Alle 11.02 del 9 agosto 1945, una luce accecante squarciò il cielo sopra Nagasaki. In pochi istanti, la seconda bomba atomica utilizzata in guerra esplose sulla città giapponese, provocando una devastazione senza precedenti.
L’ordigno, denominato “Fat Man”, era trasportato dal bombardiere statunitense B-29 Bockscar, comandato dal maggiore Charles Sweeney. La bomba, a base di plutonio, esplose a circa 500 metri di quota, nell’area di Matsuyama, nella valle di Urakami.
Il bilancio fu drammatico. Secondo i dati ufficiali della città di Nagasaki, 73.884 persone morirono e 74.909 rimasero ferite. Alle vittime dell’esplosione si aggiunsero negli anni le conseguenze dell’esposizione alle radiazioni.
Il bersaglio iniziale era Kokura
Nagasaki non era il primo obiettivo della missione americana. Il bersaglio principale era Kokura, ma le condizioni meteorologiche e la copertura nuvolosa impedirono all’equipaggio di individuare con sufficiente chiarezza l’area prevista.
Il Bockscar si diresse quindi verso Nagasaki, indicata come obiettivo secondario. Una temporanea apertura tra le nuvole consentì all’equipaggio di individuare il punto di riferimento necessario per lo sgancio.
Alle 11.02, la bomba venne sganciata.
L’esplosione colpì soprattutto la zona di Urakami, causando la distruzione di edifici e infrastrutture e provocando un numero enorme di vittime tra la popolazione civile.
Hiroshima, tre giorni prima
La tragedia di Nagasaki arrivò appena tre giorni dopo Hiroshima.
Il 6 agosto 1945, alle 8.15, il bombardiere statunitense B-29 Enola Gay sganciò sulla città la bomba atomica “Little Boy”, a base di uranio.
Secondo le stime della città di Hiroshima, circa 140.000 persone morirono entro la fine del 1945 a causa del bombardamento e delle sue conseguenze.
Le due bombe erano differenti: “Little Boy”, utilizzata a Hiroshima, era un ordigno all’uranio; “Fat Man”, sganciata su Nagasaki, utilizzava invece il plutonio.
Con Hiroshima e Nagasaki, a soli tre giorni di distanza, l’umanità entrò nell’era delle armi nucleari.
La memoria degli hibakusha
Le vittime non furono soltanto quelle morte nell’immediatezza delle esplosioni. Il calore, l’onda d’urto e le radiazioni provocarono ferite e conseguenze che continuarono a colpire i sopravvissuti negli anni successivi.
I sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki sono conosciuti con il termine giapponese hibakusha.
Le loro testimonianze hanno contribuito a mantenere viva la memoria di quei giorni e a raccontare alle generazioni successive le conseguenze umane della distruzione nucleare.
Per molti hibakusha, il 9 agosto non rappresentò la fine della tragedia: alle perdite familiari e alla distruzione delle proprie case si aggiunsero le conseguenze fisiche e psicologiche dell’esposizione alle radiazioni.
Nagasaki ricorda 81 anni dopo
Oggi, 9 agosto 2026, Nagasaki ricorda le vittime a 81 anni dal bombardamento atomico.
La ricorrenza rappresenta uno dei momenti più importanti della memoria della Seconda guerra mondiale e dell’ingresso dell’umanità nell’era nucleare.
Hiroshima e Nagasaki sono diventate nel tempo simboli universali della distruzione provocata dalla guerra e della necessità di preservare la memoria.
Il 6 agosto Hiroshima. Il 9 agosto Nagasaki. Due città, due bombardamenti separati da appena tre giorni e una ferita che, a 81 anni di distanza, continua a parlare al mondo.
(Autore: redazione Qdpnews.it)
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