A Tarzo la festa provinciale e le premiazioni per una stagione da record dell'atletica trevigiana

L’atletica trevigiana corre, eccome se corre. Lo dicono i numeri: oltre 4800 atleti e 46 società per la provincia con più tesserati del Veneto. E lo racconta l’entusiasmo che, all’auditorium della Banca Prealpi, a Tarzo ha accompagnato la tradizionale festa provinciale di fine anno.

“Il movimento è compatto, bisogna proseguire sulla strada delle alleanze e collaborazioni che società come Trevisatletica e il Team Treviso stanno percorrendo con successo - ha commentato il presidente del Comitato provinciale della Fidal, Oddone Tubia - Quest’anno abbiamo organizzato cinque raduni provinciali che hanno coinvolto quasi 400 giovani".

"Siamo avviati a chiudere il quadriennio olimpico con nove nuove piste, un risultato impensabile sino a poche stagioni fa. Segno che l’atletica rappresenta una realtà credibile, sulla quale vale la pena di investire. Non è tutto facile ma mi attribuisco il merito della perseveranza: a Roncade, dove adesso c’è un impianto gioiello, abbiamo dovuto lavorare per sette anni e con due diverse amministrazione comunali per arrivare al traguardo”, ha concluso Tubia.

Tra i premiati con una menzione speciale c’era anche il presidente di Trevisatletica, Rolando Zuccon, che lo scorso settembre in campo a San Lazzaro, con un provvidenziale intervento, ha salvato la vita ad un giovane atleta vittima di un arresto cardiaco

In un auditorium stracolmo hanno fatto passerella circa 150 atleti al limite dei 17 anni, i protagonisti di una stagione ancora una volta da incorniciare.

Applausi doppi per il mezzofondista opitergino Nicolò Bedini, incoronato atleta dell’anno grazie ai due titoli italiani di categoria vinti tra cross e pista. Con lui, il suo allenatore, Giorgio Bolzan, proclamato Tecnico dell’anno.

Premi speciali anche per il presidente dell’Atletica Montebelluna, Augusto Pellizzari (dirigente dell’anno), per i giudici di gara Giuseppe Bosco e Antimo D’Aponte, per il sindaco di Roncade Pieranna Zottarelli (rappresentata dall’assessore allo sport Loredana Crosato), per l’organizzatore Piero Martin, che nel 2020 festeggerà, insieme alla Nuova Atletica Tre Comuni, il 25esimo anniversario della corsa di Oderzo del 1° maggio.

L’ostacolista Elena Marini e il mezzofondista Riccardo Tamassia sono stati premiati per aver indossato la maglia azzurra (assente giustificato il giavellottista Mauro Fraresso). Ricordati anche i titoli italiani vinti, oltre che dal già citato Bedini, da Sofia Tonon, Giovanni Lazzaro e Loris Tonella.

Riconoscimento alla carriera per Zeno Zorzi, anima dell’Atletica Villorba, e premio fair play a Vittorio Atletica,
che la scorsa estate, in un raduno a Piancavallo, ha stretto un simpatico rapporto d’amicizia con l’associazione Rosa Blu di San Stino di Livenza, da 35 anni impegnata nell’assistenza a ragazzi disabili.

(Fonte e foto: Comitato Provinciale Fidal di Treviso).
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Domenica a Tarzo la festa dell’atletica trevigiana: Nicolò Bedini è premiato atleta dell’anno

Di corsa verso la gloria: il mezzofondista Nicolò Bedini, 17 anni appena compiuti, di Oderzo, tesserato per l’Atletica San Biagio, è l’atleta trevigiano dell’anno.

Due volte campione italiano allievi, verrà incoronato domenica 15 dicembre a Tarzo, nella tradizionale Festa dell’atletica provinciale a partire dalle 9.30, all’auditorium della Banca Prealpi.

Circa 150 gli atleti premiati: dal giavellottista azzurro Mauro Fraresso, due volte campione italiano assoluto, ai tantissimi giovani che frequentano i campi di atletica della Marca.

