Pensioni sbagliate e anomalie riscontrate dai pensionati trevigiani: l’Inps aggiusta gli importi nei prossimi mesi

  • Treviso
  • - 17 Gennaio 2020

Anomalie sugli importi, pensionati preoccupati. Lo Spi Cgil provinciale tranquillizza: l’Inps provvederà a mette a posto le cose nei prossimi mesi. Dal tono allarmato, sono già un centinaio le telefonate arrivate alle sedi della Cgil in questi giorni da parte dei pensionati trevigiani intestatari di pensioni interessate dal bonus Poletti (quelle oltre i 1.400 euro ed entro i 3mila lordi nel 2011), circa 67mila nella provincia di Treviso erogate dall’Istituto previdenziale e sulle quali si potrebbero riscontrare tali anomalie di calcolo.

 Cos’è successo? L’Inps ha riscontrato degli errori durante le operazioni di ricalcolo di alcune pensioni, ovvero quelle appunto interessate dal bonus Poletti.

In particolare, per il 2019 la quota di pensione relativa all’incremento all’assegno pensionistico non è stata ricompresa nell’importo lordo totale della pensione, che è così stata pagata meno nel mese di dicembre 2019 e gennaio 2020.

 "La direzione nazionale dell’Inps - spiega lo Spi Cgil di Treviso - sta provvedendo a riesaminare le pensioni per ripristinare il pagamento di quanto dovuto e dell’arretrato. La ricostruzione dell’importo corretto e la restituzione avverranno probabilmente già con i pagamenti di febbraio e marzo, sanando così tutte le anomalie riscontrate".

 “Lo Spi Cgil, in contatto con la struttura provinciale dell’Inps, - commenta il segretario generale Paolino Barbiero - resta comunque a disposizione dei pensionati trevigiani per informazioni e per verificare altre incongruenze. È sempre bene controllare la correttezza della propria pensione - sottolinea Barbiero - il sindacato a volte riscontra situazioni particolari, i cosiddetti diritti inespressi, che portano a migliorare l’assegno pensionistico”.

(Fonte: Spi Cgil Treviso).
(Foto: Archivio Qdpnews.it).
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La tradizione della cucina povera nell'Alta Marca: la macellazione del maiale e la festa di "S. Antonio del Porzel"

  • Treviso
  • - 17 Gennaio 2020

Come tutte le cucine territoriali anche quella del Quartier del Piave e delle zone limitrofe è nata da caratteristiche storiche e geografiche uniche e che hanno fortemente influenzato la cultura e le tradizioni dell’essere veneti.

La cucina della gente comune, fortemente contrapposta a quella di nobili e aristocratici, era spesso ripetitiva, caratterizzata da “cibo che sazia ma non nutre” molto povero di valori nutrizionali ma capace di saziare per un’intera giornata. Le uniche eccezioni erano costituite dalle feste religiose o da quelle civili che scandivano un vero e proprio calendario enogastronomico.

Nell’alimentazione contadina il maiale costituiva la principale fonte di proteine animali. Per poter garantire una maggior conservazione delle carni durante la lavorazione la macellazione avveniva nel mese di gennaio e culminava il 17 gennaio, con la festa di Sant’Antonio del Porzel (Sant’Antonio Abate).

Il Santo era rappresentato con un maialino al proprio fianco che rappresentava il diavolo.

Nel compiere il rito della macellazione, del maiale non veniva buttato nulla: oltre alle carne che serviva a preparare gli insaccati, le setole venivano utilizzate per fabbricare i pennelli, la pelle privata del lardo (unico condimento utilizzato tutto l’anno) serviva per ungere le seghe, le orecchie per arricchire i fagioli, il sangue per le torte, mentre le ossa venivano cotte lentamente e servite la sera per celebrare la ricorrenza.

Questo piatto viene tuttora preparato in molte osterie e ristoranti della provincia e prende il nome di Osada.

Le ossa vengono lessate per circa tre ore in un brodo di fagioli con rosmarino, salvia e cipolla. La piccola parte di carne che veniva lasciata, viene mangiata spolpandola con le mani e accompagnandola con il cren, radice del rafano con aceto bianco e sale.

maiale copy


Il sangue, immediatamente raccolto dalle donne di casa, veniva mescolato in una pentola fino a diventare freddo e dava vita al “baldon”, uno dei dolci tipici della Marca trevigiana.

Veniva preparato aggiungendo al sangue, latte farina e zucchero, mescolato ed amalgamato fino a farlo diventare una crema aggiungendo poi le uvette bagnate nella grappa.

