di sentimenti autentici, lo ha svelato son simpatia, con entusiasmo, con verità di fatti e di ambienti, anche con dolore. Con totale scioltezza e naturalezza, senza inciampi, con adesione completa, spirituale e fisica, alla dimensione pubblica e privata del grande ciclista. Nulla è stato omesso o lasciato al caso, in un soggetto teatrale che l’essenziale scenografia ha esaltato nei suoi percorsi vari e affascinanti, contribuendo a donare ritmo, sguardi e fantasia all’impegno di un attore protagonista subissato dagli applausi e circondato alla fine dall’affetto grato di amici e “fans”. Magnifico spettacolo, senza dubbio, che premia la passione, il sacrificio, il rigore stilistico e l’umiltà di un attore che all’interno del Centro teatrale vittoriese costruisce da anni un paziente intreccio di recitazione e di scuola a vantaggio delle giovani generazioni e di chi nutre nel profondo l’idea della cultura, alta e viva, per tutti.
Come il valente pittore sernagliese Vittorio Marchi, che alla Casa del Musichiere di Moriago della Battaglia, nell’ambito della nona edizione del locale Festival della Cultura, ha inaugurato sabato scorso la sua 132ma mostra personale, intitolata “Il Vittorio Marchi mai visto”, presentata da Guido Moro nella gremita sala “Carlo Conte”. Attraverso un cammino esistenziale e artistico sempre fedele a se stesso, letteralmente immerso “”en plein air” nelle meraviglie del paesaggio dell’Alta Marca, sconfinando sino a Venezia e in altri ambienti veneti, Marchi rappresenta da decenni l’esempio apprezzato e ammirato di uomo e di pittore umile e garbato, gentile e discreto, talentuoso e appassionato, che dedica ai ritratti gioiosi di natura l’idea di una bellezza sempre stupefacente e cara. Un dono prezioso e costante, che le sue innumerevoli mostre – nelle quali egli dà periodico, puntuale appuntamento ai suoi tanti estimatori, di ogni dove – offrono alla vista di tutti con la disponibilità e la ricerca continua proprie di un artista che coltiva nel suo animo e con le sue opere l’idea di una cultura veramente genuina e popolare, vissuta insieme alle persone. E torna anche qui l’aggettivo “magnificenza”, per elogiare l’espressione musicale, teatrale e artistica che ha potuto compiacersi in tre differenti eventi degli ultimi giorni tra Piave e Livenza, tutti però accomunati dalla mente, dal cuore e dallo stile di persone che sono eccellenze indiscutibili nei loro ambiti e fanno “grandi”, in pienezza, la cultura e il bene comune del nostro territorio.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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