Sarà il momento conclusivo di un’annata che ha visto l’atletica trevigiana - 4.800 tesserati e 46 società - confermarsi ai vertici del movimento veneto.

Oltre a Nicolò Bedini, vincitore del titolo di Atleta trevigiano dell’anno, come sempre limitato ad un giovane talento, riconoscimenti speciali anche per Adele Toniutto (Team Treviso) e Livio Cadamuro (Atl. San Biagio), vincitori del premio “Adriano Didonè”. Alla Toniutto è andato inoltre il premio “Magalì Vettorazzo”, istituito l’anno scorso per ricordare la grande atleta azzurra.

Riconoscimenti di prestigio per allievi maschi e femmine, cadetti e cadette, ragazzi e ragazze ed esordienti maschi e femmine. In più, riconoscimenti anche per Giorgio Bolzan, allenatore di Bedini, proclamato tecnico dell’anno, e per Augusto Pellizzari (dirigente dell’anno), Giuseppe Bosco e Antimo D’Aponte (giudici di gara dell’anno).

Premio alla carriera per Zeno Zorzi, figura di riferimento dell’Atletica Villorba. Menzioni speciali per Rolando Zuccon e Piero Martin. Riflettori puntati anche su dieci società giovanili, a partire da Trevisatletica, ancora una volta vincitrice del campionato provinciale per il settore promozionale.

I premiati. Atleta dell’anno: Nicolò Bedini (Atl. San Biagio). Tecnico dell’anno: Giorgio Bolzan. Dirigente dell’anno: Augusto Pellizzari. Giudici di gara dell’anno: Giuseppe Bosco, Antimo D’Aponte. Premio alla carriera: Zeno Zorzi.

Amministratori pubblici: Pieranna Zottarelli. Menzioni speciali: Rolando Zuccon, Piero Martin. Premio fair-play: Vittorio Atletica. Maglie azzurre: Mauro Fraresso (Fiamme Gialle), Riccardo Tamassia (Trevisatletica), Elena Marini (Team Treviso).

Campioni italiani: Giovanni Lazzaro (Atl. Quinto), Loris Tonella (Nuova Atl. Roncade), Sofia Tonon (Silca Ultralite), Nicolò Bedini (Atl. San Biagio), Mauro Fraresso (Fiamme Gialle). Premio “Adriano Didonè: Adele Toniutto (Team Treviso), Livio Cadamuro (Atl. San Biagio). Premio “Magalì Vettorazzo”: Adele Toniutto (Team Treviso).

(Fonte e foto: Fidal Treviso).

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Tarzo, con la Panda nel deserto per beneficenza: l'avventura di Andrea e Marco al Panda Raid

Da Madrid a Marrakech, nel cuore del Marocco, sfidando il deserto. Il tutto su una Panda, senza l’aiuto della tecnologia. Non è uno scherzo, ma l’impresa compiuta da Andrea Gaggia (al centro nella foto sopra),  30enne originario di Ponte della Priula, e Marco Dal Mas (a destra nella foto sopra),  24enne di Tarzo, protagonisti poche settimane fa della decima edizione del Panda Raid, corsa automobilistica che celebra l'intramontabile classico di casa Fiat (ma aperta anche agli equipaggi a bordo della gemella spagnola, la Seat Marbella).

Un'avventura cominciata lo scorso anno, con la preparazione della vettura, ed entrata nel vivo a fine febbraio, quando l'utilitaria "made in Tarzo" ha raggiunto Barcellona via tir. Marco e Andrea sono arrivati qualche giorno dopo e da qui hanno raggiunto Madrid: circa 650 chilometri per testare il motore dell'auto ed affrontare le prime difficoltà. Poi la partenza ufficiale della gara dal circuito del Jarama: 3 mila chilometri nell'arco di una settimana, dal 2 al 10 marzo, prima di lasciare il Marocco e riabbracciare la famiglia.