Una volta pronto veniva mangiato ancora caldo oppure messo nei budelli per la conservazione che avveniva, visto le basse temperature del periodo dell’anno, nelle cantine.

Le preparazioni di questo dolce sono differenti da ogni zona dell’Alta Marca: la costante è appunto il sangue, per questo in molte zone viene chiamato anche sanguinaccio.

Vista la vicinanza con il carnevale, assieme a frittele e crostoli diventa uno dei dolci caratteristici di questa ricorrenza.

Il rito della morte dell’animale si trasformava in una festa che veniva celebrata mangiandone le carni con un tempo di conservazione minore, mentre le altre venivano conservate per tutto l’anno.

La macellazione del maiale è uno degli esempi più comuni del come gli sprechi non vengano concepiti nella cucina popolare dell’Alta Marca Trevigiana, una forte contrapposizione con l’abbondanza dei giorni nostri ma che comunque non ha cancellato nella cultura popolare le tracce della sua origine.

(Fonte: Redazione Qdpnews.it).
(Foto: Stefano Esposito dal libro "I mangiari di una volta").
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Confartigianato Marca Trevigiana: sanzioni per cittadini e imprese a tutela dell'ambiente e della sicurezza

  • Treviso
  • - 16 Gennaio 2020

Luigino Da Dalt, presidente del gruppo impianti di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana commenta le nuove sanzioni: "Un giro di vite per combattere l’abusivismo e la concorrenza sleale nell’ambito dell’impiantistica che nella Marca Trevigiana conta oltre 2.150 imprese tra termoidraulici, elettricisti, frigoristi e bruciatoristi"

Manutenzione, riparazione e dismissione dei climatizzatori: dal 17 gennaio al via le sanzioni che possono arrivare sino a 100mila euro per i cittadini e le imprese che richiedono l’intervento di installatori non in possesso delle certificazioni previste dalla normativa sugli F-gas.

È fondamentale - precisa Luigino Da Dalt, presidente del gruppo impianti di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana - che, in fase di acquisto, installazione, manutenzione e smantellamento delle apparecchiature che contengono gas fluorurati, come ad esempio i condizionatori e le pompe di calore, i cittadini si rivolgano a impiantisti qualificati, abilitati presso la Camera di Commercio e in possesso delle certificazioni F-Gas in corso di validità. Diversamente rischiano una sanzione da 5.000 a 100mila euro. Il decreto prevede sanzioni pecuniarie anche a carico delle imprese non certificate che intervengono su impianti contenenti gas altamente inquinanti”.

Un giro di vite per combattere l’abusivismo, la concorrenza sleale nell’ambito dell’impiantistica che nella Marca Trevigiana conta oltre 2.150 imprese tra termoidraulici, elettricisti, frigoristi e bruciatoristi, per tutelare la salute e l’incolumità delle persone.

"Il provvedimento, condivisibile rispetto alla finalità che persegue, confidiamo possa essere riparametrato per le imprese certificate nel caso in cui le violazioni siano di carattere squisitamente adempimentale, riproporzionandolo sulla base delle sanzioni previste per i venditori che appaiono essere più clementi" continua Da Dalt.

Inoltre abbiamo chiesto una forte riduzione delle sanzioni previste per le imprese in caso di ritardato inserimento dei dati nella Banca Dati F-Gas (entro 30 giorni), che appaiono troppo elevate, fino 15mila euro, rispetto alla natura amministrativa della violazione. La sproporzione potrebbe causare effetti opposti, andando a pesare solo sulle imprese in regola che rischiano di essere facili bancomat per fare cassa. I controlli sarebbe bene si concentrassero invece su chi il patentino non ce l’ha e non, al contrario, su chi è già dotato dei permessi per operare”.

“Segnalo - precisa Da Dalt - che il primo fondamentale snodo per i controlli sono i venditori che attraverso il rigoroso adempimento dei loro obblighi possono garantire la piena tracciabilità delle macchine e degli F-Gas, oltre che svolgere un prezioso ruolo di informazione dovendo chiedere agli utilizzatori finali una dichiarazione contenente l'impegno affinché l'installazione sia effettuata da un'impresa certificata".

“Avendo individuato la filiera dei soggetti che concorrono alla riduzione delle emissioni a effetto serra, ciascun attore - conclude il presidente - deve sentirsi responsabilizzato a promuovere comportamenti virtuosi a difesa dell’ambiente e alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Gli installatori e manutentori di Confartigianato mettono la propria professionalità al servizio dei cittadini per contribuire al controllo di prodotti e sostanze che, in caso di uso improprio, sono dannose per l’ambiente e per la salute”.


