“Vorrei vedere Pozzovivo sul gradino più alto del podio a Valdobbiadene. Potrebbe essere però anche un’opportunità per Nibali”.

Il grande ciclista degli anni Settanta e Ottanta, Mario Beccia, di Crocetta del Montello, fa il tifo per il corridore azzurro di Policoro.

Beccia, anche lui scalatore come Pozzovivo, vanta in carriera una vittoria nella Freccia Vallone, 4 tappe nei 10 Giri d’Italia disputati, un vittoria nel Giro della Svizzera, un Giro dell’Appennino e un terzo posto alla Milano-Sanremo, partecipando con la maglia della nazionale anche a 5 campionati del mondo.

Nato a Troia, in Puglia, Beccia, oggi 65enne, a soli 6 anni si trasferì con i genitori a Cornuda, per poi trasferirsi con la moglie Bertilla e i figli Emanuele e Alessandro (che gli hanno regalato 4 nipotini) a Crocetta del Montello. Il figlio Alessandro, 35 anni, gioca a calcio nel Conegliano (in gol domenica scorso nel campionato di Promozione) nel ruolo di centrocampista, con una discreta carriera alle spalle che l’ha visto vestire la maglia del Montebelluna a soli 14 anni, per approdare poi in B nel Verona e un anno nell’ex squadra di Van Basten, gli olandesi dell’Heerenveen.

Mario Beccia

Le colline tra Conegliano e Valdobbiadene Mario Beccia le conosce come le sue tasche avendole percorse centinaia di volte allenandosi in sella alla sua bicicletta. Una carriera, la sua, che l’ha visto, sua sfortuna, confrontarsi con tanti supercampioni (forse più foriero di fenomeni della storia del ciclismo italiano): Moser e Saronni, Bernard Hinault, Lemond, Kelly, Argentin, Baronchelli, Poggiali, Battaglin e tanti altri.

“In una tappa come questa - dice Beccia analizzando la crono del Giro di 34 chilometri che passerà per le Colline Unesco - io sarei arrivato certamente tra i primi cinque. Nasco come scalatore ma mi sono poi trasformato anche in passista. Corridori con queste caratteristiche, come le ha Pozzovivo, potrebbero essere tra i favoriti. Tra gli italiani, anche per Nibali potrebbe essere l’occasione giusta. Il percorso è fantastico, pieno di falsopiani, e per essere una cronometro è piuttosto lungo. Vedremo sicuramente spettacolo, peccato per le restrizioni al pubblico che dà un aiuto importante ai corridori, ma la cronometro chiede concentrazione e se ne sentirà meno la spinta”.

Un ciclismo che è cambiato molto rispetto ai suoi tempi: “Nei dieci anni circa di carriera professionistica oggi si fanno certamente più sacrifici rispetto ai nostri tempi. Sono costantemente controllati in tutto e in particolare nell’alimentazione. Ai miei tempi, con l’affetto che aveva per noi il grande Zandegù, a tavola a volte ci scappava anche la bottiglia di vino. Oggi è impensabile”.

Per Mario Beccia è stato Bernard Hinault il più forte di tutti i tempi: “Si è parlato tanto di Eddy Merckx ma vi assicuro che quando Hinault decideva che voleva vincere non ce n’era per nessuno, con o senza l’aiuto della sua squadra”.


(Fonte: Flavio Giuliano © Qdpnews.it).
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