Ma non è tutto perché la manifestazione unisce alla passione per i motori una missione solidale: regalare un sorriso ai bambini del posto, donandogli cancelleria, vestiario ed ogni bene di prima necessità.

Tornato a casa da pochi giorni, Andrea è passato a trovarci nella nostra redazione a Pieve di Soligo per raccontare in rappresentanza del team le emozioni vissute lontano dall'Italia.

Tarzo panda raid gaggia dal mas 3

QDP. Andrea, per cominciare... chi siete tu e Marco nella vita?
AG. Nella vita faccio il dj e sono il titolare di un ristorante in piazza Aurora a Jesolo, si chiama "Tengo cuore italiano".  Da sei anni lo gestisco insieme alla mia ragazza, Samantha. Sono originario di Ponte della Priula, ora abito in centro a Conegliano ma dal prossimo anno mi trasferirò a Corbanese. Marco invece è il cugino di Samantha, vive a Corbanese, dove lavora con i genitori come negoziante di frutta e verdura.

Cos'è il Panda Raid?

E’ una gara, ma di fatto non c’è una classifica e non ci sono premi. La manifestazione ha uno scopo benefico, quello di donare ai bambini che si incontrano durante il viaggio materiale scolastico, vestiario e beni di prima necessità. Secondariamente è un occasione per mettere alla prova delle macchine che non nascono propriamente per correre in simili condizioni. Sono auto da strade bianche, ma non possiedono sistemi di sospensione. Uno dei problemi principali di queste vetture, infatti, è rappresentato dai semiassi, che continuano ad uscire a causa delle sollecitazioni. Riuscire ad arrivare è un'impresa oltre che una grande soddisfazione... pensa di guidare una Panda per circa 350 chilometri al giorno, su un fondo che sembra quello del letto del Piave!

Com'è nata l'idea di parteciparvi?
Sono sempre stato appassionato di macchine, specialmente quelle più appariscenti, e quando vidi la Panda che si era comprato Marco cominciai a pensare che sarebbe stato bello partecipare alla gara. Così abbiamo preparato la mia e la sua (anch'io ne ho una): vetture abbastanza "estreme" ma che comunque potevano circolare per strada. Poi ci siamo appassionati dei viaggi che facevamo sulle montagne del territorio, sul Col Visentin, ad esempio, o sul Pian dee femene, fino a quando Samantha non ci ha detto: ma perché non vi iscrivete al Panda Raid?  Conosco Roberto Bianchin, referente del progetto per l'Italia, e gli ho chiesto qualche consiglio... in passato mi aveva già chiesto di partecipare.

E lì è cominciato tutto...
Sì, erano i primi giorni dello scorso ottobre. Avevamo acquistato una Panda ormai dismessa dal Comune di Tarzo, pagandola 300 euro. Era ferma da un anno. L'abbiamo preparata nel magazzino di Marco, lavorandoci giorno e notte, ma non essendo del mestiere ci abbiamo impiegato molto tempo... quando cominci a modificare l'assetto originale cominciano anche i problemi. I pezzi ce li hanno forniti le aziende del territorio, ma per quanto riguarda i lavori ci siamo arrangiati. Diciamo che su tutto abbiamo puntato all’estetica: la nostra macchina sembrava una navicella spaziale. Nessuno si è presentato con un auto come la nostra, le altre squadre si sono concentrate maggiormente sul motore.

Pieve di Soligo Andrea Gaggia Panda Raid

Il vostro team si chiama "Snotol dea Panda". Come mai?
Lo snotol  sarebbe lo snorkel, ovvero il filtro dell'aria artigianale. Un giorno lo abbiamo chiamato così e da lì per noi è rimasto snotol.  Lo scorso anno, durante i test della vettura, ci siamo meravigliati delle sue prestazioni: l'acqua raggiungeva il cofano eppure la macchina non si fermava mai... Siamo andati addirittura nel fiume Tagliamento!