(Fonte e foto: Confartigianato imprese Marca Trevigiana).
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Ulss 2, in arrivo diciassette nuove ambulanze e due auto mediche, Benazzi: "Livello di dotazione massimo"

  • Treviso
  • - 17 Gennaio 2020

Benazzi: “Regione e Azienda Zero confermano di voler mantenere al massimo livello la dotazione di mezzi di soccorso. Sarà potenziato anche l’organico del Suem con dieci infermieri e un medico

Sono in arrivo infatti nell’Ulss 2 diciannove nuovi mezzi di soccorso. Sedici i veicoli che arriveranno grazie alla gara centralizzata di Azienda Zero: quattordici saranno ambulanze urbane e due automediche.

A queste andranno ad aggiungersi altre tre ambulanze, acquistate direttamente dall’Ulss 2, previa autorizzazione regionale: due saranno destinate al Suem di Treviso, 1 al Pronto Soccorso di Castelfranco.

A dare la notizia il direttore generale, Francesco Benazzi, che ha fatto il punto sulla situazione dei mezzi di soccorso nell’Ulss 2, affiancato dal direttore sanitario, Livio dalla Barba e dal dottor Paolo Rosi, direttore del Suem 118.

“Alla Regione e ad Azienda Zero va il nostro ringraziamento per aver confermato, con questa assegnazione di mezzi, di voler tenere al massimo livello il parco tecnologico delle aziende sanitarie - ha sottolineato Benazzi -. I veicoli assegnati serviranno in parte a rinnovare la nostra dotazione attuale, che conta complessivamente su 53 mezzi, e in parte a potenziarla ulteriormente. Oltre a un potenziamento del parco macchine è previsto anche un rinforzo dell’organico, con l’arrivo di 10 infermieri e 1 medico che andranno ad affiancare le 84 unità attualmente in forze al Suem”.

ambulanza 2

“Quelle che arriveranno saranno della ambulanze di ultima generazione, vere e proprie unità mobili di rianimazione in grado di assistere anche i pazienti in acuto - ha precisato Dalla Barba -. Andranno a inserirsi nella rete attiva a livello territoriale, rete concepita per arrivare in tutte le località della provincia nel minor tempo possibile”.

Le nuove ambulanze avranno le più moderne dotazioni tecnologiche e strumentali, tra cui va ricordata la presenza del compressore cardiaco, molto importante per poter praticare massaggi cardiaci prolungati sul paziente anche durante il trasporto”, ha ricordato Rosi.

I diciannove nuovi mezzi andranno a supportare un’attività, quella della gestione delle emergenze sul territorio, che ha visto, nell’arco di un ventennio, un incremento dell’80,9% dell’attività: si è passati, infatti, dai 27.350 interventi del 1998 ai 49.485 del 2018.

Elevatissima, anche l’attività della Centrale operativa del Suem, che ha gestito, lo scorso anno, 107.171 chiamate, con un incremento del 5% rispetto al 2018.

Lo studio che ha preceduto la maxi gara che ha portato all’acquisto di 147 veicoli da suddividere tra le varie aziende sanitarie, aveva evidenziato, infatti, una situazione di eterogeneità relativamente al parco mezzi di soccorso tra le varie Ulss.

“Questa gara - fa notare il presidente della Regione Luca Zaia - è unica in Italia sia per i grandi numeri dei mezzi, sia per l’elevatissimo standard qualitativo che abbiamo richiesto e ottenuto, investendo un cifra importante, ma riuscendo anche a risparmiare 2 milioni di euro che reinvestiremo all’interno del sistema. Migliorare risparmiando si può: è un messaggio che spero venga presto recepito in tutta Italia, alla quale mettiamo a disposizione volentieri la nostra esperienza di best practice”.

“Con questa operazione -continua Zaia - andiamo a rafforzare il parco mezzi di un sistema Suem 118 che sforna ogni anno dei record nazionali, relativamente alla popolazione assistita. Il report sull’attività 2019, appena elaborato, dice che elicotteri, ambulanze, auto mediche e sanitari hanno compiuto 369.610 missioni e che le sale operative 118 hanno gestito 669.670 chiamate. Più di mille missioni al giorno testimoniano di una macchina gigantesca, ben organizzata, altamente professionale, capace di arrivare in tempo ovunque e di salvare tante vite. Ne siamo orgogliosi e siamo grati a tutti gli operatori che ogni giorno volano e corrono in aiuto di chi sta male”.

Le ambulanze acquistate, di ultima generazione, vedono la presenza di barelle elettriche e di sistemi di trasporto pediatrico. La barella elettrica porta più di 300 kg e consente maggior comfort del paziente, maggiore sicurezza fisica per gli operatori, sia nel carico scarico che nel trasporto.

