Alla scoperta della rondine, aneddoti e particolarità dell’uccello “costruttore”

Il suo nome scientifico, Hirundo rustica, deriva da aerundo che descrive l’abitudine di afferrare e divorare il cibo mentre vola nell’aria. Ed è proprio del suo cibo che voglio scrivere.

Ma prima, un’occhiata veloce alla spiritualità che questo uccello ha, da sempre, suscitato nella nostra specie. Apriamo quindi la porta all’ecologia della mente, espressione aulica che alcuni di noi usano per nobilitare quello che riusciamo ad immaginare.

Se qualcuno di voi ha (avuto) la possibilità di ascoltare i racconti di qualche vecchio contadino si sarà reso conto che la persecuzione degli uccelli per fame, cattiveria e superstizione non ha mai riguardato le rondini.

C’è un comandamento non scritto che le riguarda; le rondini si lasciano stare. Il misticismo che, da secoli, le ammanta, continua ancora oggi. Da Aristotele in poi, è sua la frase una rondine non fa primavera, la letteratura è piena di aneddoti immaginati su questo bellissimo uccello.

Leggende spalmate in tutto il Mediterraneo raccontano come le rondini svernino sul fondale di mari e fiumi, di Dei che si trasformano in rondini per resuscitare accanto ai loro amati e di una sublime fedeltà coniugale.

Saltando dall’ecologia della mente (quello che immaginiamo) all’ecologia (quello che sappiamo), ci si apre tutto un altro orizzonte. Non solo le rondini non migrano in fondo a mari e fiumi ma attraversano il Mediterraneo e il deserto del Sahara, ma soprattutto il romanticismo della campagna come fonte alimentare e aree di nidificazione lascia il posto ai portici delle città.

È qui infatti che si trovano i nidi delle rondini. Un recente monitoraggio delle città storiche e del “centro” dei paesi ha misurato come questi abbiano ormai del tutto sostituito stalle e cascine. Il perché è piuttosto intuitivo.

Quando si può, si nidifica dove si mangia, e gli insetti ormai stanno in città. Sono i piccoli e i grandi giardini delle città e dei paesi che rappresentano la casa di molti insetti e di conseguenza di chi si nutre di loro. Nelle campagne coltivate, ormai niente insetti e niente rondini.

E se approdiamo all’etologia ci rendiamo conto che ci troviamo di fronte ad una scienza concreta: osservare, descrivere e misurare in termini di costi e benefici evolutivi ogni comportamento è il lavoro di ogni etologo, e gli etologi hanno determinato che almeno il 25% dei piccoli di rondine non sono figli di quello che si presume sia il padre.

Quindi esiste una cooperazione nella costruzione, o meglio, ricostruzione del nido, ma non proprio della sicura genitorialità della figliolanza. Tutto questo vi pare meno spirituale? Vi impedisce di provare meno emozioni? Credo di no, sostituire leggende con conoscenza è la nostra natura. Approfittiamone, fa bene alla nostra mente.

(Autore: Paola Peresin).
(Foto: Wikipedia).
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