Pieve del Grappa, Fietta saluta l'alpino Lorenzo Basso. Il sindaco Rampin: "Un pezzo di storia che se ne va"

“Un pezzo della storia del territorio se n’è andato”. Così la sindaca Annalisa Rampin ricorda Lorenzo “Barat” Basso, reduce della Seconda guerra mondiale e internato a Dachau morto il 9 gennaio scorso a 98 anni (vedi articolo).

Commosso il saluto datogli ieri, martedì 12 gennaio, nella chiesa di Fietta di Pieve del Grappa che, pur nel rispetto delle norme di contenimento del Covid 19, era gremita di persone.

Aveva appena 19 anni, Basso quando si arruolò nel 1942 prima nell’undicesimo Genio Alpini della Brigata Julia e poi nella nona con la quale in agosto venne inviato in Russia, per poi far ritorno in Italia nel marzo del 1943 con quel che rimaneva della sua divisione.

Un’esperienza che lo aveva inorridito tanto che Basso rifiutò una nuova chiamata alle armi della Repubblica di Salò e si diede alla macchia. Subito dopo il rastrellamento del Grappa dell’ottobre del 1944 era stato deportato per ragioni politiche nel campo di concentramento di Dachau insieme a più di tremila italiani.

Dopo due mesi venne trasferito nei pressi del lago di Costanza costretto ai lavori forzati per costruire gallerie tutto il giorno, senza sosta.

A ripercorrere quei giorni è l’insegnante e saggista Giancarlo Cunial: “Distaccato nel lager satellite di Uberlingen, sul lago di Costanza, aveva davanti a sé la possibilità di scappare e ci provò. Ma qualcuno fece la spia, lo catturarono. Sottoposto a processo sommario, fu condannato ad essere sepolto vivo. Ma vivo rimase anche lì sotto, nel ventre della terra, e potè rivedere la luce perché un’anima buona che sapeva dove l’avevano sepolto andò a liberarlo".

"Nell’aprile del 1945 mentre Dachau veniva evacuato per l’imminente arrivo degli Alleati, tra i pochi prigionieri sopravvisuti c’era anche Lorenzo Basso. - conclude Cunial - Magro come un chiodo, ma vivo, e tornò a Fietta perché diceva che i Bassi fuori dalla loro contrada non sanno stare. Aveva 23 anni quando tornò a casa”.

Il suo ricordo rimane nella memoria di molti. “Era un anziano che ha fatto la storia del territorio - sottolinea la sindaca - Era un riferimento per molti. È intervenuto spesso nelle scuole per portare la sua esperienza di vita. Ci dispiace che un altro pezzo di storia di Pieve del Grappa se ne sia andato. Siamo vicini alla famiglia”.

Tutta la comunità di Pieve del Grappa, in particolare quella di Fietta e tutto il corpo degli alpini, si sono stretti ieri per l’ultimo saluto attorno alla famiglia di Lorenzo Basso, alla moglie Egidia, ai figli Angelo e Carla, alla nuora Giuliana e al genero Fabio, ai nipoti Andrea, Lorenzo, Paolo e Michele.

 

(Fonte: redazione Qdpnews.it).
(Foto: Facebook).
#Qdpnews.it

Print Friendly, PDF & Email

// Storie di Sport