Lavoro festivo? Chiediamolo al Cristo della Domenica di San Pietro di Feletto (video)

Dalle parti di San Pietro di Feletto, sotto il portico dell’antica Pieve, c’è un affresco che dopo settecento anni torna a far parlare di sé. E lo fa a proposito di un argomento che ci tocca da vicino, specialmente adesso che si stanno avvicinando le feste di Natale: durante i giorni festivi è giusto o meno lavorare?


È il Cristo della Domenica, una strana forma per rappresentare Gesù. Non le classiche immagini della Passione, ma pinze, tenaglie, seghe da falegname, scalpelli, zappe, torchi che straziano il suo corpo. Gesù ferito dal lavoro compiuto nei giorni di festa. Messaggio chiaro per la gente dell’epoca, un bel motivo di discussione per i nostri giorni: di domenica non si lavora.

Un modello iconografico raro

Questa tipologia di affreschi era molto in voga tra il Trecento e il Cinquecento specialmente Oltralpe, ma si diffuse anche da noi grazie alle migrazioni dei pellegrini che scavalcavano le Alpi seguendo le rotte verso Roma e la Terra Santa, portando con sé nuove culture e tradizioni religiose, come quella del Cristo della Domenica. In seguito, con il Concilio di Trento ne fu ordinata la distruzione. Non tutte le opere tuttavia subirono questa sorte e alcuni esemplari si salvarono. Quello di San Pietro di Feletto è l’unico rimasto fino ad oggi nella provincia di Treviso.

San Pietro Pieve San Pietro
L’affresco rappresenta un chiaro messaggio di osservanza alla preghiera. "Il messaggio voleva essere molto diretto, non a caso l’opera venne collocata all’esterno della chiesa per essere ben visibile a tutti, a mo’ di poster ammonitorio", spiega Mariachiara De Lorenzi, guida turistica della Pieve di San Pietro di Feletto. "Gesù è offeso non più dalla flagellazione e dai chiodi, ma dagli attrezzi da lavoro che producono una sorta di seconda crocifissione. L’inosservanza del riposo festivo evidentemente rappresentava un fatto estremamente grave per l’epoca".

Una chiesa antichissima

La Pieve di San Pietro di Feletto è uno degli edifici religiosi più importanti della diocesi di Vittorio Veneto. È documentata a partire dal 1124, ma pare essere ben più antica. Fu matrice delle vecchie parrocchie di Santa Margherita di Refrontolo, di Santa Maria di Feletto, di San Dionigi di Collalbrigo, di San Pancrazio di Formeniga e di altre da esse derivate in un territorio compreso tra i corsi dell’alto Lierza, il Monticano ed il Crevada. L’esterno presenta un pregevole porticato con travature in legno, mentre all’interno si segnala la cappella battesimale (nella foto sotto) con i dipinti quattrocenteschi del ciclo di San Sebastiano.

San Pietro Pieve battistero
Un paesaggio straordinario

Il Feletto, così viene chiamato l’ambiente collinare che gravita attorno all’antica Pieve, è per gran parte occupato da vigneti e rappresenta un paesaggio meraviglioso da visitare a piedi. E’ punteggiato da antiche borgate come quelle di Borgo Anese, in passato popolato dai lanaioli, ma anche Borgo Castagnè e Borgo Frare. Colline, pianure, valloni, antichi mulini mossi dal torrente Crevada che ha creato un piccolo canyon in quella che viene chiamata Val Trippera.

Perché in quel profondo anfratto, segreto e inospitale, nel passato ci si nascondeva a produrre illegalmente la grappa, ma era anche il luogo ideale per eliminare gli scarti della macellazione degli animali non censiti durante l’occupazione veneziana. Trippe buttate nel burrone in gran segreto, ecco perché Val Trippera. Esiste un anello escursionistico (segnavia n.019 “Val Trippera” – contattare il Comune di San Pietro di Feletto per escursioni guidate) esteso in poco meno di sette chilometri che permette di visitare a piedi questo luogo, unendo scorci di ruralità con l’ambiente caratteristico offerto dal canyon. Il sentiero passa alla base di alte pareti di conglomerato immerse nella vegetazione, mentre il torrente serpeggia a margine del percorso: il risultato è davvero suggestivo.

San Pietro panorama verso refrontolo
Lavoro festivo. Come la pensano gli operatori commerciali

Dopo così tanti secoli il Cristo della Domenica è ancora attualissimo a quanto pare ed è pronto ad aprire il dibattito tra chi è favorevole e chi è contrario al lavoro festivo. C’è da premettere che secondo uno studio realizzato dall’Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre, già nel 2016 erano oltre quattro milioni gli italiani che lavoravano di domenica e di questi una buona parte anche nel giorno di Pasqua.

Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto è decisamente contrario. "Noi rappresentiamo una categoria di aziende strutturate attorno al concetto di famiglia, con sane tradizioni culturali. Riflettendo sul Cristo della Domenica, mi viene da pensare a quando ci siamo dovuti inventare la messa al sabato sacrificando la domenica. Basta accendere il televisore o visitare un grande magazzino per rendersi conto che si è giunti all’esasperazione. Si parla di panettoni e alberi di Natale quando siamo ancora al mare, si stanno sperimentando le aperture dei negozi ventiquattr’ore su ventiquattro e crescono le nuove categorie di giovani consumatori che preferiscono passare la domenica al centro commerciale. Tenere chiuso il negozio nelle festività non significa rimanere vecchi, semmai rappresenta uno stimolo a mantenere intatti i valori".

San Pietro Pieve dallalto
Di parere opposto Giovanni Cobolli Gigli, presidente nazionale di Federdistribuzione che riunisce e rappresenta le grandi imprese della distribuzione. "Rispetto al passato, oggi tutto è diverso. L’e-commerce è diventato un fenomeno ormai inarrestabile, attivo ventiquattr’ore su ventiquattro. Di conseguenza le nostre catene di distribuzione si sono attrezzate affiancando un negozio virtuale sul web per soddisfare il consumatore. Ecco nascere quindi l’esigenza dell’apertura festiva dei negozi e la nostra associazione è favorevole a ciò. Il Cristo della Domenica si riferisce al Medioevo. Il mondo oggi è cambiato e oggi il dipendente può trovare il tempo in altri momenti della settimana per andare a messa se lo desidera. Quello che in effetti è cambiato è lo stare in famiglia alla domenica, questo si. Ma il mondo va avanti in un’unica direzione, giusta o meno che sia. Dobbiamo accettarlo".

(Servizio, foto e video a cura di Giovanni Carraro per Qdpnews.it).
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