Il World Chimpanzee Day di quest’anno arriva a pochi mesi da uno degli studi più solidi mai pubblicati sulla cognizione di Pan troglodytes. Il 30 ottobre 2025 la rivista Science ha pubblicato “Chimpanzees rationally revise their beliefs”, firmato da un team dell’Università di Berkeley e di Utrecht guidato da Hanna Schleihauf ed Emily Sanford. Lo studio, condotto al Ngamba Island Chimpanzee Sanctuary in Uganda, ha sottoposto quindici scimpanzé a un compito in due fasi: un primo indizio suggeriva quale delle due scatole contenesse il cibo, un secondo indizio, più forte e talvolta contraddittorio, indicava l’altra scatola.
Il risultato non è il semplice “gli scimpanzé imparano”, già ampiamente documentato, ma qualcosa di più preciso: gli animali hanno mantenuto la propria convinzione iniziale quando la nuova prova era debole, e l’hanno abbandonata quando la nuova prova era più forte, in un pattern che i modelli computazionali bayesiani utilizzati dal team hanno confermato essere coerente con una revisione razionale delle credenze, non con un pregiudizio di recenza né con una preferenza per lo stimolo più vistoso. È la prima volta che questa capacità, considerata finora un tratto distintivo del ragionamento umano, viene isolata con un disegno sperimentale che esclude le spiegazioni alternative più semplici.
Il rigore del disegno sperimentale è stato riconosciuto anche in Italia: Lucia Regolin, docente di psicobiologia e cognizione animale all’Università di Padova, intervistata da Il Bo Live, ha osservato che l’innovazione non sta tanto nel risultato in sé, già suggerito da ricerche precedenti su altre grandi scimmie, quanto nella quantità di esperimenti condotti e nel numero di soggetti coinvolti, quindici contro i due o tre abituali, che rende le conclusioni molto più solide. È un promemoria utile: anche un’università veneta partecipa, con la propria competenza in cognizione comparata, alla verifica critica di risultati che altrove vengono spesso amplificati senza controllo.
Uno scimpanzé che cambia idea di fronte a una prova migliore fa, con più rigore di molti dibattiti pubblici, esattamente ciò che chiediamo alla scienza: rivedere una convinzione quando i dati non la sostengono più.
(Autore: Paola Peresin)
(Foto: Ab. Unsplash.com)
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