L'importanza degli impianti di climatizzazione e le condotte d’aria negli ambienti di lavoro ai tempi del Covid

  • Treviso
  • - 09 Aprile 2020

Si comincia, fortunatamente, a parlare di un graduale ritorno alla normalità sotto il profilo della produzione industriale e non solo. Tuttavia, gli ambienti di lavoro, dovranno adeguarsi certamente a normative precauzionali piuttosto rigide.

E certamante, una corretta ventilazione degli ambienti, consentirà di ridurre al minimo potenziali rischi di propagazione del Coronavirus negli ambienti di lavoro condivisi. Esiste già un documento di orientamento, “Preparare il posto di lavoro per Covid-19”, emanato fin dal 27 febbraio scorso dall’Organizzazione Modiale della Sanità (Oms).

“Il Virus Covid-19 si può depositare sulle superfici e sopravvivere per diverse ore se non giorni sulle superfici di oggetti ed anche sulle pareti delle condotte d’aria, spesso realizzate in materiale metallico, dei grandi impianti di climatizzazione e che quindi possono favorire l’esposizione al virus delle persone che si trovano all’interno dei locali climatizzati dove è assente il riciclo d’aria naturale” - a sostenerlo è Luigi Susin, noto imprenditore del settore termoidraulico della marca trevigiana, esponente politico e presidente della categoria termoidraulici del mandamento di Treviso.

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Non più tardi del gennaio scorso, per protesta contro il crac delle banche venete, si era incatenato a una croce sistemata nella rotonda di Crocetta del Montello dal Coordinamento per la tutela dei risparmiatori “Don Torta”.

Nei giorni scorsi tutti noi abbiamo sentito parlare del caso della nave da crociera giapponese Diamond Princess, dove tutti gli ospiti a bordo dell’imbarcazione sono stati messi in quarantena ed isolati nelle proprie cabine. Man mano che i giorni passavano l’epidemia è aumentata in modo vertiginoso grazie all’aria che veniva fatta circolare attraverso l’impianto di climatizzazione” - continua Luigi Susin.

Infatti se gli impianti di climatizzazione fossero costituiti da singole unità separate per singole stanze o aree di lavoro, non ci sarebbe pericolo, ma se l’impianto fosse centralizzato, con tubazioni che collegano vari locali, allora potrebbe essere uno strumento di contagio grazie alla dispersione in varie zone del coronavirus.

Luigi Susin è un addetto del settore e conosce molto bene quelle che sono le peculiarità degli impianti di climatizzazione, condizionamento e di riscaldamento ed è consigliere di Confartigianato imprese.

“La nostra fortuna è che il coronavirus non è particolarmente resistente e bastano dei prodotti per la disinfezione delle superfici, ma è opportuno che negli impianti centralizzati presenti nei grandi supermercati, nei i centri commerciali, scuole od uffici pubblici ed aziende, non vengano accesi per evitare che gli stessi possano diffondere il virus - sottolinea Susin.

"È opportuno che venga predisposto un piano di interventi di disinfezione ed utilizzati dei filtri particolari che possono contribuire a depurare ulteriormente l’aria messa in circolo in modo da abbattere in maniera consistente i microrganismi patogeni all’interno degli impianti installati in ambienti chiusi ad alta affluenza -conclude - Una corretta manutenzione degli impianti di trattamento dell’aria è di fondamentale importanza per favorire la massima protezione della salute della popolazione in relazione al coronavirus”.

(Fonte: Flavio Giuliano © Qdpnews.it).
(Foto: per gentile concessione di Luigi Susin).
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"Ostaggio" sull'isola di Carabane in Senegal, ma il trevigiano Gasparetto: "Quasi quasi rimango qui"

  • Treviso
  • - 09 Aprile 2020

Dal 12 marzo non può spostarsi dalla piccola isola di Carabane nella regione di Casamance, nel sud del Senegal. Francesco Gasparetto (nella foto), 48 anni, curriculum da mediatore culturale, capello spettinato, è anche volontario dell’associazione "I Care" onlus di Treviso, presieduta da Gianni Rasera, per il progetto della costruzione di una vasca per la raccolta dell’acqua piovana.

Un impluvium che potenzierebbe la disponibilità di acqua potabile sull’isola, poiché le falde di acqua dolce sono contaminate dall’acqua salina. Raggiungiamo Francesco con un collegamento video in whatsapp: “Vivo in un bungalow all’interno di un campeggio. I divieti non sono severi come in Italia, ma c’è comunque una diffusa consapevolezza dei rischi di quest’epidemia. Tutti i taxisti portano la mascherina, all’ingresso dell’unica strada che porta nel vicino paese di Diebering c’è una corda a mezz’aria che obbliga tutti a fermarsi per misurare la temperatura, disinfettarsi le mani, prendere atto della necessità del distanziamento sociale e del coprifuoco dalle 20 alle 6”.

