I boschi del Veneto devastati dal maltempo, la visione dello scrittore Giancarlo Ferron

Mentre prosegue la conta dei danni a seguito dell’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito il Bellunese in particolare, molti hanno cominciato a pensare ad iniziative per occuparsi delle aree boschive disastrate dalla furia dell’acqua e del vento.

Ma che ne sarà della fauna selvatica che prima abitava le nostre montagne? Risponde a questa e ad altre domande Giancarlo Ferron, guardiacaccia e scrittore di Castelnovo, frazione di Isola Vicentina, noto per i suoi romanzi a tema montano.

QDP.: Il disastro creato dal maltempo nel Bellunese e sull’Altopiano ha certamente sconvolto le vite degli abitanti e il suo paesaggio. Cosa succederà alla fauna delle nostre montagne non trovando più un habitat integro?

G.F.: “In relazione a quanto è successo durante questo periodo di maltempo credo che non influirà più di tanto sulla vita degli animali selvatici. Questi, che noi chiamiamo “danni”, per la natura non sono sempre tali. Gli alberi rovesciati costituiscono sicuramente un danno economico per l’uomo, perché l’economia è oggi l’unico termine di paragone con cui la nostra specie misura qualsiasi cosa. Per la natura un versante della montagna spogliato dal bosco per cause naturali diventa un luogo adatto al rinnovarsi della vita, per una diversificazione ambientale e un arricchimento della biodiversità”.

Bosco distrutto

QDP.: Qual è il prezzo che pagheremo con la distruzione di così grandi aree boschive? E quale pensa sia la strada giusta per “riparare i danni”?

G.F.: “In termini ambientali, secondo me, è mille volte più dannosa un’area industriale cementificata che una parte della foresta rovesciata dal vento. Detto questo, ritengo che la strada giusta sia quella di rimuovere più legname possibile e poi lasciare alla natura il compito di rimboschire. La rinnovazione del bosco è un processo naturale relativamente rapido che ci potrebbe stupire per la sua complessità e bellezza. Spero che non si proceda con una ri-piantumazione artificiale di alberelli tutti uguali, come se si trattasse di un terreno a monocoltura. I boschi rovesciati dal vento non erano naturali ma piantagioni umane fatte con alberi della stessa specie e coetanei”.

QDP.: La biodiversità dunque rafforza la capacità del bosco di resistere all’imperversare del maltempo?

G.F.: “Sì, quando il vento fa cadere i primi alberi si ha una sorta di effetto domino che coinvolge grandi estensioni e in un bosco naturale in cui spesso si mischiano abeti, faggi, sorbi con qualche larice, di età diverse, è difficile che accada una devastazione così estesa, come quella che abbiamo visto recentemente. Le radici dell’abete, indipendentemente dalla profondità della terra, crescono orizzontali formando una sorta di zattera appena sotto la superficie; il faggio invece ha fascio di radici profonde che assomiglia vagamente alla sua chioma; mentre il larice possiede un apparato chiamato “fittonante”: un fittone centrale che penetra la terra in profondità con altre radici robuste che partono da quella centrale per abbracciare un gigantesco volume di terra. In poche parole, specie diverse con apparati radicali, chiome ed età diverse, offrono al vento resistenze diverse: alcuni cadono, pochi si spezzano, molti si piegano e la maggioranza resiste senza danni”.


Bosco distrutto1

QDP.: Molti stimano che il bosco ricrescerà in non meno di un secolo: cosa potrebbe accadere dal punto di vista faunistico in questo lunghissimo arco di tempo?

G.F.: “Lascio stimare agli esperti del settore i tempi che serviranno al bosco per riprendersi. Nel frattempo l’ambiente in via rimboschimento richiamerà una fauna ricca e interessante: all’inizio, queste aree saranno invase dalle specie pioniere appetite dal capriolo. Cresceranno lamponi e mirtilli che attireranno il gallo cedrone. La lenta rinnovazione del bosco richiamerà il francolino di monte: il più piccolo fra i nostri tetraonidi. Questo solo per citare gli animali più appariscenti”.

(Fonte: Thomas Zanchettin © Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it e Vigili del Fuoco Veneto).
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