Ci sono persone che vanno in cimitero ogni giorno, e sulle tombe dei propri cari continuano racconti e dialoghi che la morte, comunque, non ha mai interrotto.
Non si tratta di un fenomeno raro, anzi. Tutti noi conosciamo qualcuno che manifesta questo sentimento e mette in pratica questa consuetudine. Con naturalezza, con sentimento profondo, con autentica commozione, con l’affetto devoto che il passare dei giorni, dei mesi, degli anni dalla scomparsa del congiunto non mette assolutamente in discussione. Non sbiadisce. Non allontana. Non fa mai venir meno.
E’ la forza dell’amore, l’unica àncora che mette in relazione il mondo dei morti e quello dei vivi, che alimenta lo stare insieme, che dà forza e coraggio nel tempo di una sofferenza che spesso parla di grandi fatiche e di silenziose solitudini. Ci sono sposi di ogni età che vanno sulla tomba del proprio consorte. Ci sono figli che vanno a incontrare i volti dei propri genitori. Ci sono purtroppo genitori che hanno perso i propri figli e cercano nelle visite ai camposanto qualche conforto a lutti strazianti, indicibili e indescrivibili, che non sarebbero ammessi nella dimensione ordinaria e naturale dell’esistenza, per quanto fragile e precaria. Non sempre pensiamo a sufficienza a questo dolore che accompagna i percorsi di uomini e donne del nostro tempo, dei nostri paesi, delle nostre città.
Eppure, basta un passaggio semplice e meditato nei luoghi che accolgono le vite degli altri ormai concluse per riflettere sul nostro comune destino e sulle relazioni con il tempo e le persone a noi vicine. Quelle foto, quelle scritte, quei lumi accesi, quei fiori richiamano i percorsi che abbiamo condiviso, i dialoghi che abbiamo intessuto, le amicizie che abbiamo coltivato, il bene che abbiamo provato e donato a tante persone che non sono più tra noi. E se avessimo dimenticato, involontariamente? Se il tempo avesse attutito il ricordo, se la memoria si fosse in qualche modo perduta, se quelle stagioni non fossero più presenti alla nostra mente insieme ai volti di coloro che le hanno animato con il loro desiderio di vita e di pienezza?
Non va bene. Noi abbiamo bisogno di ricordare, comunque. Non possiamo essere ostaggio del passato, ma nel contempo non possiamo evitare di “riportare al centro del al cuore” tutto quello che è stato particolarmente importante negli anni che abbiamo alle spalle, e che spesso si traduce in persone in carne ossa, dalle quali siamo stati benvoluti, stimati, apprezzati, amati. Paradossalmente, noi abbiamo bisogno di loro, per ricostruire al meglio la nostra esistenza, per completarla in tutti i suoi passaggi, per riconciliarci con quello che siamo stati, per ritessere legami che sono stati significativi in concreto per educazione, comprensione, sostegno, incoraggiamento, esempio di forza, di pazienza, di coraggio, di virtù.
Senza ricordare quelli che si sono già congedati dal mondo terreno, e che in qualche modo hanno intrecciato le loro esistenze con le nostre, con sentimenti veri e relazioni sincere, non potremmo guardare ai nostri giorni con la sapienza che deriva anche dalla consapevolezza precisa e integra che siamo debitori verso tanti che sono stati al nostro fianco, e che hanno influito in positivo sulla nostra formazione, sulle nostre scelte, sul nostro modo di stare al mondo. Ecco, l’unico modo di agire perché quelli che hanno cessato di vivere non muoiano per sempre è l’atto di ricordare, continuamente, con affetto e gratitudine, perché coloro che persistono nella memoria non muoiono mai. Potrebbe bastare il semplice pensiero, una condivisione di ricordi,un anniversario celebrato. Certo. Ma il cammino verso i luoghi dove essi riposano diventa un qualcosa in più: un omaggio, un tempo dedicato, una immagine ritrovata, una annotazione registrata, una connessione ristabilita.
Ci insegnano coloro che ogni giorno vanno sulle tombe dei propri cari. Perché ogni giorno è diverso, e ogni giorno esprime un affetto profondo che si nutre, parla, chiede, interroga, narra le cose di ogni giorno, anche le più minute. Come in un dialogo ininterrotto, che non separerà mai le menti e i cuori, e la prossimità, di coloro che si vogliono bene. Come a dire: nel ricordo grato e commosso, costante e non sporadico, permanente e non episodico, la persona ritrova se stessa, completa, unita, perennemente legata a chi è stato amato e continua a essere punto di riferimento, di incontro, di confidenza. Sempre insieme, la vita sarà ancora importante, motivante, forte e feconda, perché la memoria sapiente aiuterà il presente e il futuro. Di tutti e di ciascuno. Continuando a tessere legami che la morte non avrà mai spezzato.
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