Pensioni, congedi e indennità: Inas Cisl operativo per assistere i cittadini. Fuser: "Non lasciamo sole le persone"

  • Treviso
  • - 02 Aprile 2020

Fare domanda per il bonus da 600 euro, chiedere all’Inps un congedo per assistere un familiare o il congedo parentale per l’emergenza Covid-19 o inviare richiesta di riconoscimento di infortunio sul lavoro per un caso di contagio da coronavirus in azienda: in una quotidianità stravolta dall’emergenza sanitaria, il bisogno di attivare diritti previdenziali e socioassistenziali resta immutato.

Per rendere accessibili questi diritti, il patronato Inas Cisl di Treviso e provincia resta operativo per assistere i cittadini su domande e procedure che non possono aspettare.

“Nonostante l’emergenza - spiega Michela Fuser, responsabile Inas Cisl di Treviso - non vogliamo lasciare sole le persone. Per farlo abbiamo rimodulato le attività, in modo da consentire alle persone di stare a casa”.

Chi ha bisogno dei servizi del patronato deve chiamare il numero verde 800 249307 e spiegare quali sono le proprie esigenze. Il patronato ricontatterà gli interessati per gestire le loro pratiche, nel rispetto delle misure anti-virus.

Solo nel caso in cui la presenza fisica della persona in sede si riveli indispensabile per mandare avanti la pratica prenderemo appuntamento per vederci in ufficio, perché anche se restiamo aperti esclusivamente per questo tipo di incontri, facciamo di tutto per consentire alle persone di restare a casa” - spiega Fuser.

Prima di tutto, quindi, bisogna chiamare il numero verde oppure il numero territoriale 0422 545611 o inviare una e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e attendere il riscontro degli esperti del patronato Inas per sapere come procedere per ottenere una consulenza sulla possibilità di andare in pensione, di presentare domanda per una prestazione, richiedere i congedi parentali e molto altro.

“Anche se buona parte del Paese si ferma per arrestare il contagio, noi siamo operativi - conclude la responsabile del patronato Inas Cisl di Treviso - per evitare che a subire battute d’arresto siano le tutele delle persone”.

(Fonte: Inas Cisl).
(Foto: web).
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Neurologia del Ca' Foncello, attivate le televisite. Bonifati: "Ci permettono di valutare il paziente da remoto"

  • Treviso
  • - 02 Aprile 2020

In un periodo nel quale l'epidemia da coronavirus ha imposto e impone di ridurre il più possibile gli spostamenti l’Unità Operativa Complessa di Neurologia del Ca’ Foncello ha attivato nuove modalità per seguire i propri pazienti.

Il reparto diretto dal dottor Bonifati svolge normalmente un’intensa attività ambulatoriale di II livello con presa in carico di molte malattie neurologiche croniche. Sono infatti seguiti regolarmente circa 650 pazienti affetti da sclerosi multipla, 250 pazienti affetti da miastenia e diverse centinaia di pazienti affetti da epilessia, malattia di Parkinson e cefalea.

“Per poter continuare a seguire e rimanere vicino ai pazienti in questo difficile momento - spiega il primario - è stato dato importante impulso alla telemedicina. Tutti i pazienti sono stati infatti contattati telefonicamente e se era necessario valutare esami del sangue o radiologici per monitorare terapie sia in termini di efficacia che di effetti collaterali, è stata inviata una mail. Quando invece la visita era necessaria per il percorso diagnostico-terapeutico del paziente questa è stata effettuata, laddove possibile, da remoto come televisita".

Sono già oltre 50 le televisite effettuate finora per miastenia, Parkinson e sclerosi multipla.

"Questa modalità - aggiunge Bonifati - ha permesso oltre ad un rapporto diretto con i pazienti e i loro familiari anche l'esecuzione di un buon esame neurologico atto a valutare clinicamente il paziente. Tale modalità di approccio ha trovato soddisfazione da parte dell'utenza e il neurologo è riuscito a effettuare una visita neurologica, inviando poi al paziente referto e appuntamento per la visita successiva".

"Inoltre - conclude - per i medici di medicina generale è stato messo a disposizione un teleconsulto per discutere casi clinici e valutare insieme l'opportunità di effettuare visita neurologica e la tempistica o la necessità di effettuare esami prima della visita. In questo modo anche successivamente all'emergenza il paziente potrebbe arrivare alla visita con gli esami pronti e risparmiare tempo”.