Qual era la vostra giornata tipo?
Partivamo la mattina, dopo la colazione. A pranzo mangiavamo al sacco, in mezzo al deserto, anche perché i ristoranti lì sono quelli che sono. Ci facevamo una pastasciutta con un fornello da campo e scattavamo qualche foto ricordo. Appena ci fermavamo spuntavano bambini da ovunque, eppure eravamo in mezzo al nulla: nel giro di 30 secondi intorno a noi c’erano 40/50 ragazzini.

Cosa vi ha colpito di più?
Che c'è tanta povertà vicino a casa... dopotutto non eravamo così distanti da qui. Nelle grandi città non ci si fa caso, ma quando si attraversano certi villaggi si capisce bene perché molti cerchino rifugio altrove: le case, ad esempio, sono fatte di terra e la gente cammina scalza. Questi bambini ci facevano tenerezza, non sapevamo neanche come comportarci. Chiedevano scarpe, quaderni, penne e acqua.

Tarzo Panda raid gaggia dal Mas 2

Quali sono state le maggiori difficoltà?
Sicuramente i primi giorni. In gara non puoi contare su nulla: conosci l'arrivo, ma non sai dove devi andare. A disposizione avevamo solamente un road-book con riportate le indicazioni da seguire, una bussola, ed un trip-master; un dispositivo che serve a misurare la distanza percorsa dal veicolo. Il problema è che tutte queste cose non sapevamo usarle. Il primo giorno abbiamo avuto anche un problema con la macchina e la sera prima della partenza della gara non avevamo dormito per metterla apposto: eravamo in tenda, per me era la prima volta, e fuori pioveva. E poi devi sapere in anticipo quali pezzi di ricambio potrebbero servirti ... anche se poi quelli di cui avrai davvero bisogno saranno gli unici che non ti sei portato via: per sostituire il cambio in mezzo al deserto abbiamo dovuto spendere la bellezza di 750 euro. Ma o pagavamo o a quest'ora eravamo ancora lì.

Un'esperienza che però vi avrà regalato nuove amicizie...
Sì, in particolare abbiamo legato con altri tre equipaggi, due dalla Sicilia ed uno da Cuneo. Ne approfitto per ringraziare "San Vincenzo", il "nostro" meccanico, che più di una volta ci ha sistemato la macchina, e "San Giuseppe", che "benediva" il nostro viaggio ogni mattina. Entrambi provenivano da Rosolini, in provincia di Siracusa. E poi Alfio e Agostino da Catania, i "nostri" cuochi. Ed Emanuele, che lavora in Algeria, e Mindin, di origini marocchine: sapevano la lingua e ci hanno "salvato" in diverse situazioni. Abbiamo corso insieme fin dal primo giorno, fregandocene delle penalità se partivamo prima o dopo.

Dopotutto in palio non c'era nulla, anche se la gara prevedeva una classifica finale...
Ad ogni tappa era prevista una prova cronometrata sui 15 chilometri. Era una corsa di regolarità, un po' come la Mille Miglia. Sapevi che ogni tratto era da percorrere ad una determinata velocità. In pratica arrivava primo chi si avvicinava di più alla media stabilita, ma non ne valeva la pena...

Tarzo Panda raid gaggia Dal Mas

Immagino che comunque non siano mancati i momenti di competizione...
Sì, diciamo che per noi, ma un po' per tutti, la prova a tempo si trasformava in una gara di velocità (ride ndr). Alle volte sembrava di correre la Parigi-Dakar: c'erano distese lunghe una cinquantina di chilometri e larghe una decina, dove le auto si allargavano e correvano parallele, con gli elicotteri dell'organizzazione che volavano sulle nostre teste. Lì superavamo anche i 100 chilometri orari. Altrimenti solitamente andavamo più a piano: correre con una Panda a pieno carico in un deserto pieno di sassi non è proprio il massimo!

