Strutture per anziani e Covid: negativo il 99,70% di ospiti e personale. Benazzi: "La situazione sta migliorando"

  • Treviso
  • - 30 Maggio 2020

Si è riunito giovedì 28 maggio 2020 l’Osservatorio provinciale sulle strutture residenziali per anziani, per fare il punto sulla diffusione del Covid 19 nelle Rsa.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati i dati relativi ai tamponi effettuati, aggiornati a ieri, su tutti gli ospiti e operatori delle 54 strutture dell’Ulss 2: su un totale di 11.538 persone sottoposte a test, 5794 dei quali ospiti e 5.744 operatori, i negativi sono stati 11.484, pari al 99,70%. Solo 25 i positivi, 15 ospiti e 10 operatori, pari allo 0,21%.

Da sottolineare come dal 21 aprile al 28 maggio il decremento registrato sia stato notevolissimo, pari al 94,5%. Le strutture residenziali in cui sono presenti ancora alcuni sporadici casi di Covid sono quattro.

“I risultati ottenuti sono decisamente positivi - ha commentato George Louis Del Re, direttore dei servizi socio sanitari dell’Ulss 2 -. Credo sia doveroso sottolineare come questi esiti siano legati, oltre che all’andamento generale della pandemia che registra un deciso calo nei contagi, anche all’elevata qualità degli interventi che i centri di servizi, affiancati dall’azienda sanitaria, hanno messo in atto, dopo la prima difficile fase, per contenere e superare l’emergenza coronavirus. In particolare sono stati applicati in modo assolutamente ottimale i protocolli e le disposizioni regionali, relativi a isolamento, distanziamento, uso dei dispositivi, accessi, etc”.

I dati illustrati al tavolo dell’Osservatorio provinciale si riferiscono alla seconda tornata di test nelle Case di riposo, tornata nel corso della quale sono stati sottoposti a tampone tutti gli operatori e tutti gli ospiti.

“La situazione nelle strutture residenziali - sottolinea il direttore generale, Francesco Benazzi - sta tornando pian piano alla normalità. La Regione ha fornito le linee guida per la ripresa delle visite dei familiari e degli accessi: le Rsa si stanno organizzando per garantire entrambe, in condizioni di massima sicurezza”.

"Desidero ringraziare - ha commentato il Presidente della conferenza dei sindaci Paola Roma, anche a nome delle colleghe Lisa Tomasella e Annalisa Rampin - Presidenti dei comitati sindaci dei Distretti Pieve di Soligo e Asolo - la task force messa in campo dall’Azienda Sanitaria per essere riuscita in tempi veloci ad attivare uno screening di massa sottoponendo più di 11.000 persone delle Rsa. al test del tampone".

"I risultati dei tamponi sono sicuramente dettati dal corretto utilizzo dei protocolli attivati all’interno dei Centri Servizi per Anziani: per questo desidero ringraziare le direzioni, gli operatori socio sanitari e tutto il personale delle varie strutture del territorio - conclude -. Costruttivo è stato, infine, il rapporto di collaborazione con le Organizzazioni sindacali con le quali da tempo è stato attivato un confronto diretto (focus assistenza domiciliare) propedeutico alla stesura dei Piani di Zona “.


(Fonte e foto: Ulss 2 Marca Trevigiana).
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Banca del plasma, prima donazione all'ospedale Ca' Foncello di una paziente guarita dal Covid-19

  • Treviso
  • - 29 Maggio 2020

Prima donazione di plasma, oggi, venerdì 29 maggio 2020, al Centro Trasfusionale del’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso di una paziente guarita dal Covid-19.

“Ai pazienti guariti che stanno accogliendo l’invito del Presidente Zaia a donare il plasma va il nostro più sentito ringraziamento - ha sottolineato il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi -. Il loro gesto potrà rivelarsi importantissimo, nel caso di una recrudescenza della pandemia che ci auguriamo non arrivi ma che dobbiamo essere pronti ad affrontare. Laddove è stata sperimentata, questa metodica ha dato, infatti, risultati che lasciano ben sperare. Per questo rinnoviamo l’invito a tutti i nostri pazienti guariti, che hanno ricevuto la lettera nelle scorse settimane a mettersi in contatto con il Centro Trasfusionale del nosocomio trevigiano per rendersi disponibili per la donazione”.