(Fonte e foto: Ulss 2 Marca Trevigiana).
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Treviso, registrata la riduzione dei ricoveri Covid-19 al Ca' Foncello: il primo segnale di speranza

  • Treviso
  • - 02 Aprile 2020

Un segnale di speranza arriva dai dati dei ricoveri negli ospedali della Marca trevigiana dove, secondo l'ultimo bollettino dell'Azienda Zero della Regione Veneto del tardo pomeriggio di ieri, in media si registra una diminuzione dei ricoveri nei nosocomi.

Anche nelle terapie intensive risulta una stabilità dei ricoveri rispetto alle giornate precedenti.

Tra tutti spicca il Ca' Foncello di Treviso, dove in area non critica c'è una diminuzione di 18 pazienti (in tutto sono 99 i ricoveri), mentre in terapia intensiva i casi sono 24 (uno in più).

A Oderzo in reparto normale ci sono 17 persone (con una diminuzione di una unità), mentre restano stabili a 6 i pazienti in terapia intensiva. Stabilità anche a Conegliano, con 4 e 8 pazienti rispettivamente in area non critica e in terapia intensiva.

Al Covid hospital di Vittorio Veneto ci sono 2 persone in meno in reparto normale (in tutto sono 142), mentre restano stabili a 7 in terapia intensiva.

Nel nosocomio di Montebelluna il calo è di 8 persone in meno in area non critica (per un totale di 30 pazienti) e in terapia intensiva non si registrano aumenti di ricoveri (i casi sono 8).

Leggero aumento, invece, nell'area non critica del San Camillo di Treviso e a Castelfranco, con 49 pazienti nel primo caso (l'aumento è pari a 2 unità) e 32 nel secondo (3 pazienti in più). Nessun ricoverato, al momento, nelle terapie intensive dei due ospedali citati.

Nella giornata di ieri, mercoledì 1 aprile, si sono purtroppo verificati due decessi, a Montebelluna e Vittorio Veneto: si tratta di due 90enni con gravi pluripatologie preesistenti.

 

(Fonte: Arianna Ceschin © Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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“Vien via, no tocarlo che el te pisa sui oci”, alla scoperta del rospo comune con il tecnico faunista Fabio Dartora

  • Treviso
  • - 02 Aprile 2020

Fabio aseo là che l’è del Comune. Dai vien via no tocarlo che el te pisa sui oci. Troppo tardi… lo avevo già in mano”: quante volte Fabio Dartora, tecnico faunista esperto in monitoraggio della fauna selvatica, si sarà sentito dire questa frase quando aveva in mano un rospo comune.

È proprio il rospo comune, infatti, il secondo protagonista del viaggio che Qdpnews.it ha deciso di fare in compagnia di Dartora alla scoperta degli animali che vivono nei boschi e nelle campagne dell’Alta Marca Trevigiana.

“Ricordo come fosse ieri - racconta il tecnico faunista che vive a Pederobba - quando da piccolo, avrò avuto 8 o al massimo 10 anni, passando con mia mamma e mio fratello davanti alla fontana della piazza di Vidor, ho visto una grossa femmina di rospo comune, caduta nel fossetto di scolo della fontana senza via di fuga. Ai miei occhi era l’animale più bello, grosso e bisognoso che esistesse al mondo. Non potevo lasciarlo lì, lo dovevo “salvare” ma, più che altro, per niente al mondo avrei perso una così grande occasione di osservare da vicino quella femmina di rospo comune. Come si muoveva, come si nutriva e cosa potesse trasmettermi a livello emotivo: mi si aprì un mondo: il magico mondo degli anfibi”.

“Ovviamente - prosegue - è vietatissimo maneggiare anfibi senza il possesso di autorizzazioni ministeriali, rilasciate a scopo di ricerca. Tra l’altro, la pelle secerne delle tossine irritanti che non conviene toccare: è la sua difesa personale. Il rospo comune è un rospo di grandi dimensioni che vive in tutta Europa. In Italia, anche se presente in tutta la penisola, è classificato come vulnerabile: negli ultimi 10 anni, infatti, è in declino almeno del 30 %, secondo il comitato italiano Iucn (Unione internazionale per la conservazione della natura). Lo si vede soprattutto all’inizio della primavera, quando tutti i rospi migrano verso i siti di riproduzione come stagni, laghi, canali e zone umide limitrofe ai fiumi”.