Una bella esperienza: ci tornerete anche il prossimo anno?
Io penso di sì, Marco non so. Magari punteremo maggiormente all'aspetto meccanico della vettura, visto che a livello estetico abbiamo già fatto molto, e porteremo ancora più cose per i bambini. Mi sono già messo alla ricerca di nuovi sponsor, oltre a quelli che ci hanno già supportato quest'anno e che ringrazio dal primo all'ultimo. A livello personale ci tengo a ringraziare il mio amico Alberto Battistella (grazie a lui abbiamo portato un po' di Pieve di Soligo anche in Africa), il Comune di Tarzo ed il sindaco Vincenzo Sacchet, il nostro "direttore dei lavori" Enrico Busolin (per tutte le foto che ci ha scattato durante il viaggio) ed infine, ma non per ultimi, la mia ragazza e mio figlio Alessandro: sono stato via due settimane e sia per loro che per me non è stato facile.



(Intervista a cura di Mattia Vettoretti © Qdpnews.it).
(Foto: Snotol dea Panda e Qdpnews.it).
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Tarzo, nuova avventura nel deserto per Andrea e Marco: a marzo la "Sahara Racing Cup"

Questa volta sfideranno il deserto della Tunisia. Dopo l'esperienza dello scorso anno al "Panda Raid", nel cuore del Marocco (qui l'articolo), il 31enne Andrea Gaggia (a sinistra nella foto sopra), ed il 24enne Marco Dal Mas (a destra nella foto sopra), entrambi di Corbanese, sono pronti ad una nuova avventura. Sabato 2 marzo prossimo salperanno dall'Italia alla volta di Tunisi e dopo convenevoli e verifiche tecniche, il giorno seguente si metteranno in viaggio a bordo di una Panda attraversando il deserto tra Hammamet e Douz, tra Matmata e Ksar Ghilane, in occasione della prima edizione della "Sahara Racing Cup",  gara Aci (Automobile Club Italia) di orientamento sperimentale atipica, che gode anche del patrocinio della Fif (Federazione Italiana Fuoristrada).

La Sahara Racing Cup è un raid amatoriale internazionale dedicato a tutte le Fiat Panda 4x4 e 2wd immatricolate tra il 1983 ed oggi, le Seat Marbella e le y10 4x4. La gara, che si concluderà lunedì 11 marzo, promette lo spirito di avventura e competizione degno dei più blasonati Rally Raid che si correvano proprio in queste terre tra gli anni Ottanta e Novanta. A fare la differenza sarà la strategia, ma non mancheranno nemmeno le prove di orientamento e abilità, dove ad emergere saranno le qualità di conoscenza e adattamento al deserto.

A nobilitare la competizione c'è l'aspetto umanitario. Ogni equipaggio, infatti, dovrà portare con se un kit base di 20 chili di materiale scolastico e beni di prima necessità che verranno consegnati all’organizzazione in fase di verifiche tecniche in Tunisia. Sarà compito dello staff, quindi, trasportarli con mezzi propri fino al complesso scolastico dove verranno consegnati. Gli equipaggi, inoltre, partecipando alla gara, aiuteranno i bambini di "Sos Villages d'enfants Tunisie",  associazione a carattere sociale e umanitario che si prende cura dei bambini privi di appoggio famigliare e in situazioni di pericolo.

Tarzo andrea gaggia

Andrea (a destra nella foto sopra),  il vostro team, "Snotol dea Panda", è pronto a rimettersi in pista...
Proprio così. Conosciamo gli organizzatori, Roberto Bianchin e Federico Didonè, e crediamo fortemente in questo nuovo progetto. E' solo la prima edizione, ma la gara può già contare sul supporto dell'Aci e sul patrocinio della Fif, e su diversi agganci di associazioni che operano a livello umanitario. Io ho sempre voluto ripetere un'esperienza come quella dello scorso anno, mentre Marco era più titubante: in Marocco è stata veramente dura e per lui, a causa del suo lavoro, non era facile stare lontano da casa così a lungo. Ma ripensando alla passata esperienza, a quanto di bello ha vissuto, dopo un primo tentennamento ha colto la sfida di buon grado, anche perché la gara durerà solamente dieci giorni. 

