È stato provato come la fruizione del bello artistico stimoli alcune aree cerebrali, quali la corteccia orbito frontale mediale deputata all'elaborazione delle emozioni e della bellezza.

A Treviso questa esperienza è iniziata ieri, venerdì 21 settembre, con un convegno.

In provincia di Treviso, si stimano 14 mila e 111 cittadini affetti da demenza. Una fetta di popolazione che negli ultimi 4 anni è cresciuta del 9,7 percento.

Circa il 50 percento di questi casi è a sua volta attribuibile alla malattia di Alzheimer. Le proiezioni indicano che le percentuali potrebbero ulteriormente aumentare.

La complessità della gestione dei pazienti impone strategie di sistema e la necessità di una rete di servizi efficiente. Per questo se ne è parlato ieri al Ca’ Foncello di Treviso, nel convegno “Rete assistenziale, intelligenza artificiale ed rte nella malattia di Alzheimer”, presentato da Francesco Benazzi, direttore generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, assieme a Maurizio Gallucci, coordinatore dei centri per i disturbi cognitivi e demenze dell’Ulss 2 Marca Trevigiana.

Si calcola che in Italia siano oltre 1 milione mezzo le persone affette da demenza con circa 180 mila nuovi casi ogni anno.

La malattia di Alzheimer è la forma più diffusa con 600 mila pazienti, dei quali circa l’85 percento a carico delle famiglie.

In provincia di Treviso, i cittadini affetti da demenza sono 14 mila e 111, il 9,7 percento in più rispetto a 4 anni fa. Sono, infatti, 1245 in più dei 12 mila e 866 rilevati a gennaio del 2014. 

“Anche se numerosi nuovi farmaci per le demenze sono in fase di studio - spiega Maurizio Gallucci - non esistono oggi terapie risolutive, ma soltanto molecole che rallentano la progressione della malattia cercando di conservare il più a lungo possibile le funzioni cognitive residue. In tale contesto, che suggerisce la metafora della vetta montana inviolata, l’approccio più condivisibile è quello di cimentarsi contemporaneamente su vari sentieri nel tentativo di individuare quelli con effetti positivi. Sposando questo punto di vista, il convegno, oltre ad illustrare il contesto europeo sull’argomento, vuole suggerire l’utilità di nuovi approcci da affiancare alle terapie note, e quindi l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e anche dell’arte”.

“La bellezza artistica stimola alcune aree cerebrali come la corteccia orbito frontale mediale. In questo campo c’è anche una recente esperienza italiana, quella del prof. Enzo Grossi, tra i relatori del convegno, condotta con 99 persone valutate con un questionario ed il dosaggio del cortisolo nella saliva prima e dopo essere saliti sulla Cupola, riccamente affrescata, del Santuario di Vicoforte (CN). I risultati della ricerca dimostrano che la percezione del Bello riduce i livelli del cortisolo, l’ormone dello stress, e migliora la percezione di benessere. Al convegno sarà presentato un progetto trevigiano di fruizione del Bello nell’Arte per pazienti con decadimento cognitivo.

“Parlando di demenza, ci troviamo di fronte a numeri importanti - pone l’accento Francesco Benazzi - che impongono da un lato una diagnosi precoce che intercetti le forme di decadimento cognitivo al suo primo manifestarsi, dall’altro una rete di servizi territoriali e domiciliari adeguati che consenta di seguire il paziente nella patologia e sostenere i familiari che sono altamente coinvolti".

"Nel nostro territorio provinciale - prosegue Benazzi - la diagnosi tempestiva, la rapida presa in carico e la continuità assistenziale sono assicurate da 5 Centri disturbi cognitivi e demenza (Cdcd): Treviso, Motta di Livenza, Montebelluna, Castelfranco e Conegliano. I 5 Cdcd nel 2017 hanno erogato complessivamente 10 mila e 80 visite. La rete prosegue con i Servizi alta protezione alzheimer (Sapa), dotati di 15 posti letto con degenze di massimo 60 giorni, che nel 2017 hanno seguito circa 200 persone. C’è poi il Servizio alta protezione alzheimer domiciliare (Sapad), una vera e propria task force multiprofessionale, che in sinergia con l’Israa ne ha assistite 100 e ci sono i 40 centri sollievo che, in collaborazione con i Comuni e il volontariato, hanno ospitato nel 2017 circa 356 persone per alcuni giorni alla settimana, garantendo attività ricreative e di stimolazione”.

I Centri sollievo sono 15 nel distretto di Treviso, 5 e 20 rispettivamente in quelli di Pieve di Soligo e Asolo.

Nei Cdcd, inoltre, si svolgono attività territoriali di prevenzione dedicate a coloro che hanno un decadimento cognitivo lieve (Mild cognitive impairment, Mci), che è una condizione clinica di rischio del 10 percento per anno di ammalarsi di demenza, in assenza di interventi.

Per ridurre questo rischio, quello di Treviso, in collaborazione col Dipartimento di prevenzione, da almeno sette anni, organizza gruppi di cammino e di lettura denominati “Camminando e leggendo … ricordo” che, grazie ad associazioni sportive e di volontariato, coinvolgono permanentemente più di 60 soggetti.

Tale attività, monitorata nel tempo, è diventata uno specifico progetto dell’azienda. Un’altra attività presso il Cdcd di Treviso è quella della stimolazione cognitiva che nel 2017 ha coinvolto 32 tra pazienti e caregiver.

Il convegno si è tenuto in occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer.

(Fonte: Ulss2).
(Foto: Freepik).
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