“Quando ero ragazzino - aggiunge - lo vedevo ovunque, frugando e girando per i campi e boschi. Lo trovavi quando cadeva nei tombini dell’irrigazione, sotto un pezzo di tronco abbandonato da anni, sotto i coppi avanzati da un vecchio restauro o sotto la luce di un capitello, intento a cacciare coleotteri nelle notti d’estate. Ora, però, non è più così: l’agricoltura tradizionale ha lasciato il posto all’agricoltura convenzionale. Nei tombini dell’irrigazione dei campi non trovi più rospi e anche nelle altre situazioni non si vedono più. Insomma: il rospo comune non è più così comune”.

“Il suo habitat - precisa Dartora - è molto diversificato: il rospo comune ama i boschi umidi, i campi coltivati con la presenza di siepi naturali e gli ambienti cespugliosi, un tempo lo si trovava spesso negli orti. Quando gli orti erano concimati con il letame, il rospo trovava un terreno fertile ricco di sostanza organica con molti lombrichi e ricco di insetti non della stessa specie. Il rospo comune è prettamente terricolo, si rifugia sottoterra, tra le foglie o sotto la sostanza legnosa morta nel terreno, dove ci sia un minimo di umidità. Di notte esce per cacciare insetti di ogni genere, all’inizio dell’inverno va in letargo svegliandosi poi all’inizio della primavera, quando la temperatura raggiunge circa i 12 gradi e l’umidità aumenta”.

“Compie grandi migrazioni verso i siti di riproduzione - conclude - e il maschio è molto più piccolo della femmina. Ogni maschio “abbraccia” una femmina, pronto alla fecondazione delle uova che vengono deposte in acqua sotto forma di cordoni doppi e lunghi. Le minacce principali per questa specie sono gli investimenti stradali: in primavera, infatti, un gran numero di individui vengono schiacciati dalle auto. A mio parere, la minaccia peggiore, invisibile e inesorabile, viene dalla riduzione degli habitat, soprattutto nella pianura dove l’agricoltura ha semplificato il paesaggio, lasciando ben poco spazio alla diversificazione ambientale e, di conseguenza, alla biodiversità. L’unica possibile via di uscita da questa situazione sono delle politiche di conservazione e miglioramento. La scomparsa di anfibi in un territorio è un forte segnale di degrado ambientale che, di riflesso, colpisce anche la nostra vita quotidiana”.

Quindi, come consiglia il tecnico faunista Dartora, se vedete un rospo non dategli un bacio, perché non diventerà un principe, ma dategli un habitat.


(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto: per gentile concessione di Fabio Dartora).
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Gli psicologi dell’Ulss2 non si fermano: con telemedicina e telefono la psicologia ospedaliera resta vicina ai pazienti

  • Treviso
  • - 01 Aprile 2020

Il servizio di psicologia ospedaliera dell’Ulss 2 Marca trevigiana, diretta dal dottor Massimo Pior, non si ferma e sta vicino ai suoi pazienti con la telemedicina.

Il servizio in questione, in linea con le direttive della Regione Veneto, per il contenimento della propagazione del Coronavirus, grazie alla collaborazione del personale medico ed infermieristico di degenza e quello tecnico, ha voluto garantire continuità alle attività di consultazione e il colloquio richiesti dai reparti ospedalieri attivando sia dei canali telematici che quelli telefonici di consultazione.

“Le stesse attività di aiuto digitale o telefonico è stato, inoltre, attivato anche per i familiari dei pazienti ricoverati. Con i medesimi modi e mezzi è stata offerta continuità all'attività clinica, sia individuale che di gruppo, a tutti i pazienti che sono in carico o vengono per la prima volta segnalati e che attualmente si trovano a casa nella contingente impossibilità di raggiungere la sede del servizio. Rimanere assieme è possibile se insieme si continua a condividere e costruire”.

Come immediata risposta alla sospensione delle visite presso il servizio era stato inviato del materiale informativo e psicoeducativo ai pazienti. La prima settimana di telemedicina del servizio di psicologia ospedaliera ha visto la conduzione di 55 colloqui con altrettanti pazienti e familiari.

L'accesso al servizio è possibile previa segnalazione del reparto o servizio specialistico ospedaliero. In settimana è prevista la conduzione di 3 gruppi di pazienti (complessivamente una ventina di persone) che avranno la continuità del servizio.

 

(Fonte: Ulss2 Marca Trevigiana).
(Foto: web).
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