E' la seconda volta che affrontate il deserto. Come si svolgerà la gara e quali saranno le differenze rispetto all'esperienza dello scorso anno?
Quest’anno andiamo in un posto diverso, con paesaggi diversi. Ho visto alcuni tracciati e fotografie, scorci mozzafiato. Ci sarà meno roccia e più sabbia a differenza dell'ultima volta, il che è un bene ma anche un male. Da percorrere sarà sicuramente più bello: lo scorso anno correre a Merzouga, su dune gigantesche e con la sabbia rossa illuminata dal sole del mattino, è stato fantastico. Certo è che attraversare un percorso simile è più difficile e pericoloso. Orientarsi, poi, non sarà impresa facile: tripmaster, bussole e roadbook saranno strumenti fondamentali perché in Marocco le macchine partecipanti erano circa 400 ed il fumo del motore era visibile anche a 10 chilometri di distanza, mentre in Tunisia gli equipaggi iscritti saranno circa 150.

Le tappe saranno lunghe uguali?
Lo scorso anno erano lunghissime, partivamo alle 7 di mattina per tornare alle 21: più o meno 350 chilometri al giorno sul deserto a bordo di una Panda... un'esperienza massacrate. Alla Sahara Racing Cup di marzo, invece, le tappe saranno più corte, e ci permetteranno di vivere meglio l'esperienza.

Tarzo gaggia dal mas4

Ci saranno momenti di svago?
Quest'anno, vista l'amicizia che mi lega a Federico e Roberto, ho aggiunto anche la sponsorizzazione del mio ristorante a Jesolo, il "Tengo cuore italiano", e con noi verrà anche il cuoco del locale. In più, oltre al ristoratore faccio anche il dj: ogni giorno ci sarà una serata diversa. Volevo dare il mio contributo e da qui è nata l'idea: in questo modo porteremo un po' di svago nei campi base e si mangerà meglio. Ci seguirà anche la mia compagna Samantha, che darà il suo contributo come volontaria, seguendo la carovana... E' molto generosa e ci teneva a dare una mano ai bambini del posto.

Lo scorso anno la vostra vettura era la più "appariscente" della competizione, quest'anno sarà lo stesso?
E' vero, lo scorso anno abbiamo puntato molto sull'estetica e infatti la nostra macchina era la più bella. La struttura rimarrà pressoché invariata, non verrà stravolta. Ci concentreremo più che altro sulle finiture, aggiungeremo un compressore e saremo attenti ad isolare l'abitacolo. Quest'anno, piuttosto, abbiamo voluto aumentare le performance del motore: per questo, grazie al mio amico Raphael Turi, della Kr Racing, ne equipaggeremo uno nuovo che ci permetterà di affrontare la gara con più serenità... L'ultima volta, infatti, abbiamo avuto un sacco di problemi meccanici. Le scocciature non mancheranno comunque, visto la sfida che ci attende, ma così saranno ridotte al minimo... e meno male che quest'anno è prevista anche l'assistenza meccanica durante le tappe!

Con che spirito affronterete la competizione?
Per noi, come un anno fa, non si tratta di una gara, non ci interessa arrivare primi. Sappiamo a cosa andiamo incontro e vogliamo essere il più possibile d'aiuto. Con noi porteremo circa 30 chili di materiale scolastico e beni di prima necessità per aiutare i bambini del posto. Quest'anno avremo a disposizione un deposito per i bagagli ed i ricambi della macchina e quindi in auto avremo anche più spazio a disposizione in questo senso. Per me e Marco, poi, è soprattutto un'esperienza e un modo per stringere nuove amicizie: per esempio, in Tunisia ritroveremo i nostri amici siciliani "San Vincenzo" e "San Giuseppe", che avevamo conosciuto in Marocco.

Buon viaggio, allora, e in bocca al lupo!
Grazie mille e crepi il lupo! Colgo l'occasione per invitare chi volesse darci una mano a scriverci sulla nostra pagina Facebook "Snotol dea Panda".

(Intervista a cura di Mattia Vettoretti © Qdpnews.it).
(Foto: Qdpnews.it ® riproduzione riservata).
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