Quando potrai tornare in Italia?

Non prima del 4 maggio, data fino alla quale in Senegal nessuno può spostarsi dal luogo in cui risiede. Quello che mi preoccupa è il viaggio di ritorno che è ad alto rischio di contagio. Per raggiungere Dakar infatti dovrei prendere dei taxi collettivi, frequentare stazioni degli autobus, e poi salire su un paio di voli internazionali. Ho una mamma molto anziana che ha ottantaquattro anni e non voglio mettere a rischio la sua salute, quindi valuterò se autoconfinarmi fino a giugno o oltre qui in Senegal. Certo il desiderio di riabbracciare i miei cari è forte”.

È un paese a cui sei molto legato?

Molto, dieci anni fa in un villaggio vicino a Thies ho contribuito all’organizzazione di una radio comunitaria che si occupava di diritti delle donne, medicina d’urgenza di prossimità, di lottare contro l’emigrazione clandestina. Poi ogni anno sono tornato. Oltre al progetto di Carabane sono in contatto anche con un’associazione di Seidhiou che lavora con i migranti di ritorno dalla Libia e da altri paesi, e con Face, una federazione di casamancesi di che realizza “chateaux d’eau”, serbatoi d’acqua collocati a venti metri d’altezza per la distribuzione a caduta di quello che in Africa iin generale è un bene raro e molto prezioso”.

(Fonte e foto: Mario Anton Orefice).
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Monitoraggio costante alle strutture per disabili: test su ospiti e operatori conclusi entro settimana prossima

  • Treviso
  • - 08 Aprile 2020

In relazione ad alcuni articoli comparsi nei giorni scorsi su un quotidiano locale in relazione al tema persone con disabilità e Covid, Paola Vescovi, Marina Zorzi e Natalino Filippin, direttori delle unità operative disabilità e non autosufficienza dell’Ulss 2, precisano quanto segue:

Alla luce di alcune dichiarazioni lette in questi giorni sulla stampa ci sembra doveroso rendere noto il lavoro svolto dalle nostre unità operative dall’inizio dell’emergenza.

Dal primo giorno di chiusura, definito dal Dpcm dell’8 marzo, i nostri servizi hanno concordato con le strutture residenziali il divieto di accesso di qualsiasi persona esterna, se non con mezzo telefonico, i-pad, o saluti da oltre il giardino, per la continuità affettivo-relazionale con i familiari.

Gli operatori delle strutture inoltre, rispondono con sollecitudine e attenzione alle richieste di informazione delle famiglie sullo stato di salute dei loro congiunti, e le stesse famiglie esprimono tutta la loro gratitudine per l’immenso lavoro di sicurezza che gli stessi compiono ogni giorno.

Fin dal primo giorno, in accordo con le Task Force Rsa, in tutte le Strutture Residenziali (Rsa, Comunità Alloggio e Gruppi Appartamento) avvengono le quotidiane rilevazioni delle eventuali sintomatologie presenti di ospiti e operatori, tali rilevazioni vengono ogni giorno riportate alla Task Force attiva nell’ambito dell’Ulss 2.

I servizi disabilità supportano le strutture con telefonate quotidiane e interventi ad hoc (7 giorni su 7) nel caso di situazioni critiche da gestire.

Abbiamo fornito le strutture di Dpi, compatibilmente con le disponibilità inizialmente più difficoltose, e le abbiamo supportate con l’apporto dei medici di famiglia, nel caso di sintomatologie da monitorare.

Lo stesso servizio di monitoraggio viene fatto in più modi: più volte a settimana con telefonate alle famiglie dei giovani inseriti nei centri diurni, finalizzato a fornire un supporto ed esprimere vicinanza; report settimanale che i coordinatori dei centri diurni fanno pervenire alle UO disabilità con la finalità del monitoraggio delle condizioni di salute e benessere delle famiglie; lo stesso per le strutture residenziali.

Questa settimana abbiamo redatto circa 70 certificati complessivi che attestano la necessità di uscite da casa, per favorire il benessere della persona con autismo o grave situazione comportamentale.

Inoltre sono stati attivati/mantenuti alcuni progetti a domicilio, con tutte le sicurezze necessarie del caso, per situazioni gravemente compromesse che rischiavano di precipitare la situazione familiare.

