Influenza aviaria, Coldiretti Veneto incontra gli allevatori: “L’allerta resta alta, situazione sotto controllo”. Nella nostra regione 16 dei 24 focolai italiani

Influenza aviaria: massima attenzione in tutto il Veneto per difendere gli allevamenti avicoli e arginare la diffusione del virus con le opportune misure di biosicurezza e prevenzione. Per ora la situazione è sotto controllo e costantemente monitorata dalla rete di sorveglianza ma l’allerta resta alta, in particolare nelle zone più sensibili e più colpite dall’epidemia lo scorso anno.

A fare il punto direttamente con gli allevatori è stata Coldiretti Veneto, promotrice di un incontro che ha messo a confronto gli imprenditori del settore avicolo con la sanità regionale veterinaria. Un incontro necessario per chiarire i dubbi che inevitabilmente, ad un anno esatto dalla scorsa epidemia, ricorda Coldiretti Veneto, pongono molte incertezze al futuro di questo settore e degli allevatori stessi.

Un confronto molto franco, dal quale è emerso che è stato fatto tesoro degli errori del passato e allo stesso tempo sono stati riconosciuti il notevole lavoro e gli importanti investimenti affrontati dagli allevatori per aumentare ai massimi livelli le misure di biosicurezza.

Il servizio veterinario della Regione con la dottoressa Francesca Russo e l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie rappresentato dalla dottoressa Antonia Ricci e dal dottor Calogero Terregino hanno chiarito che il virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità H5N1 sta colpendo in modo molto aggressivo tutte le specie dei selvatici e la carica virale creatasi colpisce, inevitabilmente, alcuni allevamenti. Al momento c’è solo questo livello di diffusione del virus, il sistema sta funzionando e non c’è una diffusione massiccia tra gli allevamenti.

“I numeri dei focolai, rispetto allo scorso anno, danno certamente dei segnali assai positivi, ma la fase critica non è ancora del tutto passata – ricorda Coldiretti Veneto -. Attualmente i focolai in Veneto sono 16, su un totale di 24 in Italia, di cui 6 sia in provincia di Verona che di Treviso, due in provincia di Rovigo e uno nelle province di Padova e Venezia. Dei 23 casi di positività rilevati tra la fauna selvatica in Veneto ne sono stati censiti 6. Nella nostra regione sono state istituite le zone di sorveglianza e di ulteriore restrizione proprio per monitorare e contenere la diffusione del virus”.

Durante l’incontro si è fatto il punto anche sul vaccino, indicato come una possibile via d’uscita all’emergenza. Il virus dell’aviaria non è solo un fatto veneto, ormai dilaga in tutta Europa e anche in Nord America, e l’utilizzo del vaccino, che un team di livello europeo, capitanato proprio dal dottor Terregino, sta sperimentando, sarà probabilmente un’ulteriore arma che il sistema avicolo avrà a disposizione per arginare il più possibile le future epidemie.

Infine è stata presentata un’accurata analisi dei dati, relativi allo scorso inverno, sulle modalità di diffusione del virus il cui esito ha chiarito al meglio i rischi connessi alla fase di trasporto e di gestione degli animali infetti.

“Continueremo – afferma Coldiretti Veneto – il dialogo con la sanità regionale per un sempre più proficuo confronto e una fattiva collaborazione con l’obiettivo di sostenere il settore avicolo veneto e i suoi allevatori in un frangente in cui l’attenzione resta ai massimi livelli per evitare che si ripeta l’epidemia che lo scorso anno ha provocato danni per mezzo miliardo di euro al settore e l’abbattimento di oltre 14 milioni di capi avicoli”.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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