Maltempo, a Segusino il conto è salato: quasi 3 milioni di danni, zona industriale la più colpita

Venti giorni fa era arrivata una bella notizia nel Veneto messo in ginocchio dal maltempo: il Governo Lega-M5S, dichiarando lo stato di emergenza in 11 Regioni, aveva stanziato 250 milioni per le affrontare le emergenze più gravi (qui l'articolo).

Il Comune di Segusino si era immediatamente attivato per far fronte ai danni provocati dalla piena del Piave, che era avvenuta la notte tra lunedì 29 e martedì 30 ottobre scorsi, allagando campi, vigneti e gran parte della zona industriale a sinistra e a destra di viale Europa (nella foto).

Una prima stima dei danni si aggirava tra 1 milione mezzo e 2 milioni di euro. Purtroppo, il conto è ben più salato: il censimento definitivo, inoltrato alla Regione Veneto il 22 novembre scorso, ammonta a 2 milioni, 701 mila e 748 euro. Danni ingenti a una ventina di aziende, così suddivisi: 2 milioni, 580 mila e 643 euro danni ad attività industriali e commerciali, 98 mila euro attività agricole, 19 mila e 105 euro ai beni privati, 4 mila euro alle reti stradali.

Maggiori precisazioni sono arrivate dal sindaco di Segusino, Gloria Paulon: "Sapevamo che la maggior parte dei danni era stato subìto dalle aziende della zona industriale, ma il conto si è rivelato ancora più salato del previsto. Dopo l’alluvione del 1966 è stato costruito l’argine che, per anni, ci ha tenuti al sicuro. Ora è evidente che non basta più, visto che con gli anni sono cambiati i fenomeni atmosferici e, probabilmente, anche il corso del Piave".

"Nove volte su dieci il problema a Segusino sono le acque meteoriche – continua Paulon - che faticano a defluire verso il Piave e, quindi, ristagnano sempre nella stessa zona. Nell’ottobre scorso, invece, è successo l’inverso".

"Per ovviare a questo problema – ha concluso il primo cittadino - ci siamo subito attivati con il Genio Civile e la Regione per un intervento definitivo in quell’area attraverso diverse proposte: il prolungamento dell’argine, l’impermeabilizzazione della strada provinciale 28 (che ormai è diventata un secondo argine) oppure l’apposizione di un’idrovora che possa garantire lo scolo delle acque che provengono dall’alto verso il Piave".

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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