14 settembre 1918
Sul Piave e sul Montello l’ultima grande offensiva austro-ungarica era stata fermata da quasi tre mesi, ma la guerra non era finita.
Il fronte rimaneva aperto. Poco più di un mese dopo, il 24 ottobre, sarebbe iniziata l’offensiva che avrebbe condotto alla Battaglia di Vittorio Veneto.
Tra i soldati c’erano anche i ragazzi della classe del 1899, giovani di appena diciotto o diciannove anni, insieme a molti altri poco più che ventenni. Vivevano nelle trincee, sotto i bombardamenti, lontani dalle famiglie, in attesa di ordini capaci di decidere della loro vita.
Non avevano scelto quella prova. Molti non tornarono.
14 settembre 2026
Oggi attraversiamo il Piave in pochi minuti, saliamo sul Montello e percorriamo le strade verso Vittorio Veneto quasi senza vedere i segni lasciati dalla storia.
Gli stessi luoghi, un mondo completamente diverso.
Questa storia è ancora visibile lungo il Piave.
Qdpnews l’ha raccontata nel video-servizio d’archivio “Il Piave, gli Arditi e l’Isola dei Morti: luoghi, persone e giornate che decisero la Grande Guerra”, pubblicato l’8 maggio 2018.
Il servizio ripercorre gli avvenimenti che portarono alla battaglia finale attraverso uno dei luoghi simbolo del fronte. L’Isola dei Morti, a Moriago della Battaglia, conserva ancora oggi la memoria dei soldati caduti durante gli attraversamenti del Piave.
Rivederlo oggi significa tornare sul posto, lungo il fiume, nelle campagne e nei paesi che abitiamo ancora.
Ai giovani di oggi, fortunatamente, non viene chiesto di affrontare una trincea. Vivono però altre difficoltà: il lavoro incerto, il costo della casa, le trasformazioni tecnologiche e un futuro meno lineare rispetto a quello immaginato dalle generazioni precedenti.
Molti studiano, lavorano, fanno volontariato, avviano attività e cercano la propria strada, anche lontano da casa. Altri faticano a trovare una direzione.
Non è soltanto un problema dei giovani.
È una responsabilità che riguarda anche adulti, famiglie, scuola, imprese e istituzioni. Non si può chiedere impegno senza offrire formazione seria, fiducia, esempi credibili e condizioni nelle quali la fatica possa tradursi in crescita.
Allo stesso tempo, nessuna opportunità può sostituire la volontà personale. Impegno, serietà e disponibilità al sacrificio restano necessari per trasformare una possibilità in un risultato.
Il sacrificio non è soffrire inutilmente. È accettare una fatica quando esiste un obiettivo per cui vale la pena sostenerla.
I ragazzi del 1918 non furono migliori dei giovani di oggi. Furono una generazione alla quale la storia impose una prova terribile.
I ventenni del 2026 non devono dimostrare di meritare la pace confrontandosi con chi visse la guerra. Devono poter costruire il proprio futuro senza che tutto venga deciso in anticipo da altri.
Ma nessun futuro nasce soltanto dai diritti. Servono scelte, doveri e responsabilità da parte dei giovani, ma anche di chi li educa, li forma, li assume e governa la società nella quale dovranno vivere.
Piave, Montello e Vittorio Veneto non mettono una generazione contro l’altra. Ricordano che ciascuna riceve qualcosa da quella precedente e decide che cosa lasciare alla successiva.
Il 14 settembre 1918 migliaia di giovani non potevano scegliere il proprio futuro. Centotto anni dopo, la responsabilità è comune: creare le condizioni perché i giovani possano sceglierlo e costruirlo con impegno.
(Foto e video: archivio Qdpnews.it)
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