A partire dal 20 aprile inoltre saremo in grado di consolidare o iniziare ex novo un supporto educativo attivo alle famiglie, organizzando attività da far svolgere ai familiari, attraverso un supporto a cura degli operatori dei Centri Diurni, che permetterà di lavorare sugli obiettivi del progetto educativo individualizzato e monitorarne lo svolgimento.

In tutte le strutture residenziali per disabili, nell’ambito del piano di monitoraggio di ospiti e operatori, è stata avviata la somministrazione dei test per la rilevazione di eventuali positività al Covid 19. Sono in corso i test sui 641 ospiti e 477 operatori delle strutture residenziali dell’Ulss 2, che saranno conclusi entro la prossima settimana.

 

(Fonte: Ulss2 Marca Trevigiana).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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Appello di Rifondazione Comunista al prefetto Laganà: "Vengano intensificati i controlli nelle aziende aperte"

  • Treviso
  • - 08 Aprile 2020

In questi giorni è stata inviata una lettera di Rifondazione Comunista Treviso al prefetto Maria Rosaria Laganà, in cui viene sottolineata e messa in evidenza la richiesta di intensificare i controlli nelle aziende aperte e di rendere pubblici gli elenchi delle aziende in produzione in base al Dpcm del 22 marzo 2020.

"E' evidente la necessità del massimo rigore nel valutare le eccezioni alle misure di contenimento varate dal governo - afferma il gruppo - si spera venga effettuate verifiche non meramente burocratiche sull'effettivo esercizio delle attività dichiarate dalle aziende con previsione del dettaglio. Nel caso di riattivazione aziendale per codici Ateco marginali rispetto alle produzioni principali, è necessaria una valutazione sulla ridotta presenza dei lavoratori e sul numero di ore settimanali lavorate , in base al peso in azienda di quello specifico codice Ateco".

"Ci appare doveroso richiedere che si rendano immediatamente pubblici gli elenchi delle aziende attive in Provincia, - proseguono - ovvero ricomprese nei codici Ateco del Dpcm 22 marzo e successive modificazioni ("produzioni essenziali") e soprattutto di quelle che nelle ultime due settimane hanno richiesto deroghe per riaprire".

Questa richiesta consentirebbe che i sindaci, l'Ulss, e tutti i soggetti interessati siano informati tempestivamente dei flussi e degli spostamenti delle persone per le produzioni essenziali e per le deroghe concesse.

"Chiediamo - sottolineano - che si effettuino controlli massicci su tutte le produzioni attive per controlli a tappeto per fermare le produzioni non essenziali".

"Sottolineiamo quanto sia fondamentale mappare e ridurre il movimento di migliaia di lavoratori che tutti i giorni sono obbligati a muoversi per garantire le esigenze vitali di noi tutti e probabilmente anche di troppe produzioni che potrebbero risultare assolutamente non indispensabili - concludono -. Un numero davvero esagerato di lavoratori impegnati in spostamenti quotidiani rischierebbe di compromettere le misure di distanziamento sociale e contenimento della diffusione del virus.

(Fonte: Luca Collatuzzo © Qdpnews.it).
(Foto: web).
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Cna Treviso sulla questione decreto liquidità: "Adesso tocca alle banche fare la loro parte"

  • Treviso
  • - 08 Aprile 2020

"Con il decreto liquidità, le imprese sentono lo Stato più vicino perché ha messo in campo risorse importanti per sostenere e rilanciare l’economia del Paese in questo momento di grande difficoltà" - lo afferma Giuliano Rosolen, direttore territoriale di Cna Treviso.

"Adesso le banche sono chiamate a fare la loro parte, traducendo rapidamente in pratica le decisioni dell’Esecutivo, ovvero erogando in modo tempestivo i finanziamenti alle imprese - continua il direttore della Cna -. In questa fase, il fattore tempo è vitale per l’economia, ogni ritardo, anche piccolo, può comportare la compromissione in modo irreparabile di pezzi del tessuto produttivo del Paese. Non ce lo possiamo permettere".

Anche la Cna, farà la sua parte. "Come sistema associativo - conferma Rosolen - mettiamo a disposizione degli istituti di credito la nostra conoscenza delle imprese e i nostri consorzi fidi per completare la quota di garanzia sulle linee di credito superiori a 25 mila euro".

L'ente è convinto che c'è una via di uscita da questa crisi, qualora in questo momento tutti gli attori facciano la propria parte con estrema diligenza e tempestività.

(Fonte e foto: CNA Treviso).
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