Appello di Rifondazione Comunista al prefetto Laganà: "Vengano intensificati i controlli nelle aziende aperte"

In questi giorni è stata inviata una lettera di Rifondazione Comunista Treviso al prefetto Maria Rosaria Laganà, in cui viene sottolineata e messa in evidenza la richiesta di intensificare i controlli nelle aziende aperte e di rendere pubblici gli elenchi delle aziende in produzione in base al Dpcm del 22 marzo 2020.

"E' evidente la necessità del massimo rigore nel valutare le eccezioni alle misure di contenimento varate dal governo - afferma il gruppo - si spera venga effettuate verifiche non meramente burocratiche sull'effettivo esercizio delle attività dichiarate dalle aziende con previsione del dettaglio. Nel caso di riattivazione aziendale per codici Ateco marginali rispetto alle produzioni principali, è necessaria una valutazione sulla ridotta presenza dei lavoratori e sul numero di ore settimanali lavorate , in base al peso in azienda di quello specifico codice Ateco".

"Ci appare doveroso richiedere che si rendano immediatamente pubblici gli elenchi delle aziende attive in Provincia, - proseguono - ovvero ricomprese nei codici Ateco del Dpcm 22 marzo e successive modificazioni ("produzioni essenziali") e soprattutto di quelle che nelle ultime due settimane hanno richiesto deroghe per riaprire".

Questa richiesta consentirebbe che i sindaci, l'Ulss, e tutti i soggetti interessati siano informati tempestivamente dei flussi e degli spostamenti delle persone per le produzioni essenziali e per le deroghe concesse.

"Chiediamo - sottolineano - che si effettuino controlli massicci su tutte le produzioni attive per controlli a tappeto per fermare le produzioni non essenziali".

"Sottolineiamo quanto sia fondamentale mappare e ridurre il movimento di migliaia di lavoratori che tutti i giorni sono obbligati a muoversi per garantire le esigenze vitali di noi tutti e probabilmente anche di troppe produzioni che potrebbero risultare assolutamente non indispensabili - concludono -. Un numero davvero esagerato di lavoratori impegnati in spostamenti quotidiani rischierebbe di compromettere le misure di distanziamento sociale e contenimento della diffusione del virus.

(Fonte: Luca Collatuzzo © Qdpnews.it).
(Foto: web).
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