Il patrimonio indelebile di Andrea Palladio, oggi l’anniversario della sua morte

Oggi 19 agosto ricorre l’anniversario della morte di Andrea di Pietro della Gondola, meglio conosciuto come Andrea Palladio: architetto di origine padovana che ha lasciato un’eredità indelebile in tutto il Veneto. 

Iniziò a muovere i primi passi nel mondo artistico sin dall’adolescenza, prima come apprendista scalpellino a Padova, poi a Vicenza nella bottega dello scultore Pittoni e del costruttore Garlezza.

Ad introdurlo nel mondo dell’arte rinascimentale fu il Conte vicentino Gian Giorgio Trissino, nel 1537. Egli sostenne i suoi viaggi a Roma per entrare in contatto diretto con gli edifici antichi e moderni, da cui Palladio trasse ispirazione per i suoi progetti. Dal 1541 al 1547 fece avanti a indietro dalla Capitale alla città natale, perchè gli vennero affidati i primi progetti privati, tra cui palazzi in città e ville in campagna. 

Dal 1550, dopo la morte del Conte, iniziò a collaborare con Daniele Barbaro, importante umanista e architetto dell’arte antica; egli divenne il suo mentore e lo aiutò ad affermarsi come artista nella Repubblica della Serenissima. 

Spostandosi verso la provincia di Treviso si possono ammirare ancora oggi tre delle sue grandi opere:

  • Villa Barbaro, a Maser – costruita tra il 1554 e il 1560, una villa di campagna composta da due barchesse e dal corpo centrale rivolto verso i campi; 
  • Villa Emo, a Fanzolo di Vedelago-  progettata tra il 1555 e il 1559 nata come villa fattoria, unendo la residenza padronale al lavoro agricolo;
  • Villa Zeno, a Cessalto – la meno nota tra le tre, progettata nel 1554.
Villa Emo, Fanzolo di Vedelago

Tutte queste proprietà sono oggi riconosciute come patrimonio dell’umanità UNESCO. Sono caratterizzate dal valore sia rurale sia urbano conferito alla villa, che univa la componente architettonico- edilizia al paesaggio circostante. Quest’ultimo non faceva solo da contorno ma rappresentava la “cornice” complementare in grado di rendere unico questo stile. 

Testimonianze scritte 

Oltre a un’eredità paesaggistica- architettonica, Palladio volle mettere per iscritto quanto aveva appreso sulla teoria costruttiva. Per questo motivo, nel 1570 pubblicò “I quattro libri dell’architettura”, un trattato composto da quattro libri cui espone i principi fondanti del Palladianesimo, arricchendoli con i suoi progetti. 

Dal Veneto agli Stati Uniti 

L’arte di Palladio ebbe un importante successo sia a livello nazionale sia mondiale, tanto da dare vita ad un vero e proprio fenomeno culturale definito “ Palladianesimo”, che riassume il fascino del classicismo abbinato alla semplicità delle forme. Questo movimento si è diffuso a macchia d’olio in molte parti del mondo, in particolare in Europa occidentale, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. 

In America ebbe un influenza maggiore considerando che il suo Trattato è stata la fonte primaria di progettazione classica per molti architetti e costruttori statunitensi. Gli edifici più rappresentativi della Nazione – tra cui il Campidoglio, la Casa Bianca e il Jefferson Memorial- riflettono infatti l’influenza dell’architettura palladiana.

Nel 1580, dieci anni dopo la pubblicazione del suo celebre trattato venne a mancare a Maser, uno dei territorio in cui aveva lasciato maggiormente il segno.

(Autrice: Francesca Battilana)
(Foto: Francesca Battilana e Ab. Unsplash.com)
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