I mezzi sono dotati anche di sedia scendiscale con cingoli, per consentire un agevole trasporto in sicurezza da parte degli operatori. Le auto mediche sono, invece, station wagon per consentire una maggiore capacità di carico, e a trazione integrale con cambio automatico, in versione off-road, in modo da consentire di raggiungere anche le zone più impervie.

La gara ha rappresentato un unicum a livello nazionale sia per l’ampio quantitativo di veicoli messi a gara sia per l’elevatissimo standard richiesto e ottenuto per i mezzi.


(Fonte: Redazione Qdpnews.it).
(Foto: Ulss2 Marca Trevigiana).

Qdpnews.it

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Ulss 2, respinta ogni accusa del Pd. Benazzi: "Fornite cifre scorrette, nessun fenomeno di privatizzazione della sanità"

  • Treviso
  • - 16 Gennaio 2020

Decisa la risposta del direttore generale dell'Ulss 2 Marca Trevigiana Francesco Benazzi al  Partito Democratico della provincia di Treviso che si era inserito nel dibattito sulla privatizzazione della sanità veneta. "Stiamo lavorando a un dossier che valuti lo stato di salute della sanità trevigiana con la nascita dell’Ulss unica provinciale - avevano spiegato il segretario provinciale Giovanni Zorzi e il responsabile sanità provinciale Nicolò Rocco - e ci ritroviamo in molti dei dati evidenziati dalle forze civiche che hanno segnalato l’aumento del peso delle strutture private nell’erogazione dei servizi"

"I dati utilizzati da Benazzi - hanno affermato ulteriormente - danno solo una versione parziale del processo di privatizzazione in atto. Innanzitutto i dati andrebbero analizzati dal 2010 e non dal 2013, ovvero da prima che venisse approvato il precedente piano socio sanitario. Per quanto la privatizzazione ci sembri del tutto chiara dalle stesse delibere della Regione Veneto, esistono modi più subdoli per favorire il privato e non riguardano solo il budget".

E anche sulle liste di attesa hanno affermato i responsabili provinciali dem "Non è mai stato realmente affrontato, se non con soluzioni mediatiche come le visite notturne che hanno rappresentato lo 0,002% di tutte le visite specialistiche effettuate in Veneto".

“Sul tema rapporto con i privati in sanità  - ha ribadito oggi seccamente il direttore generale Benazzi -  la sensazione è che non si voglia prendere atto dei dati. Lo abbiamo detto, e lo ripetiamo: le cifre che abbiamo fornito, assolutamente esaustive, forniscono la conferma inequivocabile che la sanità trevigiana, così come quella veneta, è pubblica e che il ruolo del privato è esclusivamente di supporto”. 

Fornisco nuovamente,  tutte le cifre (nella foto) che confermano che non è in atto, a livello trevigiano così come a livello veneto, alcun fenomeno di privatizzazione della sanità. Faccio presente che i dati del 2010 relativi alle prestazioni ambulatoriali non fanno altro che confermare il progressivo aumento del pubblico a scapito del privato". Benazzi ha voluto fare chiarezza anche sulle liste d’attesa e sulle visite notturne.

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"E’ falso e offensivo nei confronti di tutto il personale - sottolinea Benazzi - affermare che non si sta facendo nulla per affrontare il problema delle liste d’attesa: sono state messe in atto diverse azioni al fine di abbattere le “galleggianti”, per anni utilizzate come strategia di gestione dei tempi d’attesa. Stiamo già vedendo i risultati e nell’arco di alcuni mesi, grazie all’impegno di tutti, contiamo di azzerarle, nonostante la grave e conosciuta carenza di specialisti, non certo imputabile all’Azienda Sanitaria o alla Regione bensì agli errori di programmazione a livello nazionale".

"Per quanto riguarda, invece, il tema delle visite notturne nell’Ulss 2 - aggiunge Benazzi - va ricordato che non tutte le prestazioni sanitarie possono essere effettuate in orario serale, e, dunque, lo 0.002% calcolato sul totale delle visite specialistiche è assolutamente scorretto. Il dato va calcolato per singole specialità. Nel 2019 nell’Ulss 2 sono state eseguite in orario notturno e festivo il 3% delle prestazioni in ambito radiologico e il 4,1% delle prestazioni in ambito ginecologico, dati nettamente superiori rispetto a quelli forniti dal Pd".

(Fonte: Redazione Qdpnews.it).
(Foto: archivio e Ulss 2 Marca Trevigiana).
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