Nessuno muore mai veramente quando viene ricordato, e l’esercizio della memoria è davvero una delle più nobili espressioni dell’animo umano, soprattutto quando esce da una dimensione prettamente privata e diventa motivo di condivisione sincera e profonda, dinamica collettiva, tratto di vita comunitaria.
Così è stato per le celebrazioni di questi giorni in occasione del settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle, situata nel bacino carbonifero di Charleroi, in Belgio: l’8 agosto 1956, nel pozzo chiamato “Bosco del Cazier” (Bois du Cazier), a novecento metri di profondità, si produsse un incendio in seguito all’urto di un carrello contro i fili elettrici di un montacarichi, che presto divampò sottoterra fra le pareti e gli stretti cunicoli della miniera dove stavano lavorando in quel momento circa trecento operai. Morirono 262 minatori di dodici diverse nazionalità, e tra loro 136 italiani, tra cui sessanta abruzzesi e molti di altre regioni, tra cui cinque veneti.
Fu una delle sciagure minerarie più gravi mai avvenute al mondo. Per tre giorni, dal cappello della miniera continuarono ad uscire lingue di fuoco e nubi di fumo denso. Ad assistere al disastro, sin dalle ore successive, i familiari dei lavoratori, in tragico silenzio, con la speranza – di giorno in giorno, sempre più flebile – di veder risalire i propri congiunti, miracolosamente scampati al terribile destino che aveva accomunato tanti loro colleghi.
“Tutte le mattine successive a quell’8 agosto, per quasi un mese – ha raccontato Ivana Piccin, di Mareno di Piave, nell’intervista a Sergio Cugnach per il settimanale L’Azione – siamo andate fuori del grande cancello della miniera per avere notizie di mio padre, Mario, purtroppo inutilmente. Man mano che venivano recuperati i corpi, nessuno li vide mai; infermiere e crocerossine erano incaricate di radunare gli effetti personali trovati e chiamare i familiari in un grande stanzone per il riconoscimento … nel 1957, dopo sedici mesi dal disastro, quando eravamo rientrati già da tempo a Mareno, arrivò la notizia che a quota – 1035 metri era stata ritrovata una scatolina contenente l’orologio da taschino di mio padre e una medaglietta della Madonna di Lourdes, insieme a un frammento della manica della camicia, che permisero così a mia madre di effettuare il riconoscimento”.
Come si può comprendere anche da questa triste narrazione personale e familiare, una vicenda devastante, straziante, che produsse un dolore indicibile e un’eco vastissima, in verità mai dimenticati nel tempo seguente, al punto che la giornata dell’8 agosto, dedicata dalla Repubblica al sacrificio del lavoro italiano nel mondo, è stata poi scelta, su impulso del governo italiano, dalla Commissione europea per onorare la memoria di tutte le persone che hanno perso la vita o sono rimaste vittime di infortuni sul lavoro, Per questa ragione, è stata ufficialmente istituita la Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori.
Lo scopo è quello di promuovere standard di sicurezza più elevati all’interno dell’Unione europea per avvicinarsi all’obiettivo di azzerare gli incidenti mortali sul lavoro e di riaffermare in concreto come la sicurezza e la protezione dei lavoratori costituiscano principi fondamentali e non negoziabili per tutti gli Stati membri. Ecco il segno tangibile di una memoria commossa, doverosa e costante ma non sterile, bensì capace di realizzare impegni e progetti di bene comune per il presente e il futuro, invece delle semplici parole dei discorsi di rito.
Una memoria feconda, che si assume il compito di essere lezione civile perenne nel grato ricordo di tutti quei lavoratori emigrati dal nostro Paese in cerca di fortuna all’estero, e che non sono più ritornati a casa perché hanno trovato la morte in circostanze tragiche sul posto di lavoro. Come avvenne a Marcinelle. Nel segno dell’esistenza buona e di un nuovo umanesimo, dunque, si è agito e si intende agire con iniziative effettive di rispetto, di tutela e di garanzie per chi lavora, con provvedimenti adeguati ed efficaci, contro ogni logica di sfruttamento e di scarto della persona umana.
Ecco la memoria che serve, che aiuta, che è generativa e alimenta processi di bene per l’oggi e il domani, e diventa nei fatti la vittoria della vita presente sul tempo passato, perché queste tragedie dell’umanità non abbiano più a ripetersi.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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