Il Veneto ha attivato, primo a livello nazionale, la banca del plasma, invitando alla donazione tramite lettera circa 3.000 pazienti guariti dal Covid-19.

Le lettere, spedite l’11 maggio, contenevano l’invito a recarsi a donare il sangue per la creazione, nel più breve tempo possibile, della banca del plasma voluta dal Presidente Zaia, dopo che la sperimentazione della terapia con plasma iper-immune su un panel di ricoverati condotta dalla dottoressa Giustina De Silvestro, Direttore dell'Unità operativa immunotrasfusionale dell'Azienda Ospedaliera di Padova, ha evidenziato un netto miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti .

Nella realizzazione della banca del plasma sono stati coinvolti, nel territorio regionale, sette Servizi di Medicina Trasfusionale, tra cui quello del Ca’ Foncello, appositamente dotato di congeolatori dedicati.

“Come è noto non vi sono ad oggi terapie eziologiche di provata efficacia per contrastare l’infezione Sars-Cov-2, agente responsabile della malattia denominata Covid-19 - spiega il primario del Centro Trasfusionale, Arianna Veronesi -. L’immunoterapia passiva, utilizzando il “plasma iperimmune” donato da pazienti guariti, appare una delle terapie più razionali e promettenti. In letteratura, infatti, il plasma iperimmune è stato usato per il trattamento di infezioni virali epidemiche quali la Mers e la malattia di Ebola".

"La terapia con plasma da convalescenti prevede, nello specifico, il prelievo del plasma da persone guarite dal Covid-19 e la sua successiva somministrazione (dopo una serie di test di laboratori volti a garantirne il più elevato livello di sicurezza per il ricevente) a pazienti affetti da Covid-19 come mezzo per trasferire questi anticorpi anti-Sars-Cov-2, sviluppati dai pazienti guariti a quelli con infezione in atto” - conclude.


(Fonte: Redazione Qdpnews.it).
(Foto: Ulss 2 Marca Trevigiana).
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Pensione per i due primari storici dell'ospedale di Conegliano: ultimi giorni di lavoro per i dottori Valerio e Calzavara

  • Treviso
  • - 27 Maggio 2020

Ultimi giorni di lavoro per due primari dell’ospedale di Conegliano: Salvatore Valerio, direttore dell’unità operativa di urologia, andrà in pensione il 1 giugno, seguito a ruota da Piergianni Calzavara, direttore della nefrologia che ha fatto oggi, 27 giugno, i saluti di rito in reparto: da domani sarà in ferie e dal 1 luglio in pensione.

Valerio lascia l’ospedale di Conegliano dopo trent’anni di ininterrotta attività: dal 2013 ha ricoperto l’incarico temporaneo di sostituzione dell’allora direttore, Evangelista Bassi e dal 2015 ne ricopre il ruolo di direttore a tutti gli effetti.

Oltre all’incarico apicale, dal 2018 ha svolto l’importante ruolo di direttore del dipartimento di chirurgia generale per gli ospedali di Conegliano e Vittorio Veneto.

Calzavara, invece, è approdato alla direzione della nefrologia del Santa Maria dei Battuti nel febbraio 2011, dopo una lunga esperienza maturata al Ca’ Foncello di Treviso.

Ai due primari, ottimi professionisti che hanno saputo coniugare competenze, umanità, lealtà e disponibilità, va il mio più sentito ringraziamento per l’opera qualificata prestata in questi anni - commenta il direttore generale, Francesco Benazzi -. Il curriculum di entrambi sottolinea il loro profondo attaccamento all’Azienda, che hanno contribuito a far crescere in termini di professionalità e innovazione. Ai dottori Valerio e Calzavara va il merito di aver dato un importante contributo all’integrazione nel momento dell’unificazione tra le tre precedenti realtà, confluite nell’Ulss 2, e di essersi fatti carico, assieme alle rispettive équipe, delle carenze di organico legate alla difficoltà di reperimento degli specialistici. Un doveroso plauso, dunque, anche per il lavoro fatto sul fronte dell’abbattimento delle liste di attesa e dell’integrazione con il territorio e con il mondo dell’associazionismo”.

