HPV, il virus che provoca il cancro: 2400 tumori all’anno. L’Ulss 2: “Vaccinatevi, ma lo screening va sempre fatto”

È uno dei virus più diffusi al mondo, tanto che si stima che circa l’80% delle donne sessualmente attive venga a contatto almeno una volta nella vita con uno o più ceppi del papillomavirus umano (HPV). Nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve spontaneamente, ma in una parte delle persone il virus permane nell’organismo e può trasformarsi, negli anni, nella causa di diverse forme di tumore. Proprio per questo gli specialisti lo definiscono il “virus che può provocare il cancro” e ribadiscono l’importanza della vaccinazione preventiva, rivolta sia alle ragazze sia ai ragazzi.

“Quando si parla di papillomavirus, o HPV, si intende una grande famiglia di virus classificati in due gruppi: quelli a basso rischio oncogeno e quelli ad alto rischio oncogeno – spiega il dottor Alessio Pagan, responsabile della UOSD Patologia Cervico Vaginale- Sono proprio questi ultimi a poter provocare tumori in diversi distretti anatomici, come la cervice uterina, la vagina, la vulva, l’orofaringe, l’ano e il pene. Tra questi, il tumore della cervice uterina è quello più frequente e in Italia registra circa 2.400 nuovi casi ogni anno”.

Il virus si trasmette esclusivamente attraverso i rapporti sessuali, ma non soltanto con la penetrazione. “L’HPV si trasmette per contatto tra genitali nudi – sottolinea Pagan – e questo significa che il preservativo riduce il rischio, ma non protegge completamente dalla trasmissione. È proprio per questo motivo che l’infezione da papillomavirus rappresenta la più frequente infezione sessualmente trasmessa”.

Fortunatamente, nella maggior parte delle persone il sistema immunitario riesce a eliminare spontaneamente il virus. “Nella stragrande maggioranza dei casi l’organismo elimina l’infezione senza conseguenze. Solo una piccola percentuale, circa il 10% delle donne, mantiene il virus in forma latente e proprio questa persistenza può rappresentare il presupposto per lo sviluppo di lesioni precancerose e, negli anni, di un tumore”.

Il Veneto abbia da tempo avviato un programma vaccinale gratuito rivolto ai più giovani. “Nel corso del dodicesimo anno di vita ragazzi e ragazze ricevono una lettera d’invito per aderire alla vaccinazione contro il papillomavirus – aggiunge la dottoressa Anna De Polo, dirigente medico del servizio igiene e sanità pubblica -. Il ciclo vaccinale prevede due dosi, distanziate di circa sei mesi, e protegge principalmente dal tumore del collo dell’utero, ma anche da altri tumori che possono interessare vagina, vulva, pene, ano e faringe”.

“Immunizzando sia le ragazze sia i ragazzi si limita la circolazione del virus nella popolazione sessualmente attiva. Per questo è fondamentale che aderiscano entrambi” aggiunge.

Tra le principali resistenze alla vaccinazione rimane l’età dei destinatari: molti genitori ritengono infatti che a 11 o 12 anni sia troppo presto. “È una convinzione errata – evidenzia De Polo -. L’efficacia preventiva del vaccino è massima se viene somministrato prima dell’incontro con il virus, quindi prima dell’inizio della vita sessuale. Inoltre si tratta di una vaccinazione che ha dimostrato un’efficacia duratura e, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non esistono evidenze che rendano necessari richiami nel corso della vita”.

Chi non aderisce subito può comunque recuperare successivamente il ciclo vaccinale. “È possibile contattare il Servizio Igiene e Sanità Pubblica del proprio distretto. In Veneto la vaccinazione è gratuita per le ragazze e le donne fino al compimento dei 26 anni e per i ragazzi fino ai 25 anni. Va ricordato che dopo i 15 anni il ciclo vaccinale passa da due a tre dosi”.

Gli specialisti tengono però a sfatare un altro luogo comune: vaccinarsi non significa poter rinunciare ai controlli di prevenzione. “Anche le donne vaccinate devono continuare a sottoporsi regolarmente ai programmi di screening. Il vaccino nonavalente oggi in commercio protegge contro due ceppi a basso rischio e sette ceppi ad alto rischio oncogeno, ma sappiamo che quelli ad alto rischio sono almeno quattordici. Per questo Pap test e HPV test restano fondamentali” aggiunge il dottor Pavan.

Lo screening organizzato segue precisi protocolli. “Per le donne tra i 25 e i 30 anni non vaccinate è previsto il Pap test, mentre dai 30 anni in poi viene eseguito l’HPV test ogni cinque anni, se negativo. Qualora emergano alterazioni, l’esame di approfondimento è la colposcopia. Dal 2018 l’Ulss 2 Marca Trevigiana ha centralizzato tutti gli accertamenti di secondo livello nella sede di Borgo Cavalli”.

La vaccinazione rappresenta oggi lo strumento più efficace per ridurre il rischio di sviluppare diversi tumori correlati all’HPV, ma deve essere accompagnata dall’adesione ai programmi di screening. Due strumenti complementari che, insieme, consentono di prevenire o individuare precocemente lesioni che, se trascurate, potrebbero evolvere in forme tumorali.

(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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