Assonuoto e Fin Veneto esprimono grande preoccupazione per i contenuti del Dpcm del 18 ottobre 2020, recante le nuove misure per il contrasto e il contenimento dell'emergenza Covid.

L'associazione dei gestori di impianti natatori del Veneto e il comitato regionale della Federnuoto evidenziano come le piscine, nei cinque mesi successivi al lockdown, si siano dimostrate ambienti estremamente sicuri: tra gli oltre 6 milioni di presenze registrate nei 110 impianti del territorio regionale rimasti attivi nel periodo, sono stati pari a zero i casi di positività riscontrati, e le visite ispettive condotte nello stesso arco temporale si sono concluse tutte con esito favorevole.

Questo grazie a una scrupolosa applicazione dei protocolli di sicurezza previsti per la riapertura, che hanno comportato un notevole incremento dei costi di gestione, in particolare per pulizie e disinfezione, personale e collaboratori, prodotti e attrezzature, a fronte di zero rimborsi del credito d'imposta sulle sanificazioni, ipotizzato al 60%, e misure finanziarie a fondo perduto insufficienti per affrontare la stagione invernale, durante la quale i costi lieviteranno ulteriormente.

Se si considera che, nel periodo appena trascorso, la diminuzione media delle frequenze all'interno degli impianti si è attestata sul 40% e gli incassi si sono ridotti di una percentuale compresa tra 30 e il 50%, si può comprendere il grave stato di sofferenza in cui un versa un sistema composto da 64 società che hanno impianti in gestione, 11400 tesserati come atleti, 3200 come tecnici e dirigenti e circa 6000 persone impiegate tra dipendenti e collaboratori.

Secondo un recente sondaggio effettuato da Assonuoto, le difficoltà economiche provocate dall'inizio dell'emergenza sanitaria richiederanno almeno tre anni agli impianti natatori del Veneto per essere superate.

"Gli impianti natatori sono stati chiusi per effetto del lockdown per almeno tre mesi. - spiega Alessandro Valentini, presidente di Assonuoto - Marzo, aprile, maggio e per molti anche giugno sono stati, per le società sportive che gestiscono piscine nel territorio regionale, mesi di chiusura che peseranno nelle gestioni per diversi anni. Nemmeno l'estate e il relativo allentamento delle disposizioni ministeriali hanno favorito un ritorno ai regimi pre-pandemia: la stagione non è stata delle migliori e, a causa delle condizioni meteorologiche altalenanti, i giorni di apertura degli impianti scoperti sono stati limitati".

"Le piscine sono le infrastrutture sportive che hanno una dotazione tecnologica ed impiantistica tra le più complicate, con costi di funzionamento e manutenzione elevatissimi: qualora ci fosse una nuova stretta, con garanzia d'uso degli impianti solo per gli agonisti, non ci sarebbero le condizioni minime per tenere aperti i nostri centri. Di conseguenza l'intero sistema rischierebbe il collasso".

"I mesi passati sono stati un momento di rodaggio molto importante, che ha messo alla prova l'organizzazione delle attività e permesso alle società sportive di affinare i protocolli interni di gestione - dichiara Roberto Cognonato, presidente di Fin Veneto - In questo periodo abbiamo sempre monitorato la situazione e non si sono verificate criticità, a conferma che negli impianti natatori non vi è stata diffusione del virus".

"In questi mesi non sono state risparmiate energie, né investimenti per garantire la sicurezza degli utenti e la continuità di attività come i centri estivi, che oltre a rivestire un importante ruolo sociale, hanno rappresentato per molti bambini il primo momento di ritorno alla socializzazione e un banco di prova in vista della riapertura delle scuole. Il fatto che in questo periodo non si sia verificato alcun caso di contagio dimostra da un lato l'elevato grado di professionalità raggiunto dai gestori degli impianti e l'attenzione che è stata profusa in questa delicatissima situazione, dall'altro che le piscine sono ambienti sicuri".


(Fonte: Luca Collatuzzo © Qdpnews.it).
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