 

(Fonte e foto: Ulss2 Marca Trevigiana).
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Chiusura locali notturni, Poloni replica: "Il consumo di alcool una scelta personale, non un’imposizione dei gestori"

  • Treviso
  • - 29 Maggio 2020

Riceviamo e pubblichiamo una dichiarazione della sezione veneta “Giacomo Casanova” di Istituto Liberale da parte di Matteo Poloni (responsabile provinciale di Treviso e Belluno) alla proposta di regolamentazione della chiusura dei locali notturni dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada in risposta all'intervento di Paola Conte Bortolotto (responsabile della sede di Treviso dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus) (qui l'articolo).

Il Covid-19 ci ha colpito profondamente, mettendo a nudo le debolezze strutturali del nostro tessuto imprenditoriale e sociale.

Se infatti da una parte vi sono imprese e lavoratori che continuano a pagare un prezzo altissimo - con uno Stato che si è dimostrato incapace di adempiere alle sue più minime funzioni - dall’altra è emerso il peggio della società italiana: l’odio, il rancore, il falso moralismo da balcone e social network, i processi mediatici contro runner, ciclisti e ora incentrati sui giovani dell’aperitivo additati come untori della peste.

La pandemia ha colpito tutti noi e diverse sono le esigenze ed idee emerse, ma proposte come quella dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada sono - senza offesa alcuna per i morti e la sofferenza dei loro cari - pura demagogia fine a sé stessa.

L’industria dell’intrattenimento è tra i settori più colpiti: voler restringere gli orari di locali e discoteche non dovrebbe essere inaccettabile solo per loro, ma anche per tutti noi.

Se le morti stradali sono crollate perché eravamo tutti bloccati in casa, allora come si può sostenere che la futura chiusura anticipata di questi esercizi possa mantenere tali cifre? Se è vero che le morti stradali non sono decessi di serie B, è altrettanto vero che i locali notturni non ne sono la causa: il consumo di alcool e droga è una scelta personale, non un’imposizione dei gestori, come lo è anche quella di mettersi alla guida quando non si è nelle condizioni di farlo.

Invero per bere non serve necessariamente andare in un locale: chi impedisce a Tizio di acquistare alcolici al supermercato, berli e poi guidare?

Sebbene il rischio 0 non esista, è comunque possibile ridurre le “stragi del fine settimana” aumentando la responsabilità personale dei cittadini, ma ciò lo si ottiene solo con l’educazione, non con il proibizionismo che invece rischia di aggravare il problema, ignorando altresì le soluzioni alternative allo stesso.

Per avere una cittadinanza più responsabile è necessario smetterla di attribuire le colpe di singoli individui ad intere categorie, di generalizzare e colpire indiscriminatamente: perché la follia di pochi deve essere pagata da un intero settore imprenditoriale, dai suoi lavoratori e relativo indotto? Perché chi si è sempre comportato correttamente deve tornare a casa prima? Sono loro i responsabili dell’altrui condotta? No.

Le crisi comportano cambiamenti, ma ciò che non va mai perso di vista è proprio il valore della libertà personale: solo l’individuo pensa, ragiona e agisce.

Qualunque cosa tu faccia, dovrai sempre essere pronto ad assumerti le responsabilità delle tue azioni.


(Fonte: Redazione Qdpnews.it).
(Foto: web).
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Treviso, la chiave per la ripartenza dell'enoturismo nel territorio Unesco nella tesi di Jeena Cucciniello

  • Treviso
  • - 27 Maggio 2020

La crisi economica generata dall'emergenza sanitaria si sta facendo sentire anche nell'alta Marca trevigiana, ma per uscirne le risorse non mancano, soprattutto se si ha dalla propria parte un riconoscimento prestigioso come la certificazione di territorio patrimonio dell'Unesco.

Ne è certa Jeena Cucciniello, 25enne goriziana di origini indiane, un forte interesse per il Piave, la sua storia e le sue aree naturalistiche, che in pieno lockdown si è laureata in editoria e giornalismo all'Università di Verona con una tesi magistrale sul tema “Enoturismo e media: il profilo dell'enoturista e le strategie di comunicazione per coinvolgerlo”.

Temi fondamentali per ripartire più velocemente dopo lo choc della pandemia. Ne abbiamo parlato con l'autrice, consulente sulla gestione dei social media, che nel 2017 ha conseguito la laurea triennale in pubbliche relazioni all'Università di Udine con una tesi sulle storie di tre jihadisti pentiti.

