Verona e tutto il Veneto tornano capitale mondiale del vino. Questa mattina l’inaugurazione della 58ª edizione di Vinitaly 2026, in programma a Veronafiere dal 12 al 15 aprile.
Un’apertura segnata da un forte richiamo alla diplomazia, alla tenuta dei mercati internazionali e alla necessità di rafforzare il sistema produttivo in un contesto globale complesso. Diversi i personaggi di spicco del mondo politico presenti all’inaugurazione, tra cui il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il vicepremier Antonio Tajani, i ministri Francesco Lollobrigida, Alessandro Giuli, Adolfo Urso e il nuovo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Martedì attesi il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il vicepremier Matteo Salvini.
A fare gli “onori di casa” il presidente di Verona Fiere Federico Bricolo che ha voluto ricordare l’importanza della manifestazione per tutto io comparto sia nazionale che internazionale.
Il presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha lanciato “un appello alla pace, nel solco delle parole di Papa Leone XIV e del Presidente Mattarella”. Fontana ha sottolineato come “i conflitti minano le relazioni, colpiscono l’economia e alimentano nuove povertà”, ribadendo che “la guerra non offre soluzioni” e indicando proprio nel Vinitaly “un luogo di incontri” dove “le relazioni creano diplomazia e la diplomazia crea la pace”. Un passaggio accompagnato dal ringraziamento ai lavoratori della Fiera e alle imprese del territorio, protagoniste di un settore capace di reggere le sfide del presente.


Al centro degli interventi anche il peso economico del comparto. Il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani ha ricordato come “il vino italiano è molto più di un’eccellenza”, evidenziando il primato produttivo globale e un export da 7,8 miliardi di euro nel 2025. “Il nostro obiettivo per il 2026 è rafforzare la competitività e consolidare la presenza sui mercati globali”, ha spiegato, richiamando il ruolo della “diplomazia della crescita” nel sostenere le imprese.


Sulla stessa linea Matteo Zoppas, che ha definito Vinitaly “la fiera di riferimento globale dove si definiscono i trend di settore”. ICE, insieme a Veronafiere, porta a Verona oltre mille buyer da 70 Paesi, mentre l’attenzione resta puntata sul mercato statunitense e sull’apertura di nuove rotte commerciali, dall’India all’Australia fino alla Cina. “L’obiettivo è trasformare il prestigio del marchio Italia in opportunità commerciali concrete”, ha sottolineato.
Il quadro regionale è stato tracciato dal presidente del Veneto Alberto Stefani, che ha definito Vinitaly “la casa del vino veneto e italiano”. I numeri confermano la solidità del comparto: produzione in crescita, valore vicino a 1,8 miliardi di euro e un export che, pur in lieve calo, impone una riflessione sulla necessità di diversificare i mercati. “Serve meno dipendenza da singole aree e più apertura”, ha detto.


Nel talk “Il vino, antiche vie e nuove rotte” è emersa la necessità di un cambio di passo. Lamberto Frescobaldi ha parlato di un settore che, pur tra difficoltà, “guarda tutti dall’alto”, ma che deve puntare su managerialità e conoscenza dei mercati. Per Giacomo Ponti è fondamentale difendere il mercato Usa e intercettare i consumi dei giovani. Ampio spazio anche al legame tra vino, cultura e identità. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha annunciato la presenza di sei opere legate al mito di Dioniso, mentre il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha definito Vinitaly “vetrina della forza e della resilienza del Made in Italy”.


Dal fronte europeo, Antonella Sberna ha richiamato l’equilibrio necessario sulle nuove norme, soprattutto sulle etichettature, per non penalizzare le imprese. Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha invece puntato sull’enoturismo, settore da 3 miliardi in crescita, mentre il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha rivendicato il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco, ribadendo il legame inscindibile con il vino.








(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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