Treviso, indagini di mercato vedono il 2020 come un anno di incertezze. Finco e Piovesana: "Siamo tornati a crescita zero"

Più che una rotta certa, a vedere l’indice di fiducia degli imprenditori padovani e trevigiani, il 2020 sarà una navigazione a vista.

Le valutazioni negative toccano il 22,4%, si riducono al lumicino quelle positive (4,0%), ai livelli più bassi dall’inizio della serie storica delle rilevazioni congiunte nel 2017.

Quanto alle prospettive dell’economia italiana nella prima parte del nuovo anno, i pessimisti tornano ad essere maggioranza: 48,4% (dal 14,2% nel terzo trimestre 2017), rispetto al 45,0% di giudizi incerti e al 6,6% di ottimisti (erano il 25,0% due anni fa).

Insomma, per gli imprenditori di Padova e di Treviso il 2020 non sarà "un anno bellissimo", ma verosimilmente incerto e accidentato, tra le nubi all’orizzonte dell’economia mondiale, la guerra dei dazi - e ora l’onda d’urto da Teheran - la crisi dell’auto e la "quasi" recessione tedesca, che alimentano interrogativi sulla capacità di tenuta dell’industria.

Le valutazioni sulle condizioni operative della propria impresa rimangono sfavorevoli, soprattutto nell’industria in senso stretto; sono in peggioramento sia le attese di produzione sia i giudizi sulla domanda a breve, anche per una minore crescita delle esportazioni.

Ancora positivi i giudizi sulla domanda estera, ma in rallentamento: ordini in aumento per il 31,6%, in contrazione per il 16,6%. Le imprese prefigurano una sostanziale stabilità dei livelli occupazionali (67,0%), il 34,3% (dal 39,8 della rilevazione precedente) prevede assunzioni nella prima parte del 2020.

Il rallentamento del ciclo economico e le tensioni commerciali internazionali, da un lato, l’incertezza, anche politica, e sull’operatività degli incentivi fiscali, dall’altro, raffreddano gli investimenti: tra le imprese prevale la quota di quelle che prevedono di mantenere stabili gli investimenti nei prossimi mesi (58,9%), ma le previsioni di contrazione (21,2%) superano quelle di aumento (19,9%, quattordici punti in meno del terzo trimestre 2017).

Sono i risultati dell’Indagine sulle aspettative economiche e di crescita condotta da Assindustria Venetocentro, in collaborazione con Fondazione Nord Est, tra ottobre e novembre 2019 su un campione di 576 aziende delle due province.

"I risultati dell’indagine confermano che il vero spread è la sfiducia, legata all’incertezza della congiuntura, all’instabilità politica, che si riflettono sugli imprenditori e sui consumatori congelando le decisioni di investimento. Servirebbero più fiducia e più stabilità, e una politica che non punti a vincere nelle urne ma a dare risposte e soluzioni per un Paese migliore" dichiara Maria Cristina Piovesana, Presidente di Assindustria Venetocentro.

L’Italia è ferma, ultima nella zona euro e anche nel G7, frutto anche di anni di politiche sbagliate e anti-impresa. Serve una svolta vera, tesa a rilanciare in tempi rapidi la crescita. A cominciare da deficit e debito, che devono scendere, con misure serie e irreversibili di revisione della spesa, dalle opere pubbliche e dai cantieri da riavviare, in tutta Italia.

"Siamo tornati a crescita zero, ma la politica parla d’altro. Quanto possiamo resistere ancora come cittadini, famiglie, imprese? Serve uno shock positivo, un intervento organico di politica industriale. E la presenza incisiva, come Paese e come Europa, negli scenari internazionali dove le nostre imprese sono sole - incalza Massimo Finco, presidente vicario di Assindustria Venetocentro -. Sullo sviluppo siamo all’ultima chiamata. L’esperienza passata ci insegna che pochi miliardi di abbattimento del cuneo non hanno effetti significativi".

Dai vertici di Assindustria Venetocentro arriva quindi l’ennesimo appello a Governo e maggioranza, in vista della prossima verifica sui dossier economici aperti, ad avere la responsabilità e il coraggio delle priorità vere - dichiarano Piovesana e Finco - quelle che servono per rianimare un Paese che negli ultimi vent’anni è cresciuto dello 0,2% in media l’anno. Cancellare misure costose, inique contro i giovani o assistenziali, alzerebbe il reddito e la crescita molto più di tutti i sussidi a tempo sin qui erogati".

 

(Fonte e foto: Assindustria VenetoCentro).
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