La svolta è arrivata quattro mesi dopo, con la vittoria del premio giornalistico “Papa Ernest Hemingway” a Caorle: da lì il cambio di rotta e la decisione di dedicarsi al mondo dei media.

Come è arrivata poi a focalizzarsi sull'enoturismo?

“All'ateneo scaligero ho seguito un corso con il mio docente e relatore di tesi prof. Maurizio Corte, che ci ha proposto di partecipare a un blog sull'enoturismo per darci la possibilità di apprendere tecniche di giornalismo in maniera pratica oltre che teorica. Inoltre, tramite un tirocinio all'azienda veronese Maxfone ho avuto la possibilità di toccare con mano il mondo dei “big data”. Mi sono così avvicinata a questo mondo, approfondendo in particolare modo la comunicazione aziendale. Mi piace entrare nella testa delle persone per capire perché piaccia un determinato prodotto, e la tesi mi ha permesso di capire meglio questo mondo”.

Come si coinvolge efficacemente un enoturista?

Una delle strategie migliori è monitorare ciò che gli utenti esprimono online, soprattutto sui social network. Bisogna tenere conto di quello che l'enoturista desidera e anticiparlo, facendo sentire sicuro e coinvolto il cliente. È una sfida che sto analizzando insieme a un gruppo di lavoro. Abbiamo notato che moltissime aziende hanno tralasciato la necessità di avvalersi di professionisti del settore. Crediamo che la cosa migliore, specialmente in questo periodo particolare, sia affidarsi a chi sa come gestire la comunicazione e ha in mente un'idea già strutturata, senza improvvisare”.

Con quali costi?

“Uno studio di marketing e comunicazione “su misura” ha costi difficili da quantificare, ma è un valido investimento anche se potrebbe non dare frutti a breve termine, come molti invece si aspettano. Bisogna avere pazienza: fare comunicazione significa creare una relazione con le persone, e per riuscirci serve tempo. Cercare il “tutto e subito” è una mentalità sbagliata. È proprio nei momenti difficili che un imprenditore vede nelle difficoltà delle possibilità, e siccome una pandemia non può durare all'infinito i più intraprendenti hanno già capito che prima o poi ci sarebbe stata la necessità di ripartire”.

Da anni il prosecco vive un boom a livello planetario, che in molti si chiedono quanto potrà durare. Come può la comunicazione aiutare a mantenere il successo di un brand su una scala così vasta?

“Mark Schaefer, uno dei padri americani del marketing, sostiene che la pandemia ha portato a una rivoluzione di questo settore per cui la persona deve essere messa al centro. Non basta, come hanno fatto alcune aziende durante il lockdown, cambiare logo. Quello che serve è una comunicazione centrata sulla comunità e per la comunità. Penso a chi ha inviato cibo gratis a chi lavora negli ospedali, o a chi ha invitato quest'ultima categoria ad andare in vacanza nelle proprie strutture a condizioni agevolate. Questa è un'azione di marketing strategica, perché consente all'azienda di farsi sentire vicina alle persone”.

Quanto può aiutare, nel post pandemia, il fattore Unesco per le colline del Prosecco superiore?

“È un valore aggiunto che apre spazi di marketing e comunicazione infiniti. Adesso che le limitazioni agli spostamenti iniziano ad allentarsi, le persone avranno voglia di camminare e ritrovare se stesse in mezzo al verde. Ci sono tantissime attività legate a questa possibilità”.

Come ripartirà l'enoturismo dopo la pandemia?

È stato uno dei settori più colpiti dal lockdown. Ci sono gli eventi online, ma non sono la stessa cosa: degustare un vino da casa non è come farlo visitando una cantina e immergendosi in un territorio. Ci aspettiamo che il turismo riparta, all'inizio magari con piccoli gruppi e con uscite brevi, concentrate in poche ore o in una giornata. Le cantine che puntano sull'enoturismo dovranno mai come ora capire cosa cerchino i consumatori e fornire loro le risposte desiderate. Molti hanno paura, preferiscono fermarsi alla tradizione. Ma in questi casi vince chi ha maggiore fantasia e ci crede”.

 

(Fonte: Redazione Qdpnews.it).
(Foto: per concessione di Jeena Cucciniello).
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